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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 815
RAGUSA - 30/11/2014
Attualità - Nostra intervista esclusiva al noto scrittore, sociologo e psichiatra

Paolo Crepet a Ragusa: "Gioia da cercare"

Nella sala del cine Lumiere piena di genitori e insegnati, una lezione sociologica che ha strappato applausi e tante riflessioni sugli attuali rapporti educativi fra genitori e figli
Foto CorrierediRagusa.it

Paolo Crepet è tornato a Ragusa per la seconda volta in due anni a furor di genitori. Dopo il successo avuto al teatro Naselli di Comiso, il cinema Lumiere di Ragusa gli ha riservato l’accoglienza dei grandi eventi e per ospiti d’eccezione. Per trattare un tema forte, previsto nel nuovo master formativo «Genitori & Figli» organizzato dalla cooperativa Logos, con la collaborazione del Comune di Ragusa, Medi Care e Ada comunicazione, dal titolo «Educare alla felicità».

Si può parlare di felicità in un momento di forte recessione economica come quella che stiamo vivendo? Per il professor Crepet, sociologo, psichiatra e scrittore di grande fama, si deve parlare di felicità. E’ proprio questo il migliore momento per educare, soprattutto i giovani, alla felicità. Questi figli a cui è vietato dai genitori persino piangere se sono stati lasciati dal fidanzato; questi giovani che anziché la «pastiera della nonna» di una volta usano la «tastiera» del computer giorni interi. Felicità, autostima, suicidio, eutanasia, comicità, talento, ecco gli argomenti che abbiamo trattato in questa breve intervista che il prof. Crepet ha concesso al Corriere di Ragusa.

Professore, io ho un concetto semplice semplice di felicità: vedere passare il tempo senza annoiarsi.
«Non è facile, vuol dire creatività, stima di se stessi, riuscire a stare da soli, oggi non si è mai soli, ci viene quasi impedito, siamo sempre assillati dallo squillo del telefonino. Star da soli è anche un diritto. Dovremmo avere una mappa dei luoghi della terra dove non c’è ricezione e andarci ogni tanto».

Essere felici è un diritto. C’è una scuola per la felicità?
«No, esistono esempi di felicità. Un bambino che ha un nonno che ha conosciuto la felicità impara dal nonno a essere felice. La felicità è educativa, culturale».

Come si può essere felice oggi se la forbice tra ricchezza e povertà è sempre più larga e la miseria cresce?
«Non è vero che più sei ricco e più sei felice. La felicità non è proporzionale al modello 740. Conosco gente senza mezzo euro in banca ma felici e sereni, molti miliardari che non sanno dov’è la felicità e la serenità».

Un clown fa ridere ma ha il volto rigato da una lacrima. E’ infelice.
«Non si è felici per professione. Non c’è professionista della gioia. I comici di solito sono persone molto tristi. Anche Charlie Chaplin ha avuto zone d’ombre nella vita, li ha compensati con i suoi personaggi. Personalmente non andrei mai in vacanza con un comico».

Commentando il suicidio di Robin Williams lei ha detto che l’attore è stato più studente fragile che professore.
«Sì, nell’Attimo fuggente Williams si identifica con un padre autoritario che si toglie la vita piuttosto che con quelli che ce l’hanno fatta ad andare avanti».

Perché intellettuali del calibro di Monicelli e Lizzani si suicidano quasi centenari?
«Esiste un diritto alla morte. Io sono laico e dico che la vita mi appartiene. Voglio essere lucido abbastanza per determinarmi anche nell’ultimo momento. Un mio agente letterario che mi è stato vicino per 20 anni si è tolto la vita domenica scorsa. Di fronte ai grandi suicidi di Pavese e di tanti altri bisogna avere silenzio e rispetto».

Immagino sarà favorevole all’eutanasia
«Va bene, basta che non la chiedano a me. Faccio il medico, non pompe funebri. Non posso dare la pistola carica a chi si vuole sparare. Però ha diritto a farlo. Chi pensa che la morte migliore sia quella che arriva dopo l’accanimento terapeutico? Forse le case farmaceutiche! Mio zio Agostino, uomo d’altri tempi, sapeva di avere il diabete ma mangiava dolci in quantità, sebbene il divieto di mio padre (medico) fino a morire, forse felice».

Che dobbiamo fare per essere felici?
«Essere noi stessi, avere del tempo per noi, non farci amalgamare nella cultura degli altri; essere liberi, andare a testa alta, cosa difficile, poter dire liberamente quel che si pensa. Questo mi rende sicuro di me stesso. Parlava di crisi economica? Questo è un ottimo momento per tentare di essere felici. La ricerca della felicità corrisponde al desiderio di cambiare il paese. Significativo quel dialogo tra il padre e figlio piccolo vicino al campo di basket nel film «La ricerca della felicità». Mai andare sotto la dignità, ai ragazzi questo concetto è stato spiegato poco. Ognuno di noi può avere un talento che può esplodere a 20 anni o anche più tardi come è successo a Camilleri. Altrimenti va avanti l’italietta dei furbetti. Questa terra è piena di straordinari talenti e geni nati a pochi chilometri da dove siamo seduti adesso. La letteratura che è nata da queste parti: Verga, Sciascia, Bufalino, Pirandello. La letteratura del ‘900 è nata qui. Perché non ci possiamo permettere un futuro migliore di quello di Pirandello? Dobbiamo provarci, altrimenti diventiamo un museo».

Nella foto da sinistra: l´assessore Salvatore Martorana, Paolo Crepet, la vice presidente del Consiglio comunale Zaara Federico e Rosario Alescio