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RAGUSA - 05/12/2014
Attualità - Intervista del noto intellettuale al Corriere di Ragusa sul giallo del bimbo ucciso

Lo psichiatra Paolo Crepet sul delitto Andrea Loris

Sulla mamma: «E’ strano che la signora afflitta dal dolore vada a riportare le fascette a scuola». Un consiglio ai magistrati: «Siate più cattivi del diavolo, anche se dopo si è costretti a chiedere scusa» Foto Corrierediragusa.it

Un nuovo caso Avetrana? Il professore Paolo Crepet (la settimana scorsa a Ragusa per educarci alla felicità), al telefono non si fa pregare due volte, quando gli chiediamo un parere sulla morte del piccolo Loris, 8 anni, terza elementare, a Santa Croce Camerina, strangolato con una fascetta elettrica da una mano ancora ignota, per un movente che gli inquirenti stanno cercando di scoprire e che s’ipotizza mostruoso. Interpelliamo Il professore Crepet nella veste di psichiatra e di esperto che ha trattato, anche come consulente, decine di casi più o meno simili, casi che hanno scritto pagine nere della società italiana. Drammi familiari. Tragedie sociali.

Professore, ha seguito il caso Loris a livello mediatico, che idea s’è fatto?
«E’ una vicenda complicata. Credo si stia indagando verso tutte le direzioni e bene fa la procura a chiedere il massimo della collaborazione che purtroppo non c’è. Non si offenda il sindaco della città che difende la comunità, ma tutta l’Italia è fatta così: quando c’è di mezzo la famiglia che evoca prostrazioni si diventa omissivi fino a raccontare bugie».

Siamo di fronte a due orrori: la scomparsa e il ritrovamento di Loris morto; le contraddizioni della mamma Veronica nel ricostruire i fatti agli investigatori.
«Mi stupisce che una madre afflitta dal dolore vada a riportare le fascette alla scuola dopo il ritrovamento del figlio ammazzato. Di certo non aiuta la posizione della signora. Mi fa riflettere il comportamento dell’intera famiglia. Di solito la famiglia fa quadrato sulle cose positive, non su quelle negative. Qui invece si fa quadrato su un fatto negativo. Mi chiedo, inoltre, cosa fa il papà in questa vicenda di fronte alle novità che vanno emergendo. Io da padre delle domande me le farei.»

Dal suo punto di vista, come si stanno sviluppando le indagini.
«Bene. Di sicuro non ne hanno di bisogno, ma io consiglierei agli inquirenti di essere più cattivi del diavolo, e poi eventualmente chiedere scusa. Bisogna dare risposte certe se questo bambino ha subito davvero violenza sessuale e se in passato sia stato oggetto di attenzioni sessuali. Un magistrato si pone questi quesiti».

Professore, si dice in gergo investigativo che questi casi complicati o si risolvono in 72 ore o si rischia di avere un delitto impunito.
«E’ vero, qui siamo al limite. Non si possono mettere tutti i sospettati in galera, però col passare del tempo chi sa oppure ha compiuto l’atto materiale si organizza. Il rischio che si perda la prova «regina» esiste».

Lasciamo le indagini agli inquirenti, da psichiatra che idea s’è fatto della personalità della signora Veronica?
«Una personalità fragile, facilmente ricattabile. Siamo in presenza di famiglie in genere fragili, non più come quelle di una volta».

Cioè?
«Quarant’anni fa in quelle zone si producevano ortaggi e per lavoro le famiglie vivevano per molto tempo senza la figura fissa di un padre. Chi andava fuori per molto tempo, chi si imbarcava, chi portava merce all’estero con mezzi di locomozione. Eravamo in presenza di comunità di donne, forti, che mandavano avanti le famiglie senza i mariti. Il marito a casa è una scoperta recente. Oggi questa comunità è implosa, l’ha rotta la televisione, facebook, è stata disintegrata. La presenza di un padre autorevole, non autoritario, è fondamentale».

Fra tutti i casi che lei ha trattato, a quale le assomiglia questo di Santa Croce?«Senza dubbio a quello di Avetrana. Anche lì c’è una famiglia in cui manca l’autorevolezza di un padre»

Un’ultima domanda: l’effetto mediatico così esasperato che contributo sta dando alle indagini?
«La televisione produce un effetto mediatico importante. La tv fa quello che vuole. Raggiunge ascolti inimmaginabili, pensi che fa più audience di quando si parla di tasse oppure della mafia di Roma. Chi se ne frega a Bergamo della mafia di Roma, un delitto del genere è un fatto nazionale da sempre, dai tempi di mio nonno. Però guardi che l’effetto mediatico aiuta i magistrati, li invita a riflettere, specialmente se a occuparsene sono dei professionisti che per esprimere un parere dovrebbero essere pagati».

Professore Crepet, grazie per la sua disponibilità, quando torna a Ragusa?
«Appena mi chiamate vado subito all’aeroporto e in un’ora sono lì».