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RAGUSA - 06/02/2014
Attualità - Il sindacato accusa la proprietà di una "sbagliata politica industriale"

Crisi, chiude la Tidona Prefabbricati

I bilanci del gruppo parlano chiaro, come rileva la Fillea CGIL, perchè l’esposizione è pari ad una decina di milioni di euro: l’azienda è in debito con fornitori, INPS ed i lavoratori che vantano crediti importanti Foto Corrierediragusa.it

La crisi colpisce duro. Una decisione inattesa per i cento lavoratori del Gruppo Tidona prefabbricati che da qualche giorno sono stati posti in cassa integrazione per la chiusura dell´attività aziendale. Sono cento lavoratori che pagano una crisi di mercato che per il gruppo ragusano è andata sempre peggiorando dal 2008 e che è arrivata ad un punto di non ritorno. I bilanci del gruppo parlano chiaro, come rileva la Fillea CGIL, perchè l´esposizione è pari ad una decina di milioni di euro: l´azienda è in debito con fornitori, INPS ed i lavoratori che vantano crediti importanti.

Questi ultimi infatti non percepiscono lo stipendio dal novembre 2013 e non avranno corrisposti i loro emolumenti: il T.F.R., le loro retribuzioni, il mancato preavviso, le ferie maturate e non pagate. Dice il segretario Paolo Aquila: "Per il mondo del lavoro oggi è una giornata di lutto perchè l´economia della provincia di Ragusa sta subendo un ulteriore duro e pesante colpo". La chiusura della azienda presenta un salto nel buio per i lavoratori che pagheranno i costi dello stato di crisi.

Come segnala il sindacato: "Il gruppo Tidona, attraverso un percorso già pianificato da mesi, ha individuato il modo per risolvere e affrontare la situazione debitoria e di crisi del lavoro. Attraverso le normative vigenti, nel caso di procedure concorsuali e di concordato preventivo, i lavoratori potranno ottenere dalla tesoreria dell´ INPS, attraverso il fondo di garanzia, una parte del loro credito: il TFR e tre mensilità, in modo parziale, ossia un importo mensile non superiore a 860,00 euro. Gli ulteriori crediti difficilmente saranno recuperabili, salvo l’eventuale procedura concorsuale se andrà a buon fine".

La mancanza di commesse, l´espansione dell´offerta, l´alto costo del lavoro sono i motivi alla base della decisione della proprietà di chiudere. Per il sindacato c´è anche una politica industriale sbagliata che non ha pagato e che riduce sul lastrico un centinaio di famiglie con tutte le conseguenze del caso.

LA CRISI DELL´EDILIZIA IN SICILIA
Settantamila posti di lavoro in meno, una contrazione del 60 per cento delle gare pubbliche e circa 600 imprese fallite, di cui solo 475 l´anno scorso. A snocciolare i dati della crisi dell´edilizia in Sicilia nell´ulimo quinquennio è la Fillea Cgil; un vero e proprio bollettino di guerra che assume connotati devastanti. I dati della cassa edile mostrano, infatti, una realtà in cui, dal 2008 al 2013, la massa salariale è diminuita di circa 50 milioni di euro. Il numero degli operai attivi si è praticamente dimezzato, passando da 10.877 a 5.173, così come le ore lavorate da 8.542.503 del 2008 sono scese a 2.503.792 nel 2013. Drastica riduzione anche delle imprese attive che da 2.311 del 2008 sono passate, nel 2013, a 1.455. ´´Senza dubbio - ha detto Mauro Livi della segreteria nazionale della Fillea Cgil - c´è un problema al sud e gli indicatori dell´edilizia mostrano una situazione preoccupante. Sono indispensabili - ha proseguito - interventi che mettano al centro il lavoro, gli investimenti, i diritti e il rispetto delle regole con i rinnovi dei contratti´´.

In Sicilia, infatti, nel 2012 le ore lavorate e il monte salario sono diminuiti del 22%, mentre nel resto d´Italia del 7% così come gli operai siciliani sono scesi al 24% rispetto al 12% del Paese. Nel corso dei lavori sono state illustrate anche le proposte del sindacato, presentate al Governo regionale e nazionale, per una burocrazia più snella e per accelerare l´iter affinché siano rese subito disponibili le risorse già stanziate dando alle imprese aggiudicatarie degli appalti la possibilità di avviare i lavori.