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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 723
RAGUSA - 19/09/2015
Attualità - La Rai che non ti aspetti

"Pronto, Vespasiano sono"! Insomma...

Il plastico sulla casa e sull’ufficio del commissario ha raggiunto il patetico Foto Corrierediragusa.it

Certo che la Rai non sa più cosa inventarsi per pubblicizzare, più di quanto non abbia già fatto in maniera martellante, la seconda stagione de «Il giovane Montalbano». La puntata tematica di «Porta a porta», che ha collezionato un notevole numero di commenti negativi su Facebook, è stata la ciliegina su una torta dal sapore che non convince affatto per via degli «ingredienti». A cominciare dal ridicolo plastico della casa e dell’ufficio del commissario, ovvero la riproduzione in scala della stanza del sindaco di Scicli. Per continuare con servizi sul fenomeno banali con tanto di sottofondo musicale a base di tarantelle e amenità varie: insomma, stucchevoli luoghi comuni che con Montalbano nulla hanno a che spartire. Da un programma di approfondimento ci si aspetterebbe una incisiva analisi dei temi trattati, ma nel caso di Montalbano come in altri, Vespa si distingue per il suo tono "nazional popolare", alla ricerca del colpo ad effetto a tutti i costi, che spesso e volentieri non gli riesce, e del compiacimento suo e dei suoi ospiti. Di giornalismo , insomma, poco o nulla, e anche questa puntata ha confermato un modo ormai vecchio e stantio di fare informazione, come spesso accade quando i media nazionali, ricordiamo ad esempio il caso Loris, si avvicinano a terreni e contesti a loro ignoti. Il senso della misura è stato davvero superato nel nome degli ascolti esagerati a tutti i costi. Tutto per «invogliare» i telespettatori a guardare la seconda puntata della fiction, dopo che la prima non ha convinto più di tanto. Il pur rispettabile dato dei 5 milioni e mezzo di spettatori sintonizzati su Rai 1 lunedì scorso non ha del tutto fatto felici i responsabili della rete pubblica. In fin dei conti, le repliche estive del commissario «senior» hanno fatto registrare risultati migliori. Può accadere, quando si confeziona un prodotto dalla dubbia qualità in appena sei mesi di riprese, per giunta effettuate in pieno inverno, quando il barocco ibleo non splende sotto il giallo oro dal sole primaverile. Eppure, nonostante ciò, è stato proprio il proscenio magistrale dei nostri luoghi a salvare in parte una trama annacquata e a tratti poco credibile, con un finale tutt’altro che convincente.

Il tutto condito da attori poco avvezzi a parlare il dialetto siciliano, quasi fuori posto nel tentare di scimmiottare i colleghi della serie principale, molto più a loro agio nelle rispettive parti. E poi che senso ha clonare personaggi collaudati per proporre tematiche simili (ma molto meno curate) a quelle della serie principale, con l’unica differenza che le vicende sono spostate di qualche decennio prima? «Il giovane Montalbano» aveva avuto un senso con la prima serie, quando gli episodi raccontavano le origini dei personaggi, tratteggiandone il percorso personale e professionale che si sarebbe compiuto in seguito. Ma la puntata di lunedì scorso che senso ha? Le copie più «giovani» dei personaggi originali non possono reggere il confronto. E i dati auditel sembrano confortare questa tesi. Per carità, 5 milioni e mezzo di spettatori sono sempre tanti, specie rispetto agli appena 800 mila di fede juventina che si sono radunati davanti agli schermi della pay tv per seguire martedì scorso i bianconeri in Champions.

Eppure la Rai sperava in molto di più: da qui l’idea di una ospitata complessiva degli attori a «Porta a porta», con un Vespa sempre più impacciato e che non a caso ha «steccato» la puntata del suo programma nazional popolare, facendo il bis dopo la recente e discutibile scelta di ospitare i Casamonica, con tutte le ben note polemiche del caso. Il plastico della «stanza» di Montalbano è stato un inno al grottesco, all’assoluto vuoto di idee sfociato nel superfluo. Magari si sarebbe potuto invece proporre un bel reportage dei luoghi di Montalbano, a cominciare da Modica, altrimenti ignorata. E pensare che il 29 marzo del 2003 proprio a Modica all’attore Luca Zingaretti fu conferita la cittadinanza onoraria, nell’ambito di una sobria e partecipata cerimonia a palazzo San Domenico. Il claim «Modicano sono»! fece a lungo parlare della città e del suo impareggiabile barocco, facendo accorrere turisti a frotte e proiettandola alla ribalta internazionale.

Tempi lontani, anzi, lontanissimi, tenuto conto dei penosi standard attuali in cui i fasti del passato appaiono ancora più fastosi. Lunedì andrà in onda la seconda puntata de «Il giovane Montalbano»: vale la pena concedere una seconda chance a questa fiction che divide. Per mal che vada, non saremo comunque costretti a sorbirci una nuova puntata «riparatoria» di «Porta a Porta», in cui Vespa potrebbe addirittura proporre il plastico del mare di Punta secca, dove sorge la casa del commissario, con tanto di sabbia vera e pasta con i broccoli.