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RAGUSA - 22/05/2014
Attualità - Il presidente della Regione esprime solidarietà e non risparmia frecciate ai detrattori

Crocetta vicino al cronista Borrometi aggredito: "Basta"!

"Ognuno di noi deve svolgere il proprio ruolo, ma tutti uniti contro la mafia, ogni forma mafiosa e i silenzi, come quelli che hanno caratterizzato la triste vicenda di Paolo Borrometi che stava svolgendo il proprio lavoro" Foto Corrierediragusa.it

«Sono qui a Ragusa non solo per manifestare la mia vicinanza al giornalista Paolo Borrometi, bensì per far capire che chi ha cercato e sta cercando di isolarlo, non ci riuscirà». Così il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, a Ragusa per manifestare solidarietà al cronista Paolo Borrometi (foto), aggredito un mese fa nella sua abitazione di Modica. «Oggi sono qui come Presidente della Regione, non come uomo di partito. Nella lotta contro la mafia non esiste politica. Anzi, con accanto Paolo Borrometi, un giornalista che ha avuto il coraggio di denunciare, dico che bisogna porre fine a qualsiasi polemica sull’antimafia. Se noi polemizziamo, ci mostriamo divisi – ha dichiarato il Presidente della Regione – e non possiamo permetterlo. I siciliani, nella lotta senza quartiere alla mafia, chiedono assoluta unità. Da oggi non risponderò più a polemiche che abbiano come tema l’antimafia». Per Crocetta anche una domanda sul suo rapporto con i giornalisti. «E’ vero, io ho avuto con voi giornalisti un rapporto a tratti molto conflittuale, ma sono accanto a Borrometi, così come a tutti quei giornalisti che cercano di svolgere bene il loro lavoro. Da Ragusa parte una nuova lotta antimafia, che non ha più solo come protagoniste la grandi realtà, bensì le piccole realtà come quella ragusana, dove si annidano interessi pericolosissimi.

Ognuno di noi deve svolgere il proprio ruolo, ma tutti uniti contro la mafia, ogni forma mafiosa e i silenzi, come quelli che hanno caratterizzato la triste vicenda di Paolo Borrometi che stava svolgendo il proprio lavoro. Per questo ammiro Paolo per il suo lavoro temperamento e per la sua voglia di giustizia. Voglio lasciarlo oggi abbracciandolo, dimostrandogli il mio profondo affetto e stima. Lui, come tutti voi, deve continuare a raccontare le difficoltà di questo territorio».

La chiosa finale è di Paolo Borrometi: «Non posso, né voglio legare la mia aggressione ad un fatto in particolare. Sta di fatto che io ero lì, a terra, con dolori che rimangono non solo fisici. Colgo l’occasione per dire che ringrazio il Presidente per le sue parole di affetto e vicinanza. Sono diversi i delitti irrisolti a Vittoria, tante le sparizioni misteriose. Ricordiamo non solo la scomparsa di Ivano Inglese ma Alessio Amodei, Salvatore Giannone. Molte persone sconoscono questi nomi, non hanno la benché minima idea di chi siano…eppure sono persone che meritano giustizia. Il mio pensiero e la voglia di continuare vanno oltre il muro del silenzio affinché queste persone non vengano dimenticate e soprattutto non vengano cancellate dalla memoria della collettività vittoriese. Il girarsi dall’altra parte, il rimanere in silenzio non fa altro che rendersi complici di un allarmismo spietato. Non ci si rende conto che dietro un omicidio senza un colpevole – ha concluso Paolo Borrometi -, dietro una scomparsa irrisolta ci sono famiglie che soffrono terribilmente».