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RAGUSA - 10/11/2013
Attualità - Promosso dalla Cattedra di Storia Contempooranea della Struttura didattica speciale di Ibla

Come rendere viva la convenzione Unesco

Esaminate le origini del concetto di patrimonio culturale immateriale, rintracciandole nelle istanze partecipative dei Paesi africani, asiatici e latino-americani

Le convenzioni Unesco sul patrimonio tra tradizione e invenzione, identità e diversità culturale è stato il tema del convegno organizzato dalla Cattedra di Storia contemporanea della Struttura didattica speciale di Ragusa e si è tenuto all´Auditorium S. Teresa.

Il convegno si proponeva di avviare un confronto multidisciplinare sui processi storici di patrimonializzazione innescati all´inizio degli anni Settanta dalla Convenzione sul Patrimonio dell´Umanità, ed è servito tra l´altro ad analizzare i processi locali di tutela, valorizzazione e salvaguardia dei siti Unesco .

Il sindaco Federico Piccitto ha sottolineato come ad Ibla si sia investito tanto nel restauro degli immobili e poco nella loro gestione: «La sfida che oggi ci si presenta è quella di rendere fruibili palazzi e monumenti». Dopo il «benvenuto» del vicepresidente della Struttura didattica speciale di Ragusa Giuseppe Traina, i lavori del convegno sono entrati nel vivo con le relazioni di Gabor Sonkoly e Gino Satta.

Sonkoly, storico, direttore del Dipartimento di Storiografia europea e scienze sociali all´Eötvös Loránd University (ELTE) di Budapest (Ungheria), nel suo intervento su "The Historic Urban Landscape, between Modernism and Presentism" ha esaminato il concetto di Historic Urban Landscape (HUL), recentemente introdotto nel linguaggio Unesco e che prende in esame ai fini della tutela e conservazione sia il patrimonio tangibile («built and natural heritage») sia quello immateriale («social and cultural heritage»), evidenziandone limiti e potenzialità.

Satta, docente di Antropologia economica nell´Università di Modena e Reggio Emilia e curatore dell´ultimo numero della rivista «Parolechiave», ha esaminato le origini del concetto di patrimonio culturale immateriale, rintracciandole nelle istanze partecipative dei Paesi africani, asiatici e latino-americani.

Giorgio Flaccavento, storico locale e componente del Laboratorio Insieme in città (Ragusa), nel suo intervento ha ricostruito la genesi di una candidatura, ricordando i processi politici, culturali e sociali che portarono alla nascita del sito Unesco "Città tardo-barocche del Val di Noto».

Al termine della tavola rotonda che ha visto la partecipazione dei docenti Gino Satta e Salvo Torre e dei rappresentanti di club Unesco di Ragusa, Modica e Scicli, Melania Nucifora,docente di Storia contemporanea dell´Università di Catania e coordinatrice del convegno, ha tirato le conclusioni, fornendo importanti spunti di riflessione.

«Dal convegno è emerso un profondo disagio del mondo scientifico – ha detto la studiosa – di fronte alla difficile codificazione di nozioni (identità, diversità culturale, autenticità...) costruite intorno al tema sempre più centrale a scala globale del patrimonio culturale, sul quale, però, al di là del senso comune ancora permangono ambiguità e divergenze disciplinari. E´ emersa con chiarezza la problematicità e complessità di un concetto, come quello di patrimonializzazione, solo apparentemente pacifico e che invece è da sempre è oggetto di negoziazioni, strumentalizzazioni ideologiche e azioni politiche».