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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 1155
RAGUSA - 04/08/2014
Attualità - Dalla camera di commercio all’università tutto scompare

C´era una volta la provincia di Ragusa...

L’ottusa legislazione nazionale e regionale ha sacrificato all’altare di un’ ipotetica "spending review" Foto Corrierediragusa.it

C´era una volta la Camera di Commercio. Non sempre ha funzionato al meglio, anzi e´ stata accusata spesso di essere una struttura autoreferenziale che ha garantito lucrosi emolumenti ai propri dirigenti , di essere stata anche permeabile a nomine politiche, di non avere avuto quel ruolo propulsivo per le imprese previsto dal suo stesso statuto. Sarà pure in parte vero. Ma da circa ottant´anni l´ente di Piazza Libertà ha rappresentato l´istituzione più vicina all´economia del territorio, un vero e proprio "municipio delle imprese" al servizio delle attività produttive. Mostre aziendali, convegni tematici, esposizioni e fiere, assistenza giuridica e fiscale alle aziende, internazionalizzazione, politiche di marketing e di tipicizzazione dei prodotti: la Camera ha accompagnato lo sviluppo agricolo, industriale e terziario dell´area iblea , promuovendo i caratteri originali del "modello Ragusa" , come ho avuto modo di sottolineare in un recente volume Unioncamere da me curato. Poi hanno cominciato a litigare per le "poltrone" : i rappresentanti veri e presunti di artigiani, agricoltori, commercianti , esponenti sindacali per faide interne sono riusciti a distruggere l´immagine stessa della Camera. Ora giunge la notizia del suo prossimo accorpamento a quella di Catania. Perdiamo un pezzo della nostra identità.

C´era una volta l´Universita´. Per oltre un ventennio abbiamo accarezzato il sogno di un centro d´eccellenza che formasse competenze qualificate nei settori pubblico e privato, per la modernizzazione dei sistemi gestionali e produttivi. Il quarto Ateneo di Sicilia - si diceva - o comunque una "dépendance" di Catania ma dotata di larga autonomia finanziaria e progettuale. La ricerca scientifica - si diceva - applicata al "modello Ragusa". Presto però le speranze si sono rivelate illusorie per i gravissimi errori compiuti dalla classe politica iblea. Ne segnalo solo alcuni per ragioni di brevità . Il primo e´ stato quello di fare il passo più lungo della gamba : a Ragusa bastavano Agraria e Lingue, invece si sono volute Medicina e Giurisprudenza con costi risultati presto insostenibili. Anche Modica aveva avviato un decentramento universitario con Economia e Scienze dell´Amministrazione, ma senza il supporto della Provincia Regionale il progetto si e´ arenato. Occorreva fare sistema, invece ha prevalso il municipalismo. In secondo luogo ci si è´ attardati sull´ ipotesi obsoleta di un Ateneo statale, rinunciando all´ opportunità di un´ opzione mista pubblico/privato, poi abilmente colta al volo dalla Kore di Enna. Infine si e´ tenuto in piedi un Consorzio spendaccione, incompetente e senza idee. Ora restano le briciole di quel sogno, frammenti slabbrati di una classe dirigente campanilista e miope. Un altro tassello in meno, una scommessa andata a vuoto.

C´era una volta l´Area di sviluppo industriale. Quante speranze , quante energie mobilitate per l´industrializzazione della Provincia dopo la legge 634 del 1957 ! Anche qui le lotte di campanile sono state però acerrime, per spartirsi i fondi pubblici destinati ai tre Nuclei di Ragusa, Modica e più tardi Vittoria. Ovviamente il capoluogo ha fatto la parte del leone, l´area Modica-Pozzallo ha dovuto attendere tempi biblici, l´ Asi e´ stata presto occupata dai partiti e dalle loro clientele, e nel 2010 l´ incapacità delle Amministrazioni comunali di eleggere gli organismi dirigenti ha portato al commissariamento dell´ente. Nel 2011 Confindustria si e´ sfilata da una gestione poco trasparente delle Asi siciliane , mentre nel 2012 la Regione ha istituito per legge l´ Irsap ( Istituto regionale per le le attività produttive ) , di cui anche l´ Asi iblea e´ diventata appendice periferica. Non mi soffermo sulle vicende interne all´ente per carità di patria. Oggi le sterpaglie fanno bella mostra nei lotti abbandonati dei Nuclei in attesa dei finanziamenti promessi e mai arrivati. Un´ altra sfida lasciata a metà e senza un futuro plausibile.

C´era una volta la Provincia. Sulle colonne di questo giornale non ho mancato di esprimere giudizi molto critici su questo ente, che non ha interpretato al meglio le aspettative delle città circa un sistema di sviluppo diffuso, concentrando sul capoluogo o distribuendo male le già scarse risorse, in parte dirottate verso sagre e feste paesane. Soprattutto i Presidenti , le Giunte ed i Consigli di viale del Fante nell´ultimo trentennio non sono riusciti a dotare il territorio delle indispensabili infrastrutture, collocando l´area iblea al penultimo posto a livello nazionale per viabilità . Eppure di Provincia si sente il bisogno. Manca oggi la cabina di regia , il livello intermedio della programmazione e della "governance", che un´ ottusa legislazione nazionale e regionale ha sacrificato all´altare di un´ ipotetica "spending review".

Diciamolo con franchezza: andrebbero eliminate piuttosto la Regione e le sue corrotte burocrazie, invece di ridurre le strutture amministrative intercomunali. Vedremo cosa diventeranno i nuovi Liberi Consorzi e di quali attribuzioni saranno dotati. Certo e´ che in mancanza di una forte iniziativa politica e di una rinnovata coesione sociale e´ probabile che l´unità dell´ ex provincia possa spaccarsi a favore di forme e progetti alternativi di aggregazione territoriale. Crolla così un altro pezzo del "modello Ragusa". Un poker di sfide perdute.

Nella foto palazzo di viale del Fante, ex sede della oramai "fu" provincia regionale di Ragusa


Apatia
09/08/2014 | 15.06.32
Peppe

Ne subiamo di tutti i colori perchè siamo un popolo apatico........


Condivido
06/08/2014 | 22.34.39
Peppe I:

Condivido quanto detto da Gianni, che integra molto bene l´articolo del Prof. Uccio Barone.


LA SOLITA MANGIATOIA
05/08/2014 | 17.08.11
bertoldo

Ha ragione Gianni, che ha detto molto meno della semplice verità. La Camcom è (o era, se la fanno finalmente fuori!) soltanto una formidabile mangiatoia di prebende lussuose per i soliti amici e amici degli amici, che ha taglieggiato selvaggiamente le imprese senza apportare nessuna utilità dell´economia della provincia. Una delle tante cosche della famigerata casta trasversale destra-sinistra-centro, dedita a sperperi, turismo privato a spese dei contribuenti, distribuzione di pourboir, intrighi, favoritismi...
Questo e solo questo!


Sottoscrivo
05/08/2014 | 16.23.02
Antonio

Sottoscrivo quanto espresso dal sig. Gianni


Mi dispiace ma non è così
05/08/2014 | 9.58.55
gianni

Caro Prof.Barone, ma quando mai la camera di commercio è stata "l´istituzione più vicina all´economia del territorio"? Ma quando mai è stata "al servizio delle attività produttive"? Pensa veramente che la organizzazione o il patrocinio di mostre, convegni, conferenze e viaggi con relativo sperpero di denaro pubblico (denaro prelevato forzosamente da tutte le imprese e impiegato a beneficio di poche) abbia mai sortito qualche effetto concreto all´economia del territorio?
E poi, quando mai le camere hanno svolto "assistenza giuridica e fiscale alle aziende"? Le aziende hanno sempre dovuto pagare i loro commercialisti per "l´assistenza giuridica e fiscale" e non vi sono mai state, nelle camere, persone addette a questi servizi.
Le camere, più che aver "accompagnato lo sviluppo agricolo, industriale e terziario" lo hanno cavalcato, aumentando gli introiti con i diritti camerali, introiti che sono andati poi a beneficio di lauti stipendi e di pensioni baby concesse anzitempo ai dipendenti. E tutto questo succede ancora, mentre lei scrive queste cose, mentre le imprese chiudono, senza che nessuno intervenga...
Ancora, lei cita un recente volume di Unioncamere, da lei curato... ma si è mai chiesto con quali soldi è stato realizzato? Ancora una volta con i soldi prelevati forzosamente dalle imprese, con risultati ed effetti tutti da verificare!
E ancora, ma lo sa che le camere sono talmente "vicine alle imprese" che qualche anno fa hanno deciso di rifiutare ogni contatto con il pubblico, chiudendo gli sportelli del Registro Imprese e costringendo gli imprenditori a presentare le proprie pratiche esclusivamente in forma telematica? E lo sa chi è in grado di usare queste farraginosissime, complicatissime e lunghissime pratiche telematiche? Glielo dico io... nessuno! Un povero imprenditore è costretto perciò, oltre a pagare i diritti per presentare queste pratiche, a pagare anche degli scienziati (privati) che, solo loro, riescono a capirci qualcosa! E, dulcis in fundo, lo sa che queste pratiche, alla fine, non hanno niente di telematico, perchè una volta presentate con tanta fatica e tanta perdita di tempo, non sortiscono nessun effetto finchè non vengono viste ed esaminate una per una da un impiegato in carne ed ossa, il che può avvenire anche dopo mesi? E lo sa che, alla faccia della telematicicità, la stessa pratica può passare o non passare a seconda di chi è l´impiegato che la esamina?
E lo sa che si sono inventati pure la PEC obbligatoria per tutte le imprese, senza curarsi del fatto che vi sono imprenditori anziani che, pur svolgendo con competenza e onestà il loro lavoro, non hanno mai avuto un computer e non sanno nemmeno cos´è la posta elettronica normale? Come si fa a imporre adempimenti del genere a queste persone, che hanno anche loro diritto a lavorare, senza ottenere l´effetto di non vedere l´ora di chiudere per poter andare in pensione (e la pensione che avranno non sarà quella degli impiegati della Camera...)?
Sicuramente lei queste cose non le avrà scritte nel volume che ha curato per conto di Unioncamere, e magari, molto probabilmente, non le sapeva...
Caro Prof.Barone, il sistema camerale, per come è strutturato, è indifendibile e va riformato pesantemente in tutte queste cose, mentre lei si sofferma solo sul problema dell´accorpamento. Ci sarebbe invece da dire che l´accorpamento delle Camere è un modo furbo per nascondere tutti i problemi che le ho elencato e per non risolverli cioè, come al solito, cambiare tutto per non cambiare niente!