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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1309
RAGUSA - 21/04/2014
Attualità - Le analisi della Confesercenti e della Uil sul momento che il comparto attraversa

Commercio in crisi nonostante le aperture festive

La Uil registra oltre il 50 per cento di locali chiusi in molti centri commerciali e una caduta drastica del numero d’imprese attive nel terziario ubicate nei centri storici e convenzionali Foto Corrierediragusa.it

Crisi del commercio ed aperture festive. Sindacati ed organizzazioni di categoria sono preoccupati ed uniti nel dire no innanzitutto alle aperture festive indiscriminate a cominciare dal Lunedì di Pasqua. Lo aveva già detto la Confasl e lo ha ribadito la Confesercenti nella sua assemblea. Il presidente Massimo Giudice si è appellato al Prefetto dichiarando che non è " possibile essere colpiti da ossessione da aperture. Sono troppe durante l´anno, con disagi soprattutto per i lavoratori. Già da tempo abbiamo avviato la campagna "Libera la domenica"" perché riteniamo che le aperture domenicali rischino di diventare un boomerang sia per i lavoratori che per gli stessi clienti invogliati a comprare ma a volte trovandosi dinnanzi ad offerte che tali non sono. Adesso alle domeniche si aggiungono inopinatamente anche altri giorni festivi come la tradizionale "Pasquetta" con alcuni centri commerciali, anche in provincia di Ragusa, che hanno deciso di aprire. Credo che in questo modo si stia davvero esagerando".

Non meno dura è l´analisi dell´Uil che ha analizzato il momento del comparto commercio. La Uil registra oltre il 50 per cento di locali chiusi in molti centri commerciali e una caduta drastica del numero d’imprese attive nel terziario ubicate nei centri storici e convenzionali. Si sono inoltre persi negli ultimi tre anni più di 400 posti di lavoro ed è un numero che tende sempre più al rialzo. Il terziario non riesce più ad assorbire i lavoratori espulsi dagli altri settori come avveniva in passato e ciò è testimoniato dalle liste di mobilità, ferme oramai da molti anni per impossibilità di ricollocazione, anche temporanea, in settori che da sempre hanno rappresentato un paracadute sociale di tutto rispetto, quali il commercio e i servizi, per quei lavoratori espulsi da diversi e altri cicli produttivi.