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RAGUSA - 26/05/2015
Attualità - I festeggiamenti si chiudono domenica con la solenne processione per le vie della città barocca

L´antico culto del patrono San Giorgio a Ragusa Ibla

Al cimitero celebrata la funzione religiosa inserita nell’ambito della settimana in onore del Santo Cavaliere Foto Corrierediragusa.it

E’ il cimitero di Ibla ad avere fatto da cornice a una delle iniziative religiose più sentite inserita nel programma dei festeggiamenti in onore di San Giorgio. Il parroco del Duomo, don Pietro Floridia, ha celebrato la santa messa (nella foto) tra le tombe dei cari defunti, mettendo in luce il rapporto particolare che lega il santo cavaliere con tutti gli abitanti della città, presenti e passati, in quanto affonda la propria ragion d’essere in un culto che risulta essere molto radicato.

Un culto già presente nelle chiese siciliane ancor prima della dominazione araba, dovuta alla giurisdizione dell’impero bizantino sull’isola e, quindi, al culto di rito greco ufficiato. Ecco perché don Floridia ha voluto portare la «parola» di San Giorgio anche ai defunti, un atto di grande rispetto verso chi non c’è più e verso chi continua a tramandare la devozione nei confronti del santo attraverso figli e nipoti. «Il popolo ragusano – dice lo studioso Gianni Giannone, componente dell’associazione San Giorgio martire – ha sempre tributato, accrescendoli nel tempo, amore e devozione a questo «megalo-martire», come lo chiama la Chiesa orientale. A Lui ha innalzato una prima Chiesa, prima ancora della venuta degli arabi in Sicilia (che sembra si trovasse nelle vicinanze dell’attuale Duomo), una seconda molto più maestosa (quella di cui è rimasto solo il «portale»), crollata per il terremoto del 1693, e infine una terza: l’attuale Duomo di Ragusa. Un importante decreto di Papa Onofrio III, datato 1217, pose la chiesa di San Giorgio a Ragusa sotto la protezione della chiesa di Mileto e ne garantì i diritti di Matricità. Già da allora, quando ancora non c’era la chiesa del famoso portale, è attestato che la chiesa Madre della città di Ragusa era dedicata a San Giorgio. Ragusa, dunque, ha sempre, da antichissima memoria, tenuto per Patrono S. Giorgio e quando in conseguenza della costituzione pontificia «Universa» di Papa Urbano VIII, ogni città fu obbligata a scegliersi tra i vari patroni e protettori, il Principale, perché la sua festa fosse dichiarata di precetto, i giurati e il consiglio del popolo ragusano riunitisi in data 10 maggio 1643, proclamarono e deliberarono tutti unanimemente che, «come in passato e per antichissima memoria, era stato considerato e tenuto per Patrono principale e titolare della città, il glorioso martire S. Giorgio, così fosse stimato e ritenuto al presente e nell’avvenire e festeggiato in singolar modo conforme al decreto pontificio». Tale atto pubblico fu sancito con decreto pontificio in data 8 agosto 1643. Ricordiamo un particolare della festa del Patrono S. Giorgio del 1644: nella spianata antistante la Matrice, dove oggi si trova il Giardino ibleo, furono dati giochi e spettacoli tra i quali il gioco del «Tauro» (una corrida») in onore di un illustre personaggio: don Giovanni Alfonso Henriquez Cabrera, vicerè di Sicilia e conte di Modica che venne a Ragusa in occasione della festa del Patrono.

Il conte, gratissimo e ammirato per la magnificenza della città e per la meravigliosa e festosa accoglienza fattagli dai ragusani, concesse al Comune l’ampolloso titolo di «Città» e ai giurati col capitano la prerogativa di farsi accompagnare ed assistere da un banditore con clava d’argento e da due mazzieri con mazze d’argento. Le mazze e la clava d’argento oggi si conservano e possono essere ammirate presso il tesoro della chiesa Madre di San Giorgio nel museo del Duomo».