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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 531
RAGUSA - 08/08/2008
Attualità - Ragusa - Dopo 76 giorni di prigionia in Somalia

Ragusa in festa per Iolanda:
"Non ci credo, sono a casa"

L’infermiera professionale ha oggi riabbracciato i suoi cari Foto Corrierediragusa.it

«Una esperienza che non potrò mai dimenticare in tutta la sua drammaticità». La voce di Jolanda Occhipinti è pacata mentre rievoca con impressionante lucidità i suoi 76 giorni di prigionia in Somalia, nelle mani dei guerriglieri. L’infermiera professionale volontaria del Cins si è presentata serena dinanzi alla sua casa di via Bellarmino.

Il viso era comunque provato dalle recenti vicissitudini. Gli occhi un po’ scavati, il fisico più smagrito rispetto alle foto che erano circolate durante la prigionia. «La liberazione è giunta all’improvviso ? ha dichiarato Jolanda ? perché fino all’ultimo i nostri carcerieri non ci hanno fatto mai intuire nulla». La ragusana ha trascorso alcuni giorni in preda ad una febbre alta a causa della malaria, dalla quale poi è guarita grazie all’utilizzo di un medicinale specifico.

«I nostri rapitori non ci hanno mai fatto del male, assicurandoci cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Non mi sono mai sentita in pericolo di vita. Temevo per la mia salute, a causa della malaria che ho poi sconfitto, per mia fortuna. Per assurdo ? prosegue l’infermiera professionale ? i nostri carcerieri si sono in un certo senso trasformati in guardiani della nostra incolumità, perché in un paese come Somalia, dilaniato dalla guerra civile, si spara per qualsiasi motivo».

A questo proposito la ragusana ha inteso chiarire la vicenda del presunto attentato registratosi un paio di giorni prima del rapimento. «i nostri uffici del Cins ? ha spiegato Iolanda Occhipinti ? si trovano vicino ad un check-point. Un’auto lo aveva oltrepassato senza fermarsi all’alt e così hanno sparato. Ma non ce l’avevano con noi. In quel momento l’agronomo Giuliano Paganini, che fu poi rapito assieme a me e al cooperante somalo, si trovava a Nairobi. Non dovevamo prendere nessun aereo. Per noi il resto del mondo non esisteva».

E proprio al suo collega somalo l’infermiera professionale ha rivolto un pensiero: «so che è vivo, anche se ancora nelle mani dei guerriglieri. Fino a quando non sarà anch’egli libero, non potrò essere del tutto tranquilla». Del presunto riscatto pagato per il suo rilascio e subito smentito dalla Farnesina, non ne sa nulla neanche la Occhipinti.

«Non mi risulta il pagamento di nessuna somma e, onestamente, sono circostanze delle quali non ci informerebbero comunque». Ringraziando quanti le sono stati accanto durante questo periodo difficile, Iolanda Occhipinti ha riflettuto sulla sua esperienza: «eventi del genere ? dice ? mettono in risalto il reale valore della vita. Troppo spesso la si butta al vento a causa di problemi che, di primo acchito, potrebbero sembrare insormontabili. Non è così. Il vero dramma è quello di un popolo intelligente e buono, quello somalo, che sta patendo le pene dell’inferno per colpe non sue. Proprio per questo intendo tornare in Somalia, per continuare ad offrire il mio aiuto e il mio sostegno. Ma per il momento intendo godermi la mia famiglia».

Iolanda ha quindi abbracciato e baciato sua figlia Arianna e sua fratello Santino, circondata dall’affetto degli altri parenti ed amici che nel frattempo si erano assiepati in via Bellarmino. Con un mazzo di fiori in mano, Jolanda ha varcato per la prima volta, dopo mesi di assenza, due dei quali trascorsi da prigioniera, la porta di casa sua, quella stessa casa da cui i parenti erano in trepidante attese di sue notizie dalla Farnesina, che impose poi il silenzio sulla vicenda per non compromettere le trattative, qualche giorno fa giunte a buon fine.

Nel pomeriggio Iolanda Occhipinti è stata ricevuta in comune dal sindaco Nello Dipasquale. Intanto l´ipotesi di reato prospettata dalla procura in ordine alla vicenda è quella di sequestro a scopo di estorsione. Sono stati i pm Diana De Martino e Giancarlo Amato a mutare l´iscrizione del fascicolo (aperto con l´ipotesi di reato di sequestro con finalità di terrorismo), dopo l´audizione dei due cooperanti.

E Iolanda Occhipinti calcherà anche il palco del premio «Ragusani Nel Mondo». L´omonima associazione intende infatti conferire un pubblico riconoscimento alla volontaria ragusana che da anni opera all’interno dei progetti del Cins.

«Aderendo ad un invito formulato dal sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale e su sollecitazione pubblica di un’emittente televisiva locale ? spiega Sebastiano D’Angelo, direttore dell’associazione ? abbiamo contattato la Occhipinti a cui andrà un riconoscimento.

Salirà sul palco della quattordicesima edizione del premio Ragusani Nel Mondo, il 31 agosto in piazza San Giovanni, per dare testimonianza della sua vicenda personale e del dramma della Somalia e per ricevere l’affetto ideale e simbolico da parte di tutta la comunità iblea. La presenza della signora Iolanda, all’interno della manifestazione, vuole ridare il giusto significato del premio che è un evento culturale volto a promuovere non i personaggi già famosi, ma le storie più toccanti e di impegno nei vari campi, da quello sociale e culturale a quello imprenditoriale».

Storie toccanti come quella di Iolanda Occhipinti che dice: «Non me l’aspettavo. Ho appreso la notizia solo adesso. Sono molto felice e onorata di ricevere questo riconoscimento all’interno di un premio importante. Spiegherò cosa è mi è accaduto ma soprattutto cosa accade ogni giorno in Somalia».

(Nella foto in alto Iolanda Occhipinti con la figlia Arianna e il fratello Santino)

Iolanda Occhipinti mentre rievoca i drammatici momenti della prigionia