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RAGUSA - 25/04/2015
Attualità - Cerimonie anche negli altri centri iblei

Il 70mo anniversario della Liberazione ricordato a Ragusa

Il discorso del prefetto Annunziato Vardè. Corona di alloro da parte del Prefetto Annunziato Vardè e del Sindaco di Ragusa e benedizione impartita dal Parroco della Cattedrale Don Girolamo Alessi Foto Corrierediragusa.it

Il 70mo anniversario della Liberazione è stato ricordato nei vari centri iblei con manifestazioni organizzate dalle amministrazioni locali. A Ragusa l´evento è stato organizzato dalla Prefettura in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Il primo momento è avvenuto in Piazza Gramsci da dove, alla presenza delle Autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti delle locali associazioni combattentistiche e d’arma e di una rappresentanza del mondo della Scuola, dopo la deposizione di una corona alla Stele dell’Unità, in corteo ha reso onore alle lapidi al Tenente Lena, al Milite Ignoto e ai braccianti agricoli, dislocate lungo le strade cittadine, fino a giungere sul Sagrato della Cattedrale di San Giovanni Battista. Tanti i cittadini - tra i quali una folta rappresentanza di extracomunitari inseriti nelle locali strutture di accoglienza, di disabili e della realtà penitenziaria - che hanno partecipato ai vari momenti, la cui numerosa presenza ha conferito alla ricorrenza la dovuta rilevanza, soprattutto durante la cerimonia dinanzi al Monumento ai Caduti con la deposizione della corona di alloro da parte del Prefetto Annunziato Vardè e del Sindaco del Comune di Ragusa Federico Piccitto e con la benedizione impartita dal Parroco della Cattedrale Don Girolamo Alessi.

Il Prefetto Vardè nel suo messaggio ha voluto sottolineare il valore della libertà e il dovere di tramandarlo «perché occorre avere coscienza di quanto importante e preziosa sia la libertà e del prezzo che è stato pagato per riconquistarla, e pertanto non deve mai mancare la consapevolezza che è un bene che va custodito e salvaguardato attraverso un impegno quotidiano di tutti ed una attenzione costante, perché il pericolo è sempre in agguato. Ha quindi ricordato la crisi internazionale che si sta vivendo, i numerosi focolai di guerra, l’orrore dell’ISIS e la minaccia della Jihad, evidenziando al riguardo la necessità di un «impegno diretto ed unitario, certamente delle istituzioni - chiamate ad elevare al massimo il livello di attenzione – ma insieme ad esse di tutte le altre forze sane del Paese, che si devono sentire coinvolte, per impedire l’attecchimento del fanatismo religioso nel nostro Paese.»