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RAGUSA - 07/03/2013
Attualità - Permane l’inquinamento e la situazione resta critica

Pozzi restano chiusi, ne servono altri

Operative intanto solo due autobotti per l’approvigionamento idrico Foto Corrierediragusa.it

Emergenza idrica: nuovo vertice in prefettura. A fare gli onori si casa ovviamente il prefetto Annunziato Vardè. All’incontro hanno preso parte tra gli altri il Commissario straordinario del Comune Margherita Rizza e del Direttore Sanitario dell’Asp Vito Amato. La situazione resta critica, in quanto i pozzi B e B1 continuano a rimanere inquinati. Tramontata quindi l’ipotesi di riaprire i pozzi, sebbene evidenziano la non potabilità dell’acqua per i residenti, a causa dei rischi alla salute che potrebbero correre questi ultimi. Il Direttore sanitario dell’Asp suggerisce quindi la ricerca di pozzi alternativi o di un sistema di potabilità diverso, con un pre filtro che possa dare la possibilità di captare le spore.

Intanto dal Comune fanno sapere che sono due le autobotti comunali in servizio, assieme ad una messa dei Vigili del Fuoco ed un´altra dall´Ispettorato Ripartimentale Foreste, per garantire il servizio di approvvigionamento nelle zone della città in cui si registra l´emergenza idrica. Nelle prossime ore le autobotti torneranno ad essere tre.

IL PRECEDENTE VERTICE IN PREFETTURA
Ancora una riunione in Prefettura per discutere dell’emergenza idrica. E’ la seconda nel giro di una settimana e dovrà sciogliere alcuni nodi mentre i disagi per le famiglie crescono invece di diminuire. L’insufficienza delle autobotti, appena tre sulle nove disponibili, ha appesantito i tempi di attesa anche perché le richieste di rifornimento di acqua sono 400 al giorno. I conti dicono che per un condominio di venti famiglie occorrono 18 mila litri di acqua ogni tre giorni con una spesa di 100 euro a rifornimento. Si tratta di venti euro a settimana per ogni famiglia ma i costi sono destinati a lievitare con il bel tempo ed il maggior consumo di acqua se le temperature aumenteranno e la crisi non verrà risolta. Uno dei nodi che dovranno essere sciolti in Prefettura è l’ipotesi di immettere l’acqua dai pozzi B e B1 solo per fini igienico-sanitari e non per uso della persona. E’ il suggerimento che sin dal primo momento ha indicato l’Asp ma che ha bisogno di una capillare campagna di informazione per non correre rischi. L’immissione dell’acqua non perfettamente potabile nella conduttura tuttavia provocherebbe danni a tutto il sistema di distribuzione e questo è un elemento che non va sottovalutato in proiezione futura. L’idea dell’associazione «Partecipiamo» che propone l’utilizzo in via temporanea di potabilizzatori è anche sul tavolo della discussione ma non ha suscitato entusiasmi a palazzo dell’Aquila.

La proposta di "Partecipiamo"
«Partecipiamo» ha la ricetta per risolvere l’emergenza idrica in città. Chiede i potabilizzatori per l´acqua erogata dai due pozzi "incriminati". L’associazione è da tempo scesa in campo per affrontare con proposte praticabili una situazione che sembra essersi avvitata su se stessa ed ha avviato nel contempo, per conto dei suoi aderenti, la richiesta di accesso agli atti per acquisire i dati delle analisi degli due anni per l’acqua erogata nel territorio comunale. Intanto mancano infatti i mezzi per rifornire condomini e famiglie ed i fondi per affrontare l’emergenza scarseggiano.

«Partecipiamo» ha già fatto un po’ di conti in tasca al commissario Margherita Rizza ed ha verificato che le delibere di impegno di spesa per l’acqua prevedono già 20 mila euro per appena due settimane. Conti alla mano sono 40 mila euro al mese, cpon punte di 73 mila euro nei 15 giorni di febbraio, oltre ai soldi che le famiglie, rivolgendosi ai privati, devono sborsare di tasca propria. Se si calcola che sono circa 3.500 famiglie che devono sostenere circa 50 euro di spesa al mese si raggiunge una cifra ragguardevole. La soluzione proposta da «Partecipiamo» è il ricorso ai potabilizzatori, macchinari che rendono l’acqua perfettamente potabile e che potrebbero essere anche noleggiati al costo di 120 mila euro l’anno.

Dicono Marcella Scrofani, presidente di «Partecipiano» e Concetta Camillieri, portavoce dell’associazione : «Si tratta di sistemi, ma ci sono anche gli anelli di ferrite, che vengono usati anche in zone di guerra e che eliminano perfino l´uranio oltre che materiali in sospensione, polvere, cloro, solventi, colore, batteri come i protozoi riscontrati nell´inquinamento a Ragusa, pesticidi, amianto, sali, nitrati, metalli pesanti, olio, emulsioni, agenti tensioattivi, contaminazioni radioattive. In questi impianti la linea di trattamento è costituita da un sistema clorazione con successivo trattamento di ultrafiltrazione su membrana e con sistema di disinfezione a lampada UV finale inviando l´acqua di scarto allo scarico.

L´acqua grezza subisce un pre-trattamento mediante una filtrazione di sicurezza a cartuccia con un grado di filtrazione di 100 u. Viene poi clorata ed inviata ai moduli di ultrafiltrazione per la successiva fase di potabilizzazione; qui le sostanze inquinanti vengono trattenute dalle fibre e separate dall´acqua depurata. L´acqua, precedentemente ultrafiltrata, viene poi debatterizzata mediante specifica irradiazione a lampade ultravioletti per poi venire condizionata come disinfezione finale a copertura delle rete di distribuzione per renderla adatta al consumo umano». Questa proposta sarà illustrata al Commissario straordinario alla quale «Partecipiamo» ha chiesto un incontro.