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RAGUSA - 22/10/2014
Attualità - Cinque diverse tappe con la presenza di numerose famiglie

La giornata per "La Custodia del Creato" a Randello

Presente il vescovo, Mons. Paolo Urso: "Siamo qui per prenderci cura, per ascoltare anche la natura, e quindi per goderne la fruizione" Foto Corrierediragusa.it

La diocesi ha celebrato a Randello (nella foto: la spiaggia) la seconda edizione della giornata dedicata alla "Custodia del Creato". Un centinaio di persone, molte le famiglie presenti, hanno seguito le cinque tappe in cui è stata suddivisa la giornata ed ha ascoltato il messaggio di benvenuto del vescovo, mons.

Paolo Urso, che ha posto all´attenzione sulla straordinaria bellezza della terra. "Siamo qui - ha detto Mons. Urso- per prenderci cura, per ascoltare anche la natura, e quindi goderne la fruizione. Oltre alla fruizione che riguarda noi, quindi il presente, dobbiamo preoccuparci anche della fruizione che riguarda le generazioni future. Questo significa custodire il creato". Il percorso è stato sviluppato dal cuore del bosco fino allo spiaggione di Randello. La prima parte, "Ci prendiamo cura della natura", è stata curata dall´agronomo Pippo Re. La seconda tappa, "Ci prendiamo cura delle piante", da un responsabile del corpo forestale, Tullio Serges. La terza tappa ha visto il gruppo muoversi in direzione della spiaggia di Randello. "Ci prendiamo cura delle dune e del mare", è stato affidato ad un biologo, che ha seguito a ruota la tappa lungo l´arenile.

Giampaolo Schillaci, docente universitario, ha trattato il tema "Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città". Orlando Lombardi, membro dell´Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, ha poi intrattenuto il gruppo sulla torre di avvistamento.

Renato Meli, direttore dell´Ufficio diocesano pastorale sociale del lavoro, ha spiegato il senso della giornata: "Gli Uffici Cei sono già alla nona edizione della giornata della Custodia del Creato: a Ragusa, invece è la seconda esperienza (la prima avvenne ai Giardini iblei, e quest´anno a Randello perché è un luogo che, oltre ad essere bello e suggestivo nella sua particolarità, riteniamo che sia da porre sotto attenzione e da custodire. Vogliamo seminare speranza e dobbiamo riuscire anche a cambiare il nostro personale stile di vita. Dal cambiamento del singolo, parte quello della comunità più ristretta, per arrivare a quella più allargata e giungere fino alle istituzioni".