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RAGUSA - 03/08/2013
Attualità - La presunta vittima ha annunciato ricorso in appello avverso la sentenza del giudice del lavoro

Nè mobbing nè violenza sessuale per Licciardi

La Cgil potrebbe a questo punto presentare appello per vedere riconosciute le spese legali, che definisce, comunque "residuali" Foto Corrierediragusa.it

Non ci fu mobbing ed il licenziamento fu legittimo. Il giudice del Lavoro presso il tribunale di Ragusa ha rigettato il ricorso di Romina Licciardi (foto), già dipendente della Cgil, tendente al reintegro nella sua posizione di lavoro per la pretesa nullità ed illegittimità del provvedimento firmato nell´aprile del 2010 dal segretario Giovanni Avola. Il Giudice ha ritenuto fondata la giusta causa nell´operato del sindacato ed ha inoltre rigettato le pretese di risarcimento della Licciardi. Questa, infatti, aveva denunciato una violenza sessuale, che si è rilevata infondata, così come ogni rilievo rispetto alle ritorsioni ed al mobbing che la Licciardi aveva denunciato. Dal punti di vista economico e dell´inquadramento professionale il Giudice ha riconosciuto alla Licciardi la regolarizzazione ai soli fini contributivi di quindici mensilità lavorate oltre che del relativo Tfr e ferie non godute, che si sostanziano in poche centinaia di euro. Il segretario generale Giovanni Avola non ha voluto commentare la sentenza ma il sindacato ha ritenuto di dover rendere noto "L´esito della vertenza di lavoro per mettere fine in modo definitivo alla vicenda dopo oltre tre anni e mezzo di illazioni ed insinuazioni in danno del buon nome della Cgil ragusana, a dimostrazione del fatto che chi sa attendere non corre il rischio di mettere il carro innanzi ai buoi.»

Il sindacato potrebbe a questo punto presentare appello per vedere riconosciute le spese legali, che definisce, comunque "residuali". Romina Licciardi iniziò la sua vertenza con il sindacato in cui aveva lavorato per anni, anche con ruoli di responsabilità, denunciando di essere stata oggetto di mobbing perchè aveva diffuso un documento ritenuto lesivo da parte dei dirigenti sindacali in quanto contenente notizie sensibili su lavoro nero, tentata estorsione delle dimissioni e tentata violenza. Il sindacato aveva subito preso posizione dichiarando che la dipendente non era spesso presente sul posto di lavoro ed era assente ogni volta che si doveva sottoporre a visite fiscali. Ora la sentenza del giudice che ha messo fine alla la vicenda con buona pace di tutti. La Licciardi ha annunciato ricorso in appello.