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RAGUSA - 02/04/2015
Attualità - L’ex detenuto Saitto vincitore del premio «Goliarda Sapienza»

I racconti dei detenuti dal carcere di Ragusa

L’iniziativa voluta dal presidente del Consiglio Iacono e patrocinata dal Comune, ha visto la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri: «I detenuti devono poter lavorare in carcere e fuori per una piena riabilitazione» Foto Corrierediragusa.it

Dentro un carcere l’arte creativa non conosce confini. Si manifesta con la pittura, con l’artigianato, con la poesia, con la narrativa. E anche l’ozio può risultare creativo. Vivere forzatamente dentro una cella e raccontare la vita dalla parte dove non sorge il sole, allevia il dolore di chi è consapevole di avere commesso un reato e attende di tornare a essere un uomo libero. Nella cella esplode quanto di manicheo coabita nell’animo umano: il bene e il male guidati da istinti che segnano e cambiano per sempre la vita di una persona. Henri Charrière, sopravvissuto ai lavori forzati nella Guyana Francesce dell’isola del Diavolo, con il best seller «Papillon» ha fatto la sua fortuna economica e sociale vivendo da uomo libero e onesto fino alla morte nel 1973. Nel volume «Racconti dal Carcere», curato dalla giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radiofonica Rai Antonella Bolelli Ferrera, edito Rai, che raccoglie 26 storie scritte da detenuti-partecipanti al Premio «Goliarda Sapienza» (quinta edizione), c’è uno spaccato di vita che si legge d’un fiato e che ti lascia senza respiro. Il lavoro letterario svolto da Antonella Bolelli, con la collaborazione di intellettuali e professionisti del calibro di Elio Pecora, Giancarlo De Cataldi, Erri De Luca, Federico Moccia, lo scrittore che ha incatenato l’amore a Ponte Milvio fino a contagiare persino il più vecchio dei 3 ponti di Ragusa, Massimo Lugli, inviato di cronaca nera di Repubblica, e l’attore e regista Carlo Verdone, per citare i più noti, è stato presentato dentro l’auditorium del carcere di contrada Pendente a Ragusa. Moderatore, il capo ufficio stampa del Comune Pino Blundo.

Un evento fortemente voluto e patrocinato dal presidente del Consiglio Giovanni Iacono, che ha subito coinvolto l’amministrazione comunale, il sindaco Federico Piccitto e l’assessore ai Servizi sociali Salvatore Martorana. Un evento che non ha lasciato indifferente neanche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, giunto a Ragusa con un volo destinazione Comiso e ricevuto dal prefetto Annunziato Vardè e dal presidente Iacono.

L’evento «Cultura per la Legalità- Raccontare il disagio» si è articolato in due giornate. Il 30 pomeriggio nel carcere di Ragusa, alla presenza di decine di detenuti che hanno parlato della loro condizione personale davanti al sottosegretario, e il 31 mattina nell’aula Magna D’Arrigo dell’Istituto Fabio Besta. «Da questo incontro- ha detto Antonella Bolelli- spero di ricevere molti racconti dai detenuti di Ragusa per la sesta edizione del premio. Produciamo libri e la Rai realizza pure qualche cortometraggio, tutto senza fini di lucro, i proventi di questi lavori servono a migliorare le condizioni carcerarie».

«Questi che si raccontano- riflette Elio Pecora sui lavori letterari presentati- sono uomini e donne onesti: se nudità e onesta consistono nell’arrivare a mostrarsi in quel che si è, insieme delusi, disperati, e pure ancora affacciati all’attesa. Forse soltanto per consegnarsi per una vicinanza che vale una restituzione».

Grande disponibilità da parte della Direzione del carcere, il direttore Giovanna Maltese, il comandante del personale penitenziario Chiara Morales, la responsabile dell’Area trattamentale Rosetta Noto. Il regista e attore Gianni Battaglia ha arricchito l’emozione dell’evento recitando da par suo alcune poesie di forte impatto emotivo. Ma il clou si è avuto con la testimonianza diretta di Salvatore Saitto, che la mamma chiamava Rore, il vincitore del premio con il racconto «Così mi nasceva la solitudine», tutor lo scrittore Erri De Luca. Saitto ha 64 anni, napoletano verace, capelli bianchi, un volto scavato da sofferenza e diversi anni di carcere. Rore non è il solito detenuto finito dentro per reati comuni, ha da poco conseguito la maturità scientifica ed è iscritto al terzo anno di Giurisprudenza, quando viene contagiato dalla politica del ’68 e degli anni di piombo: accusato di essere collaboratore marginale del Brigate rosse, associazione a banda armata. Finì a Fossombrone, i primi 9 mesi in isolamento.

«Dobbiamo parlare alle persone che ci vogliono bene- dice Saitto rivolto agli altri detenuti- anche se siamo delinquenti. Ci siamo fatti strappare il sole dalla pelle. Il reato è anche istigato dalla società, se fossimo stati più tranquilli… Giusto che paghiamo le colpe commesse, ma a un certo punto mi sono detto: in carcere non voglio più tornare. Ho fatto il lavapiatti a Ischia, passando facilmente dall’euforia alla depressione. Amici, riprendiamoci il sole, non vale la pena spendere un solo giorno della nostra vita in un carcere. Soffro sapendo che io stasera uscirò e voi ritornerete nelle vostre celle».

Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo è molto pragmatico nell’affrontare il tema della condizione carceraria. Ascolta il parricida che ha ammazzato il padre perché probabilmente picchiava la madre; quello che rivendica l’innocenza dall’accusa di detenere marijuana, il senegalese presunto scafista che trasportava disperati affermando di non saperlo. «Conosco meglio le carceri da sottosegretario- dice- che da magistrato. La novità è che stiamo dando attenzione al lavoro nelle carceri. Su 200 carceri in Italia, abbiamo finanziato 600 progetti, qualcosa avrà anche Ragusa. Chi lavora in carcere senza retribuzione potrà usufruire sconti di pena. Aspettiamo che le imprese facciano convenzioni con il carcere per assumere beneficiando di forti sgravi fiscali».

Il sottosegretario ha giudicato fattibile la proposta di mettere a disposizione dei detenuti che vogliono lavorare le strutture immobiliari confiscate alla mafia. «Meglio farle fruttare qualcosa che lasciarle morire abbandonate». Riguardo al decreto svuota carceri, il sottosegretario Ferri si ritenuto soddisfatto dei risultati: «Abbiamo ridotto a 50 mila unità i detenuti, rispetto alle 65 mila di prima senza ricorrere ad amnistia e indulto». Il vice ministro ha detto anche di essere favorevole all’«ergastolo della patente» in caso di omicidi della strada, tema molto sentito dopo alcune sentenze della Cassazione favorevoli ai pirati della strada che si sono macchiate di stragi.

Nella foto da sinistra Antonella Bolelli Ferrera, Giovanni Iacono, Federico Moccia, Massimo Lugli e Salvatore Saitto