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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1324
RAGUSA - 31/08/2013
Attualità - Lo studio promosso da Found! evidenzia sfiducia e preoccupazione per 8 italiani su 10

La "sindrome di Ulisse" per chi rientra in città dalle vacanze

A turbare il sonno degli italiani sono soprattutto il lavoro (36%) che, spesso manca o comunque è talmente precario da non garantire un futuro roseo. Altri veri spauracchi sono rappresentati dal mutuo della casa (28%) e le spese domestiche (16%)

Il ritorno al lavoro, dopo le vacanze estive, provoca in 8 italiani su 10 la "Sindrome di Ulisse". I sintomi sono la sfiducia e la preoccupazione per il futuro accentuate dal ritorno alla routine quotidiana dopo il relax e la voglia d’evasione tipica delle ferie estive, oramai alle spalle. Proprio come l’eroe di Omero, gli italiani si sentono smarriti, in balia degli eventi, speranzosi di ritrovare il prima possibile un po’ più di tranquillità e serenità, quella che per l’eroe dell’Odissea era la sua terra, Itaca.

Lo studio promosso da Found! ha raccolto le opinioni di circa 1000 italiani, uomini e donne, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, forum e community digitali per capire in che modo vivono gli italiani il ritorno in città. Ben 8 intervistati su 10 (82%) si dichiarano scontenti e demoralizzati, mentre solo il’12% è soddisfatto di riprendere i propri ritmi quotidiani. Quali sono i motivi principali? A turbare il sonno degli italiani sono soprattutto il lavoro (36%) che, spesso manca o comunque è talmente precario da non garantire un futuro roseo. Altri veri spauracchi sono rappresentati dal mutuo della casa (28%)e le spese domestiche (16%).

Il ritorno in città è dunque vissuto con un senso di smarrimento proprio come quello che colpì Ulisse, che vagava senza orientamento nel mezzo delle tempeste di mare con la propria nave ed i suoi uomini. Proprio come l’eroe greco, oggi gli italiani sembrano aver «perso la bussola», non avendo più punti di riferimento precisi sui quali porre le basi per il proprio futuro. Altri sentimenti che caratterizzano lo stato d’animo degli italiani sono la paura dovuta all’incertezza economica (31%), ansia di dover far quadrare i conti ed arrivare alla fine del mese (27%), sfiducia (22%) nei confronti sia del futuro prossimo che dell’attuale classe dirigente.

La maggioranza (31%), è sfiduciata e confessa di avere un atteggiamento passivo e rassegnato, ritenendo che le cose, purtroppo, difficilmente riusciranno a cambiare a breve. Altri rimangono pessimisti, ma con atteggiamento propositivo (25%), continuando comunque a cercare nuove occasioni ed appigli diversi per portare avanti i propri progetti di vita. Una piccola minoranza (12%) si dichiara ottimista, ritenendo che, in tempo di crisi, questa angoscia e negatività possa tramutarsi in un occasione per emergere dalla massa e crearsi nuove opportunità e possibilità di affermazione. «Il pericolo è quello di rimanere fissi, rigidi, nella speranza che le garanzie di un tempo ritornino ad esserci – aggiunge lo psicoterapeuta Roberto Pani - Occorre invece, prepararsi ad accettare una nuova era, aprirsi a delle possibilità di rinnovamento che possano solo portare ad un miglioramento».