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RAGUSA - 11/05/2014
Attualità - Il mondo della Formazione professionale in subbuglio anche in provincia di Ragusa

"Progetto Spartacus", appello a Crocetta

Dal 22 aprile scorso 1.800 dipendenti a tempo indeterminato senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza copertura contributiva non ottengono risposte dal governo sebbene la promessa di salvare i posti di lavoro
Foto CorrierediRagusa.it

E’ difficile capire se chi ha pensato di chiamarlo progetto «Spartacus» intendeva liberare i lavoratori dalla precarietà oppure crocifiggerli. Come la storia del mitico generale-gladiatore Spartaco, che 70 secoli avanti Cristo si ribellò alla schiavitù imposta dall’impero romano finendo martire in croce sulla via Appia insieme ai compagni d’armi nell’arena. Parliamo dei 1.800 lavoratori della Formazione professionale, inseriti nel progetto «Spartacus, transitati dagli sportelli degli enti storici della formazione al Ciapi per 6 mes, già scaduti (gli ultimi 3 stipendi ancora da corrispondere), che da 10 giorni protestano davanti Palazzo d’Orleans sperando nel «pollice alto» di Rosario Crocetta (foto), a cui è affidato il loro destino a due settimane dalle elezioni europee, che vedono l’assessore Michela Stancheris candidata e sponsorizzata dal governatore siciliano.

Ma la clemenza di Crocetta non arriva, sebbene da tempo gli assessori Nelli Scilabra ed Ester Bonafede, da poco sostituita da Giuseppe Bruno, abbiano proclamato che dal marcio di chi ha gestito gli enti della formazione, corrompendo e rubando a piene mani, i lavoratori sarebbero stati in qualche modo salvati. Salvati da quale morte? Mesi senza stipendio, anzianità contributiva interrotta, privi di cassa integrazione, senza possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali erogati dall’Inps (perché i loro enti di appartenenza non hanno aderito agli Enti bilaterali), senza un futuro. In poche parole, 1.800 cittadini, fra cui tanti nonni, che fino a sei mesi fa sbarcavano a stento il lunario con una retribuzione annua equivalente a circa lo stipendio mensile di un parlamentare, in attesa dell’agognata pensione, si sono ritrovati a fare sit in e baldoria sotto la finestra di Rosario Crocetta per attirarne l’attenzione e invocarne la pietà.

Il quale presidente, da quando s’è trasferito dal comune di Gela alla Regione, dove c’è ancora chi continua beatamente a godere dei vecchi privilegi e lauti vitalizi mensili (vedi i condannati che scontano in carcere la loro collusione col malaffare), a giudicare l’accanimento spietato, ritiene quello della Formazione il più mefitico fra tutti i verminai alimentati negli anni dagli inquilini di Palazzo d’Orleans. La vecchia classe politica della Prima Repubblica degli anni ‘80-’90 rubava ma non faceva mancare il sussidio di sopravvivenza agli impiegati e agli operai; questa classe politica ruba ancora e di più, ma carica il fardello dei sacrifici sulle spalle dei lavoratori. Una differenza sostanziale che porterà alla rivoluzione, alla mattanza sociale, al mors tua vita mea. Ancora non hanno capito quali responsabilità si stanno assumendo le alte cariche politiche e istituzionali del Paese!

Fa bene Crocetta a combattere un sistema corrotto che ha generato molti sprechi e pochissime risorse virtuose, ma non si può demolire la casa senza mettere al riparo i soggetti più deboli che privi di quel lavoro, alla soglia dei 60 anni, hanno solo due strade da percorrere: l’elemosina o il suicidio. E’ questo che vuole la «Ragion di Stato», centrale e regionale? Siamo dinanzi all’esempio spesso citato: si sta buttando l’acqua sporca con il bambino dentro. Per salvare la buona formazione e i lavoratori già col cappio al collo, bastano due righe di norma che può scrivere anche uno senza laurea: scremare al massimo l’esercito dei lavoratori, consentendo di andare in pensione tutti quelli che sono già vicini alla quiescenza (che la sciagurata legge Fornero ha bloccato); scrivere un progetto semplice e virtuoso che dia al settore il ruolo nobile della formazione professionale: creare opportunità di lavoro ai giovani con corsi veri e utili e che consenta ai lavoratori-formatori di riappropriarsi della dignità che gli è stata brutalmente tolta. L’impasse legislativo non manda in pensione ma permette il licenziamento di chi avrebbe maturato i requisiti con le vecchie norme: è come mettere il topo in trappola, senza via di fuga, consegnarlo alla morte.

La protesta dei destinatari dell’ex progetto Spartacus, sorretta da Cgil, Cisl, Uil e da lavoratori senza sigle, continuerà anche la prossima settimana a Palermo. Fra questi c’è una nutrita pattuglia della provincia di Ragusa guidata dai segretari provinciali Giuseppe Fiorellini della Cgil, Piera Ingala della Cisl e Giovanni Ruta della Uil, che già nei giorni scorsi ha manifestato davanti alla Prefettura di Ragusa chiedendo l’intervento del prefetto Annunziato Vardè. Una pattuglia di lavoratori piuttosto disomogenea: c’è chi sta bene e se ne infischia se va tutto a rotoli; c’è chi potrebbe andare in pensione, beneficia di privilegi assistenziali, e gode cinicamente mentre la nave della formazione cola a picco; c’è chi, purtroppo, di questo stipendio ha bisogno a tutti i costi per mangiare e dar da mangiare ai figli (mariti e mogli nello stesso ente oppure coniuge disoccupato).

E allora, presidente Crocetta, se ha ancora un cuore popolare e di sinistra, rimetta ordine con fermezza, blocchi gli sprechi, denunci e mandi in galera i corrotti che si annidano nel palazzo che lei guida e anche nella formazione, ma non accanisca la sua terapia dei tagli contro chi nel settore della formazione non può pagare le gravi colpe commesse da altri.