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RAGUSA - 05/12/2013
Attualità - I dati emersi dal Convegno promosso dalla FLC Cgil sul tema "Per la Sicilia, ripartiamo dalla scuola"

Ragusa maglia nera in Sicilia per la dispersione scolastica

In provincia il 30,47% degli studenti in età dell’obbligo non frequenta la scuola. La media è superiore persino alla media regionale che si ferma al 22.48% Foto Corrierediragusa.it

Maglia nera in Sicilia per Ragusa e provincia in fatto di dispersione scolastica. I dati resi noti nel corso di un convegno promosso dalla FLC Cgil sul tema "Per la Sicilia, ripartiamo dalla scuola", sono allarmanti e si commentano da sè. In provincia il 30,47% degli studenti in età dell´obbligo non frequenta la scuola. La media è superiore persino alla media regionale che si ferma al 22.48% (0.73% scuola primaria, 7.60% scuola secondaria di 1° grado, 14.15% scuola secondaria di 2° grado). Questi, nello specifico, i numeri della provincia di Ragusa: 0,73% di dispersione nella scuola Primaria; 9,36% nella secondaria di 1° grado e 20,38% nella secondaria di 2° grado. Non si conoscono ancora, invece, i numeri ufficiali relativi ai singoli comuni, ma, stando a quelli non confermati, le realtà più interessate dal fenomeno dovrebbero essere quelle di S.Croce Camerina, Scicli e Vittoria, non a caso i comuni dove più alta è la presenza di famiglie extracomunitarie.

«A seguito della pubblicazione di tali allarmanti numeri la Flc-Cgil di Ragusa, in collaborazione con la Rete degli studenti medi, ha consegnato alla Regione una petizione per varare la legge sul diritto allo studio e affrontare il problema dispersione» ha detto Adriano Rizza, segretario provinciale di FLC CGIL Ragusa. «La riduzione dell´organico e degli istituti -ci fa detenere, inoltre, insieme a tutte le scuole del Sud Italia, un altro primato negativo nella Primaria. Ai nostri alunni che non hanno il tempo pieno come quelli del nord Italia, infatti, alla fine dei 5 anni del percorso è come se mancassero 2 anni e mezzo di studi e la situazione si è ulteriormente aggravata dopo la riforma Gelmini che ha ridotto le ore settimanali da 30 a 27».