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RAGUSA - 08/12/2014
Attualità - Una bomba ad orologeria che tocca da vicino il territorio ibleo

La Sicilia finisce nella spazzatura

Le discariche di Mazzarrà S. Andrea nel versante tirrenico del messinese e di Siculiana nell’agrigentino sono chiuse, Bellolampo a Palermo e Motta S. Anastasia nel catanese (dove scaricano oltre la metà delle città iblee) sono al limite Foto Corrierediragusa.it

Emergenza rifiuti in Sicilia. Le discariche di Mazzarrà S. Andrea nel versante tirrenico del messinese e di Siculiana nell´agrigentino sono chiuse, Bellolampo a Palermo e Motta S. Anastasia nel catanese (dove scaricano oltre la metà delle città iblee) sono al limite, Gela ha annunciato la chiusura per mercoledì. Tra tre mesi tutte le discariche saranno piene e tutte le città rischiano di restare sommerse dai rifiuti. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha lanciato un appello al sottosegretario Graziano del Rio ed ha chiesto di essere nominato subito commissario straordinario per le discariche. In questo modo potrebbe avere poteri speciali e superare gli ostacoli per mantenere aperte le discariche, pur con le dovute e necessarie garanzie. Crocetta si è accorto con notevole ritardo che le Srr, le nuove società di gestione che sono subentrate gli Ato, sono "del tutto non operative".

La Regione fissa a marzo 2015 la data entro la quale si raggiungerà "un deficit di tonnellate da scaricare pari a tremila al giorno" rispetto alle seimila prodotte giornalmente dai siciliani. E allora sarà il caos. Tutto questo è stato descritto con crudezza e dovizia di particolari nella lettera inviata al sottosegretario alla Presidenza perchè sia emesso un decreto legge, da convertire poi in Parlamento, "sull´emergenza rifiuti siciliana" e la nomina del governatore a commissario straordinario con poteri speciali. L´ennesima contraddizione siciliana viene tuttavia dalla disponibilità di 55 milioni nei cassetti della Regione che sono bloccati per la realizzazione di impianti di compostaggio pubblici. I bandi per costruirli sono usciti ma le gare nel 2012 sono andate deserte. Le strutture sono previste a Terrasini, Casteltermini, San Cataldo, Ravanusa, Augusta, Noto e Capo d’Orlando; qui dovrebbero finire i rifiuti umidi selezionati dai cittadini e destinati a creare concimi. Impianti che potrebbero mettere una toppa alla situazione critica in cui versano i comuni per lo smaltimento dell’immondizia.

Peccato, però, che l’assessorato ai Rifiuti per poter utilizzare questi soldi e costruire gli impianti ha bisogno che Roma proclami lo stato di emergenza. Pena il pericolo che tornino indietro. Motivo per cui il riciclo resta, al momento, una sperimentazione più virtuale che reale. L´immondizia «umida», una volta ritirata, dovrebbe finire il suo ciclo in un impianto per essere trasformata in fertilizzante. Ecco perchè il governo Crocetta punta, dunque, a convincere il premier Renzi e il sottosegretario Del Rio a proclamare lo stato di emergenza, in maniera tale da sbloccare i soldi, costruire gli impianti e iniziare a portare a livelli ragionevoli la differenziata. In Sicilia a funzionare sono solo otto gli impianti di compostaggio: 5 sono in mano pubblica, 3 sono privati. Ne servirebbero almeno venti per potere far decollare la differenziata.