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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 1009
RAGUSA - 04/05/2014
Attualità - Correva l’anno 1968...

La Siracusa-Gela resta una chimera dopo 41 anni!

A mettere il dito nella piaga, ancora una volta la Cna Foto Corrierediragusa.it

La Siracusa-Gela, ma non doveva essere pronta nel 1973? Almeno a leggere l’articolo pubblicato dal quotidiano La Sicilia nel 1968 (foto), 46 anni fa! Nel 2014, invece, parliamo ancora dello stesso argomento. Non siamo all’anno zero ma poco ci manca. Le Cna dei comuni di Ragusa, Vittoria e Comiso ha scritto una lettera ai sindaci dei rispettivi comuni con la quale li invita a «svegliarsi» e ad attivare le sirene, perché c’è il concreto rischio che il tratto autostradale dell’area iblea rimanga nell’emarginazione per altri 46 anni. Basta interpretare la legenda della foto dell’Anas per rendersi conto della grande presa per i fondelli nei confronti di questa terra ragusana. A mettere il dito nella piaga, ancora una volta la Cna. Le organizzazioni territoriali di Ragusa, Vittoria e Comiso hanno inviato una lettera aperta ai sindaci Federico Piccitto, Giuseppe Nicosia e Filippo Spataro, un «grillino» e due «piddini», avente ad oggetto la questione infrastrutturale con particolare riferimento ai lotti dell’autostrada Siracusa-Ragusa-Gela che ricadono nell’area iblea. «A metà maggio – è scritto nel documento – è previsto l’inizio dei lavori di tre lotti della Siracusa-Gela, quelli che vanno da Rosolini a Modica. Il cantiere dei primi 20 km d´autostrada che solcheranno il suolo della provincia di Ragusa dovrebbe chiudere, se tutto va bene, entro il 31 dicembre 2015».

E allora, dove sta il problema? «Esprimiamo grande soddisfazione –continua la missiva- perché per la prima volta si realizza un’opera del genere nel nostro territorio provinciale. E vorremmo poter dire lo stesso, il prima possibile, anche per quanto riguarda il progetto di raddoppio della Ragusa-Catania. Ma per tornare all’autostrada, tutta la parte rimanente, e cioè il tratto che va da Ragusa ad Acate ed oltre, è ancora «in progettazione», da quel che ci fa sapere l’Anas. Se si riguarda poi il ritaglio del quotidiano «La Sicilia» del 12 maggio 1968 dal titolo «Già pronto il progetto di massima per l´autostrada - La Siracusa-Gela dovrebbe essere pronta nel 1973», viene da pensare: ma cosa stanno progettando?»

La provincia di Ragusa, o il Libero Consorzio in gestazione, rischia di essere tagliata in due. «Il rischio c’è- dice la Cna- Da un lato, un territorio ben collegato con Catania e le infrastrutture di quell´area: aeroporto, ferrovia, porti. Dall´altro, infrastrutture potenzialmente molto funzionali all´economia del Sud Est (aeroporto di Comiso, mercato ortofrutticolo di Vittoria, costruendo autoporto di Vittoria, area industriale di Ragusa, porto di Marina di Ragusa), che continueranno ad essere prive di un collegamento con Catania che possa definirsi al passo con i tempi. Per quanto tempo ancora l´economia di questo pezzo di territorio dovrà scontare questa schermatura? Le precondizioni per il rilancio dello sviluppo economico della nostra zona sono le infrastrutture e i loro collegamenti».

E allora cosa devono fare i «primi cittadini» dei 3 comuni interessati? «Se credono che l´aeroporto, l´autoporto, il porto di Marina da soli possano risollevare l´economia fanno un errore madornale. Se pensano che si possano impiantare attività o si possano rilanciare, alla luce della crisi, le imprese che già operano, mantenendo l´attuale isolamento, è francamente illogico. Sappiano che una comunità scopre il valore sociale di un´impresa quando questa lascia il territorio, ma è raro che si ponga il problema di come attrarla, con le infrastrutture per esempio. Come organizzazione che rappresenta le piccole e medie imprese di quest´area non possiamo accettare in silenzio questa segregazione. Le nostre infrastrutture produttive con tutto l´indotto che creano (edilizia, impiantistica, commercio, autotrasporto, turismo, logistica), se non opportunamente collegate ad un asse stradale moderno ed efficiente, rischiano di rimanere delle strutture nane. All’abbandono e alla fragilità politica del nostro territorio bisogna contrapporre la volontà di rivendicazione ferma, ferrea, decisa di chi lo amministra. È necessario intervenire. Non ci rassegniamo a questa «filosofia dell’emarginazione», lotteremo perché l’autostrada arrivi fino a noi. Desideriamo capire se i sindaci saranno al nostro fianco».