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RAGUSA - 05/10/2015
Attualità - Stamane la firma in prefettura

Protocollo di legalità per la Sr Gela

Tutto questo mentre la Sicilia è rimasta letteralmente spezzata in due per la frana a Letojanni che ha di fatto paralizzato l’isola
Foto CorrierediRagusa.it

Un protocollo di legalità che tenga a debita distanza gli interessi malavitosi dalla realizzazione dei lotti 6-7-8 della Siracusa-Gela. Un protocollo «ad abundantiam». Perché le leggi esistenti sugli appalti per la costruzione di opere pubbliche esistenti in Italia non bastano, serve un ulteriore protocollo d’intesa per cacciare i mafiosi che ronzano come le api sopra la marmellata quando c’è da pigliare appalti per erigere ponti, strade, porti, aeroporti, ricostruire zone terremotate, insomma, progetti miliardari realizzati con i soldi dei contribuenti virtuosi. Il nuovo documento voluto dalle Prefetture di Ragusa e Siracusa, le province attraversate dalla costruenda autostrada, è stato presentato e firmato nella Prefettura di Ragusa, oltre che dai prefetti Armando Gradone ed Annunziato Vardè, anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano (foto), pronto a sollecitare al collega Del Rio l’invio dei 40 milioni per i lavori, che l’amministratore delegato delle Condotte dell’acqua, Antonio D’Andrea, ha rivendicato senza peli sulla lingua davanti al ministro, ai due prefetti, al presidente del Cas Rosario Faraci e a tutte le autorità intervenute: presidente del Tribunale, procuratore della Repubblica, magistrati e forze dell’ordine. A cosa serve questo protocollo? «A preservare la legalità e la trasparenza, a contrastare tentativi di infiltrazioni mafiose». Così lo ha presentato il padrone di casa Annunziato Vardè. Attraverso il protocollo si dovranno monitorare tutte le fasi dell’opera: tracciabilità dei flussi finanziari, la qualità dei lavori, le intemperanze illecite e le pressioni dei corruttori in agguato. «La prefettura di Ragusa- anticipa Vardè- sarà cabina di regia di tutti questi adempimenti».

Per il prefetto di Siracusa Gradone, il protocollo costituisce una «cornice di sicurezza di un’importante opera pubblica. Si dovrà creare una banca dati di tutti gli assetti societari delle aziende che concorreranno alla realizzazione dell’autostrada. E’ un protocollo severo per tutti, uno stimolo a fare bene».

Il presidente del Cas Rosario Faraci ha auspicato un lavoro sinergico a supporto del protocollo. «Il protocollo ha bisogno della collaborazione di tutte le istituzioni preposte a vigilare perché non venga violato». L’ingegnere D’Andrea è andato subito al sodo mettendo in evidenza una delle morosità italiche. «Dateci i soldi che abbiamo anticipato, 40 milioni subito, i finanziamenti stanziati sono in ritardo e pregiudicano la realizzazione dell’opera». Il ministro Alfano a Ragusa ci torna con piacere. Nel 2011 venne a sponsorizzare la campagna elettorale di Nello Dipasquale candidato a sindaco. «Il giorno dopo la tua elezione- disse arringando la platea che affollava il teatro tenda, andremo da Berlusconi insieme per la Ragusa-Catania». Sono passati 4 anni, Alfano ha lasciato Berlusconi e fondato un nuovo partito, Dipasquale ha mollato per aderire al Pd ed è diventato deputato, ma la Ragusa-Catania è ferma la palo, ancora nelle mani del ministro di turno Del Rio.

Ma le parole di Alfano, il ministro siciliano che ha salvato le prefetture di Ragusa e Siracusa dalla spending review, sono impregnate di ottimismo. «Il protocollo mira a tutelare trasparenza ed efficienza dell’opera. No al concetto che se si ruba si fanno le opere e se non si fanno vuole dire che non si ruba. Dobbiamo essere capaci di infilare le mani nel forno senza sporcarsele di farina. Le opere pubbliche devono essere un grande affare per il territorio e non per la mafia. Questo protocollo salvaguarda le imprese sane. Mi dite, ci sono già le leggi? E questo protocollo è un vincolo supplementare, «mafia free», va oltre quanto previsto dalle leggi sugli appalti».

Il siparietto delle polemiche non poteva mancare. Dei parlamentari presente c’era solo Nino Minardo, uomo molto vicino ad Alfano in Parlamento, e il deputato regionale Udc Orazio Ragusa. «Un imbucato - lo ha definito Nello Dipasquale a chi gli ha rimproverato la sua assenza - come facevano i ragazzi che andavano alle feste dei compagni di scuola anche senza invitati. Non sono stato presente perché la deputazione, per scelta del prefetto Vardè, ha deciso di non invitare. Altrimenti sarei venuto». Tutto questo mentre la Sicilia è rimasta letteralmente spezzata in due per la frana a Letojanni che ha di fatto paralizzato l´isola.