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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:00 - Lettori online 1562
RAGUSA - 02/06/2015
Attualità - Il presidente del Cui, Cesare Borrometi, ha convocato una assemblea per giovedì

Consorzio universitario senza soldi, che si fa?

Bisogna onorare la transazione con l’Università di Catania ma per la rata da quasi 360 mila euro le risorse sono a zero. Laboratorio 2.0 critico per la mancata convocazione del consiglio comunale aperto sulla questione Foto Corrierediragusa.it

Non ci sono soldi in cassa e le rate dovute all´Università di Catania non si possono pagare. Si tratta di quasi 360 mila euro previsti dalla transazione sottoscritta dall´Università, dal comune di Ragusa e dalla ex Provincia. Il Consorzio Universitario Ibleo è a secco non avendo ricevuto i trasferimenti dai due enti e quindi il rischio di chiudere è alto. La situazione di cassa è definita dal presidente del Cui, Cesare Borrometi (nella foto), "drammatica". «Per quanto riguarda il Comune — dice il presidente— credo sia un ritardo di natura tecnica. Per quanto attiene l’ex Provincia regionale, invece, è il frutto del silenzio del commissario Dario Cartabellotta. A distanza di 20 giorni dalla lettera che gli ho inviato per chiedere un incontro, infatti, non è arrivata nessuna risposta". Giovedì è stata convocata una assemblea nell´aula magna del Consorzio per discutere delle soluzioni possibili.

Sono stati invitati i parlamentari iblei (nazionali e regionali), il Commissario della ex Provincia Regionale, il Sindaco del Comune di Ragusa, il Presidente del Consiglio Comunale di Ragusa, il Presidente dell’ALUI, il corpo Docenti, i dipendenti del Consorzio, gli studenti, i sindacati.

Sulla questione università il Laboratorio Politico Culturale 2.0 ha espresso "disappunto e preoccupazione" per la mancata convocazione del Consiglio comunale aperto così come espressamente richiesto al Presidente del Consiglio Comunale da 11 consiglieri di opposizione, dalla gran parte delle forze politiche e da tutte le sigle sindacali. L´incontro aveva lo scopo di riaccendere i riflettori sulla «questione università», individuando e concertando strategie comuni al fine di evitare di restare invischiati nel gioco delle giustificazioni, dei rinvii e delle promesse sistematicamente mancate, che hanno caratterizzato negativamente l’ultima fase della vicenda.