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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1250
RAGUSA - 03/05/2014
Attualità - Le sorgenti che riforniscono i vari bacini d’acqua sono corrotte

Inquinato il 60% delle risorse idriche della terra iblea

Il degrado è diffuso in tutte le zone della provincia ed ha picchi in corrispondenza dei fiumi
Foto CorrierediRagusa.it

Il 60% per cento delle risorse idriche della provincia sono a rischio. Le sorgenti che riforniscono i vari bacini d´acqua sono corrotte e presentano valori pericolosi. Il degrado è diffuso in tutte le zone della provincia ed ha picchi in corrispondenza dei fiumi; l´Ippari nel vittoriese, l´Irminio nel ragusano e la Fiumara nel modicano. Tra i bacini in pericolo anche la diga S. Rosalia dove la presenza di manganese va lentamente ma costantemente aumentando. I dati sono stati illustrati con dovizia di particolari, di documentazione fotografica e di elementi scientifici nel corso del convegno tenutosi presso l´auditorium S. Vincenzo Ferreri ad Ibla nell´ambito degli eventi organizzati per il 40mo anno della presenza del Centro Ibleo Ricerche Idrogeologiche(Cirs). Rosario Ruggeri, funzionario del Genio Civile e Lucia Antoci, dirigente dell´Arpa, hanno ribadito fatti e circostanze che da anni vengono segnalate alle varie amministrazioni ma sono puntualmente ignorate.

Rosario Ruggeri è stato chiaro sullo stato delle sorgenti che riforniscono la città di Ragusa: "La Oro è costantemente inquinata, la Misericordia in maniera periodica. Ci sono interscambi tra le due fonti che stiamo cercando di studiare per capire cosa succede ed eventualmente modulare degli interventi. Ma il quadro è assolutamente da regolamentare. Le sorgenti sono ancora da mettere in sicurezza. Non dimentichiamo che tutto ciò, nei mesi scorsi, ha determinato una crisi idrica di portata storica per la città di Ragusa». Se Ragusa piange Modica non ride perchè il sistema della depurazione delle acque alla Fiumara è obsoleto e non funziona con sversamenti periodici sul letto del torrente che porta l´acqua prima a Salto di Lepre e poi a Scicli e nel frattempo viene usata per l´irrigazione dei campi. L´Ippari, hanno denunciato i relatori, è "una fogna a cielo aperto" perchè vi scaricano Comiso e Vittoria e nessun filtro efficace viene operato.

Succede anche alla sorgente Cafeo dove si registrano valori abnormi con corpi solidi sospesi sull´acqua. E´ insomma un quadro devastante per il cui risanamento serve un´azione sinergica delle varie amministrazioni per tamponare almeno il degrado e soprattutto la salute dei cittadini che quotidianamente usufruiscono del bene acqua e che solo nel momento in cui trovano i rubinetti a secco prendono coscienza del problema. In una provincia con la più alto consumo di fitofarmaci in Sicilia, con un patrimonio ovino e bovino ragguardevole che produce ogni giorno centinaia di chili di escrementi, con presenze antropiche importanti e coltivazioni intensive tra le più estese dell´isola servirebbe un piano di salvaguardia delle sorgenti e delle falde acquifere che non c´è. E soprattutto sistemi di depurazione moderni ed efficaci mentre allo stato i depuratori risalgono agli anni 70´ e 80´ nella migliore delle ipotesi.

Si assiste invece ad un gioco delle parti con gli organi tecnici e scientifici da un lato a lanciare allarmi ed organizzare in modo lodevole convegni e dall´altro con amministrazioni sorde e distratte ma anche senza risorse da investire, o meglio con preferenze di investimento che vanno in tutt´altra direzione anche se l´acqua è risorsa primaria ed imprescindibile per la salute umana e la salvaguardia dell´ambiente.

Nella foto in alto il depuratore di contrada Lusia a Ragusa