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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1363
RAGUSA - 25/10/2014
Attualità - C’è bisogno di "più scuola" per comprendere un mondo sempre più complesso e globalizzato

Settimana corta a scuola: giusto o no?

Invece di scolarizzare, descolarizziamo? Foto Corrierediragusa.it

In molte città del territorio ibleo, capoluogo compreso, alcuni Istituti comprensivi e Istituti medi superiori hanno fatto la scelta della "settimana corta", lasciando a casa il sabato migliaia di studenti. Non è certo mia intenzione ledere l´ autonomia di queste Scuole, che avranno seguito il normale iter amministrativo per deliberare al riguardo, ma mi permetto di dissentire pubblicamente da un tipo di programmazione didattica che deve ritenersi socialmente ingiusta e pedagogicamente sbagliata. Si parla tanto di Offerta formativa trasparente e partecipata, di Scuola inclusiva e di ampliamento delle opportunità educative. Invece restringiamo tempi e spazi scolastici, limitiamo al minimo indispensabile le attività di apprendimento "formale" , delegando ad "informali" agenzie extrascolastiche lo sviluppo della personalità dei ragazzi.

Invece di scolarizzare, descolarizziamo. La cosiddetta "settimana corta" è socialmente ingiusta perché costringe le famiglie che lavorano a parcheggiare i propri figli presso nonni e parenti, sobbarcandosi a notevoli difficoltà organizzative e a costi economici aggiuntivi. Mi risulta addirittura che qualche Scuola offre un servizio a pagamento per "intrattenere" gli stessi alunni che ha lasciato a casa il sabato. Non mi pare il modo migliore per aiutare le famiglie nell´attuale crisi economica ! Solo chi ha maggiori risorse finanziarie può permettersi il lusso di garantire percorsi extrascolastici alternativi ( sport, informatica, governanti domestiche ).

Ma in tal caso la Scuola finisce per sancire e legittimare la disuguaglianza delle opportunità formative, allarga la distanza culturale tra classi e ceti sociali, abdica al suo ruolo di primaria agenzia educativa. Una funzione completamente rovesciata rispetto ai compiti istituzionali assegnati dalla Costituzione. Con buona pace di don Milani.

Il tempo corto e la "scuola breve" sono anche un errore pedagogico, su cui si sorvola in modo superficiale in questa fase di brutali risparmi e di tagli indecorosi alla Pubblica istruzione. Oggi c´è bisogno di "più scuola" per comprendere un mondo sempre più complesso e globalizzato, per offrire ai ragazzi spiegazioni convincenti e "chiavi intellettuali" per analizzare criticamente la realtà e padroneggiare i saperi scientifici . L´ idea di caricare più ore di lezione su 5 giorni invece di distribuirle su 6 non solo finisce per affastellare discipline su discipline con orari accorciati nello stesso giorno, ma danneggia gli alunni che hanno bisogno di tempi più distesi per maturare apprendimenti significativi. Processi cognitivi e ritmi di apprendimento vengono stravolti , riducendo le occasioni di socializzazione formativa. Tutto di corsa e male, anche a scuola.

Altri paesi più evoluti, come la Germania, hanno introdotto in tempi recenti la settimana corta, ma in condizioni economiche e sociali diversissime e partendo da standard di qualità assai elevati. Purtroppo non è questa la situazione dell´Italia , e del Mezzogiono in particolare, dove persistono gravi condizionamenti socio-culturali che vanno combattuti con una più larga ed estesa azione didattica. Siamo agli ultimi posti in Europa come abbandoni e livelli di "performance" degli alunni ( soprattutto in Lingue e Matematica ) . Dovremmo impegnarci a recuperare il gap cognitivo rispetto ai Paesi più avanzati, invece ci adeguiamo ai Paesi più arretrati. Nel ragusano, come altrove, dobbiamo restituire "tempo lungo" e motivazioni più profonde alle giovani generazioni. Restando a scuola anche il sabato.


Certo che ci vorrebbe più scuola, ma con quali risorse?
26/10/2014 | 19.40.22
Giuseppe Palazzolo

L’articolo contiene delle considerazioni sulla funzione della scuola pubblica pienamente condivisibili. Non si può non essere d’accordo sulla necessità di ampliare l’offerta formativa, per renderla più adeguata alle tante esigenze degli alunni. L’autore dell’articolo, tuttavia, sembra non tener conto che, negli ultimi anni, le politiche scolastiche dei diversi governi che si sono succeduti in Italia, hanno avuto un denominatore comune: i tagli alle risorse umane e finanziarie delle scuole autonome. Un esempio: nelle scuole primarie, grazie alla c.d. «Riforma Gelmini» e all’introduzione del «maestro unico», si è passati di colpo da tre a due insegnanti su due classi, eliminando il «modulo», che in tanti ritengono ben superiore didatticamente. Potremmo poi parlare dei Collaboratori Scolastici, il cui numero è così ridotto che in molte scuole si deve rinunciare alla possibilità di aprire tutti i pomeriggi, pur di garantire la vigilanza agli alunni e la pulizia dei locali in orario antimeridiano. Vogliamo parlare del Fondo d’Istituto, che ha visto il taglio dell’ottanta per cento dei fondi per il M.O.F. (Miglioramento dell’Offerta Formativa, legge 440 del 1997) nel giro di pochi anni? Credo che un’analisi più serena e approfondita della situazione della scuola pubblica, eviterebbe prese di posizione estemporanee e senza una visione globale del problema.


25/10/2014 | 13.08.49
uncittadinoqualunque

i miei figli dai nonni ci vanno volentieri e non si sentono "parcheggiati"; lavorare entrambi i genitori ha i suoi pro e contro per cui è giusto che paghino per farsi tenere i figli! la disuguaglianza stà nel fatto che in una famiglia lavorano in due mentre in tante altre ne lavora uno(e avvolte neanche quello)


CHIUDETE LE SCUOÌLE IN NOME DELLA CULTURA
25/10/2014 | 10.48.53
arlecchino

"Chiudete le scuole in nome della cultura" (lo ha detto un secolo fa Giovanni Papini). Tanto ignoranti sono e ignoranti restano!


La nuova didattica
25/10/2014 | 9.22.22
seneca

Agenzie extrascolastiche "informali"? Chi sono? Gli stessi professori che si prendono dai 10 a 30 euro l´ora...in nero?
O le fantomatiche scuole private dove i diploma si .......?