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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 829
RAGUSA - 17/09/2014
Attualità - Un "trasloco" che ai siciliani fa gonfiare più i cabbasisi che il cuore

"Montalbèno sono"! Siciliano o pugliese?

Nella famosa e popolare fiction non ci saranno muri a secco e masserie ma trulli e oliveti secolari
Foto CorrierediRagusa.it

Salvo Montalbano cambierà menu, e non solo. Dagli arancini siciliani al ragù passerà alle orecchiette pugliesi alle cime di rapa accompagnate non più dal Nero d´Avola o dal Cerasuolo ma da un bel bicchiere di Negroamaro. E poco importa se il probabile «trasloco» gonfierà più i cabbasisi che il cuore dei siciliani e degli abitanti della terra iblea in particolare. Il dado sembra tratto e il commissario più famoso d´Italia è pronto a trasferirsi armi e bagagli, con tutta la sua «Vigata», dal Ragusano al Leccese, tra Otranto e Torre Canne. Nella famosa e popolare fiction non ci saranno muri a secco e masserie ma trulli e oliveti secolari, il barocco è pur sempre lo stesso, anche se un docente di storia dell´arte appena bene informato avrebbe qualcosa d´eccepire. Carlo Degli Esposti, produttore della Palomar, ha fatto outing, stanco di fare la fila nell´anticamera del governatore della Sicilia Rosario Crocetta e di non vedersi riconosciuto in modo tangibile il ruolo di promozione che indubbiamente la fiction Rai ha avuto, totalizzando record da brividi in tutti i paesi europei.

Tutto iniziò con Fabio Granata che da siracusano promosse il territorio ibleo per ambientarvi la Vigata, la Montelusa e la Marinella di Camilleri. Oltre dieci anni di lavoro e decine puntate, tutte girate con grande rispetto ed amore per i luoghi che sono stati esaltati, nascondendo qua e là abusivismi e discariche varie che purtroppo punteggiano, ieri come oggi, paesaggi unici. Se anche Andrea Camilleri, padre empedoclino del commissario, concorda con il produttore della Palomar, verrebbe da dire che il destino del commissario è segnato, nonostante negli Iblei Luca Zingaretti si sia sposato (questa è realtà, non fiction) e degli Iblei sia diventato cittadino onorario. Carlo Degli Esposti è stato drastico: "Abbiamo appena cominciato le riprese della fiction del giovane Montalbano, ma se le cose non si smuovono e non ottengo finanziamenti, a metà lavorazione trasferisco tutto in Puglia".

La Sicilia, intesa come istituzioni, enti locali e chi ne ha più ne metta, è sobbalzata all´unisono, dopo avere dato per scontato per 15 anni, a torto, che Montalbano fosse «cosa sua», un fatto "ragusano" a vita. La Sicilia ha ora la colpa d’essere rimasta "dormiente" come nelle (peggiori) tradizioni. Ora, dopo ora si susseguono dichiarazioni e prese di posizione, talvolta anche stucchevoli, nonché appelli e inviti affinchè Montalbano continui a bagnarsi nelle acque di Punta Secca, sembra già troppo tardi. Crocetta dice di non sapere nulla delle richieste della Palomar, la bergamasca Michela Stancheris, assessore regionale al turismo arrivata l´altro ieri, metaforicamente parlando, non si sente di prendere impegni, mentre a Ragusa c´è la corsa a chi offre di più, solidarizzando (solo e rigorosamente a parole) con la Palomar contro l´ingrata Palermo.

Insomma, ieri tutti «distratti» dalle inchieste del commissario e dall´avvenenza della sua Livia, oggi tutti consapevoli che Montalbano, come ogni bene materiale ed immateriale (si pensi ai monumenti Unesco) deve essere preservato con azione diuturna e scelte convincenti. Non è mai troppo tardi, ma quanti danni fa la «distrazione», a cominciare dal rischio di sentire il commissario presentarsi «Montalbèno sono»!, nella classica inflessione pugliese resa celebre da Lino Banfi, per intenderci. E poi, in fondo, diciamocelo: il commissario sarà pure libero di «trasferirsi» dove gli pare, senza rendere conto a nessuno. Forse, magari, tornerà negli Iblei anche solo per portare un saluto, di persona personalmente.