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RAGUSA - 19/06/2014
Attualità - Il provvedimento adottato dal governo nazionale agita il mondo giudiziario

C’è anche Catania fra gli 8 Tar cancellati

Dal primo ottobre scompaiono i Tar di Catania, Pescara, Reggio Calabria, Salerno, Parma, Latina, Brescia, Lecce. Avvocati sul piede di guerra, chiesto l’intervento del presidente della Repubblica Napolitano
Foto CorrierediRagusa.it

Un colpo di spugna e il Tar scompare. Dal prossimo primo ottobre. Anzi, ne scompaiono 8, fra cui anche quello di Catania, considerato fra i più importanti d’Italia. Precisamente saltano i Tar di Pescara, Reggio Calabria, Salerno, Parma, Latina, Brescia, Lecce e Catania. Con un decreto legge Matteo Renzi ne ha fatto fuori 8 riuscendo a mettere in moto un altro fronte di protesta, che parte dagli avvocati amministrativisti, tocca alcuni politici ed altri settori del mondo giudiziario.

Comincia l’avvocato Carmelo Giurdanella, vittoriese, presidente dell’associazione a cui aderiscono gli avvocati amministrativisti della Sicilia orientale, che ha definito il provvedimento del governo «palesemente incostituzionale, vista la totale assenza dei necessari requisiti della necessità ed urgenza», aggiungendo che non v’è traccia di «alcuna seria istruttoria sui costi e sulle ricadute economiche ed organizzative di una misura che si limita a immaginare il colossale e capriccioso trasloco di uomini, mezzi e documenti da una parte all’altra della Regione. Nessun risparmio dunque, solo costi e inefficienza e -questo sì- una giustizia più lontana dal cittadino».

Un capriccio del governo Renzi? Anche i due deputati siciliani della Lista Musumeci sono sul piede di guerra, Ioppolo e Musumeci. «La soppressione della sezione distaccata di Catania del Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia –dicono i due parlamentari- non può essere decisa facendo ricorso al semplice decreto legge. Difetterebbero, infatti, i necessari requisiti della necessità e dell’urgenza previsti dalla Costituzione».

I due parlamentari sperano in un intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «E’ opportuno - continuano Ioppolo e Musumeci - che il Presidente della Repubblica ricordi al Capo del Governo quali siano i limiti al ricorso alla decretazione di urgenza del governo, così rasserenando innanzitutto i cittadini utenti di giustizia amministrativa di ben cinque province siciliane su nove, magistrati e avvocati, poi, circa il rispetto della legge e la imprescindibile permanenza di un presidio giudiziario di indiscutibile valore».

L’amministrazione comunale di Vittoria vanta un assessore renziano della prima ora, l’avvocato Piero Gurrieri, contrario alla decisione del leadere del Pd e del Governo. Nella qualità di vice presidente nazinale di Avviso pubblico, l’assessore alla Legalità definisce il provvedimento del governo «una misura incomprensibile che rischia di compromettere ulteriormente lo stato della giustizia italiana, senza peraltro essere supportata da reali ragioni di semplificazione o di oculatezza nell´utilizzo delle pubbliche risorse. Al di là della previsione costituzionale della istituzione di sezioni staccate dei tribunali amministrativi in alcune regioni e dell’assenza delle circostanze di necessità e di urgenza che possano giustificare il ricorso ad un decreto legge, a creare seria preoccupazione è la scomparsa di importanti presidi di legalità, chiamati peraltro a tutelare i diritti dei cittadini nei confronti degli atti delle pubbliche amministrazioni, in territori alcuni dei quali ad altissimo rischio di infiltrazioni criminali. La misura appare oltretutto illogica, anche considerato che alcune delle sedi che si intendono sopprimere, come quelle di Catania e di Lecce, presentano un peso in termini di cause pendenti, e un trend riferito a quelle annualmente instaurate, superiori a quelli delle sedi dei capoluoghi di regione ed addirittura di molti altri tribunali italiani. Per questo, sarà bene che il Governo riesamini tempestivamente questo provvedimento, anche alla luce dei condivisibili rilievi espressi ieri dall´associazione italiana dei magistrati amministrativi e, in particolare, dai presidenti dei Tar di Catania e di Lecce».

Si tratta di un decreto legge che deve essere approvato entro 60 giorni. Ma il malumore della classe politica è già in atto e i presupposti per affondare il decreto e riportare tutto come prima ci sono tutti.