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RAGUSA - 30/03/2015
Attualità - Per non dimenticare e per fare giustizia

"La Sicilia": reportage in arabo su strage sbarco di settembre

L’obiettivo è informare e abbattere le barriere che rendono difficile comunicazione e comprensione tra culture profondamente diverse Foto Corrierediragusa.it

Il 9 settembre del 2014, nello specchio di mare su cui si affacciano la Sicilia, Malta e Creta, veniva compiuta una delle stragi più spietate e crudeli della storia degli sbarchi. Un barcone con oltre 500 profughi in fuga da Libia, Siria, Egitto, Sudan e Palestina è stato speronato e affondato da cinque componenti di un’organizzazione di trafficanti di uomini con sede ad Alessandria d’Egitto. Questi assassini hanno dato la morte a 300 uomini e 200 tra donne e bambini. Intere famiglie sono state inghiottite dall’acqua. Dieci i sopravvissuti soccorsi da altri migranti, che sono riusciti a raggiungere le coste di Sicilia, Malta e Creta. Tra questi una bimba che è diventata la speranza di un numero imprecisato di persone le quali sperano sia la figlia o la nipote dispersa ma che ancora oggi è sola, e due uomini sbarcati a Pozzallo dopo essere rimasti due giorni e mezzo e due notti in mare. Importanti testimoni di un orrore per il quale sono già stati arrestati due dei responsabili della strage. I due uomini sopravvissuti sono protetti in strutture del nord Europa.

Alla giornalista e vice caposervizio del quotidiano «La Sicilia» della redazione di Ragusa Franca Antoci, che è riuscita ad intervistarlo, uno di loro racconta attimo per attimo la disperazione, la paura e la speranza di un’avventura senza ritorno che ha cambiato per sempre la vita di chi è rimasto miracolosamente vivo. In una pagina monografica dedicata alla strage, gli articoli di Franca Antoci ripercorrono gli ultimi giorni di vita delle vittime, ricostruiscono le indagini e raccolgono le dichiarazioni del procuratore capo della Repubblica di Catania Giovanni Salvi, il quale ricorda la casella di posta naufragio.wreck.procura.catania@giustizia.it messa a disposizione di quanti vogliano ricevere o fornire informazioni utili all’identificazione dei dispersi.

Perché su questi morti non cada l’oblìo e perché il dolore non abbia colore, il quotidiano «La Sicilia», avvalendosi della traduzione della mediatrice linguistica Fethia Bouhajeb e dell’ottimizzazione dei testi a fronte curata dalla giornalista e interprete Valentina Maci, ha voluto pubblicare una pagina con testo a fronte dall’italiano all’arabo, con la collaborazione della tipografia «Elle Due» di Ragusa. Il reportage uscirà nell’edizione del prossimo 4 aprile. L’obiettivo è informare e abbattere le barriere che rendono difficile comunicazione e comprensione tra culture profondamente diverse.

Per informazioni sul reperimento del quotidiano «La Sicilia» sul territorio nazionale è possibile chiamare i numeri 095-253256/253234, fax 095-253236 oppure inviare una mail a segreteria@lasicilia.it in italiano o francantoci@gmail.com

Nella foto alcuni dei superstiti della strage del mare