Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1324
RAGUSA - 12/01/2015
Attualità - Lettera in redazione che pubblichiamo in maniera integrale

I "Cittadini antica Ragusa" su celebrazioni sisma 1693

Gli interessati auspicano che in futuro non si commettano gli stessi errori Foto Corrierediragusa.it

Quelli che si autodefiniscono i "Cittadini dell´antica Ragusa" non hanno gradito il modo e i luoghi prescelti per ricordare l´anniversario del terremoto del 1693. Lo hanno detto con una lettera aperta che hanno voluto recapitare al sindaco e a tutta l´amministrazione,prima ancora che alla città perchè in futuro non si commettano gli stessi errori. Di seguito il testo che riportiamo in maniera integrale.

"Riteniamo debba essere posta in evidenza tutta la nostra amarezza per come è stata preparata e condotta la celebrazione della memoria dell´11 gennaio 2015. Tutto è stato incentrato in un sito che all´epoca del terremoto neanche esisteva. Si continua a perseguire e a sostenere una storia della città di Ragusa che, ad arte, fino dal 1693 viene artefatta così come i presupposti che portarono alla nascita della nuova città, che a quell´epoca nuova non era perché costruita sul vecchio territorio dell´allora parrocchia di San Giovanni che si trovava a Ibla. Lo stesso motto "Crevit ragusiae hyblae ruinis" è ingiusto, perché Ragusa nuova non nasce dalle rovine di Ibla, bensì dalle rovine dell´allora Ragusa che fu chiamata Ibla solo dal 1922 e che era stata Ragusa dall´epoca bizantina fino al 1865 quando, con palese ingiustizia, la nuova città assumeva il nome di Ragusa appiccicando alla Ragusa originale il nome col suffisso Ragusa inferiore, la filiale in una parola che usurpava il nome della madre strappando oltre al nome che non le apparteneva due parti dell´immenso territorio. Riteniamo che se una storia debba essere raccontata si debba fare nel rispetto pieno di questo e non rifatta alla luce di quanto detto da "storici" campanilistici interessati a farsi "pubblicità" con la Ragusa nuova che, al contrario di quanto da loro sostenuto, è, come invece affermato da Paolo Orsi, "citta senza storia". Orsi anzi chiarisce: «Tutta la storia di Ragusa si riferisce alla inferiore giacché la superiore, di data recente, sorta tutta dopo lo spaventevole terremoto del 1693, è citta senza passato e senza storia; è la figliale che ha soverchiato la metropoli». Aggiungiamo noi la «figliale» che ha anche rinnegato la metropoli, cioè la madre. In merito alle recenti celebrazioni si poteva dare un segnale diverso nel dare valore e memoria dell´11 gennaio 1693. Invece di incentrare le celebrazioni a Ragusa nuova, si poteva valorizzare la "madre", la città antica, l´originale, da dove tutto parte e fin dai tempi antichi quando i sicani colonizzarono la Sicilia. Si poteva sottolineare tutto ciò, per esempio, con una fiaccolata che, partendo dall´antico portale (la più importante testimonianza di allora), si sarebbe potuta concludere in cattedrale, dando pieno valore e testimonianza alla verità sulla quale si fonda Ragusa. Invece si è voluto, non a caso, ancora una volta, non dare il giusto valore alle cose e alla vera storia di Ragusa. Confidiamo che il prossimo anno, gli organizzatori possano prendere spunto dalla storia ed usufruire dei luoghi della vera Ragusa".


Ricordare... perché?
12/01/2015 | 18.39.53
Massimo

La storia... il nome... ma i cittadini si ricordano che 3 secoli fa un terzo di Sicilia fu raso al suolo, con oltre 60 mila persone morte, per quello che è tuttora il TERREMOTO PIU´ DISTRUTTIVO DELLA STORIA d´Italia? e tra i 20 terremoti più distruttivi della storia dell´umanità?

E sopratutto, questi cittadini "illuminati" che con tanto fervore si scagliano sull´Amministrazione per ricordare il passato, perché non si infervorano chiedendo all´Amministrazione - anzitutto - di far sì che la PREVENZIONE SISMICA degli edifici diventi qualcosa di più concreto che mille parole?

O dobbiamo aspettare il big ONE per ricordarci della cosa più importante, ossia costruire per bene per vivere in case, scuole, uffici SICURI?

A L´Aquila, la cui cadenza sismica è intrecciata cronologicamente a quella iblea, per un "terremotino*" son morte 309 persone, dopo 5 anni il centro della città è in abbandono, il tessuto artigianale e agricolo (come a RG) che portava il benessere distrutto, tutto è in mano a cricche con lavori di ricostruzione a dir poco "raffazzonati", cittadini sbattuti a 30km in progetti case in mezzo al nulla che cadono a pezzi, disoccupazione ed emigrazione alle stelle.

Vogliamo dare un senso al RICORDARE?



*al confronto con quello previsto negli iblei