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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:21 - Lettori online 967
RAGUSA - 31/03/2008
Attualità - Ragusa - Lettera alla comunità di Mons. Urso

Ragusa: Il Vescovo invita alla riflessione

E’ stata letta durante la veglia di preghiera in Cattedrale Foto Corrierediragusa.it

Pubblichiamo integralmente la lettera del Vescovo della Diocesi di Ragusa Monsignor Paolo Urso (nella foto). La lettera è stata letta alla comunità cristiana nell´ambito della veglia di preghiera in cattedrale come "Invito alla riflessione per una scelta coerente".


Carissimi amici,

è la prima volta che vi scrivo in occasione di appuntamenti elettorali.

Ho molto riflettuto e pregato prima di farlo; ho chiesto a preti e laici se era opportuno e utile, giacché è alto il rischio di essere frainteso o strumentalizzato. Inoltre, sono profondamente convinto che «la Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile. Non può e non deve mettersi al posto dello Stato» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 28); così come sono profondamente convinto della necessità di una sana laicità dello Stato che, non mortificando nessuno, promuove e sostiene la libertà di tutti i cittadini.

Sollecitato dal parere unanime dei consigli diocesani, presbiterale e pastorale, desidero consegnarvi alcuni spunti di riflessione. Ciascuno, poi, deciderà liberamente che cosa fare, lasciandosi guidare dal criterio ultimo della propria coscienza civile e morale.

La Chiesa che è in Ragusa non appoggia alcun partito e non propone alcun candidato. Il Presidente dei vescovi italiani ha recentemente ribadito: «confermiamo la linea di non coinvolgimento, come Chiesa, e dunque come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito» (10.3.2008).

La Chiesa esprime gratitudine e incoraggiamento a quei cristiani che, come cittadini e sotto la propria responsabilità, con generosità e coraggio, animati dall’amore di Cristo e lucidamente consapevoli di avere le qualità necessarie, hanno deciso di impegnarsi nel difficile terreno del confronto politico, presentandosi come candidati.

Per noi cristiani non esiste la categoria del «nemico», né la logica della «distruzione» del diverso, né lo stile delle offese. Gesù chiamò amico colui che stava per tradirlo (vangelo di Matteo 26,50) e san Francesco disse che «l’ingiuria fa torto non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno» (Regola non bollata, IX, 9).

Noi cristiani rifiutiamo la litigiosità vuota e sterile e ci confrontiamo con serietà, franchezza e rispetto, nella libertà e verità, per decidere e attuare ciò che serve realmente al bene di tutti.

Non possiamo farci risucchiare in logiche che ci sono estranee. La diversa appartenenza politica non può e non deve dividerci, perché crediamo che «ogni uomo è mio fratello» e siamo chiamati a testimoniare la fraternità sempre.

Le scelte non si compiono secondo i criteri della parentela, della simpatia, della gratitudine, dell’amicizia, del tornaconto personale. Nessuno deve delegare ad altri le proprie scelte, ma ognuno ha il dovere di informarsi, pensare, cercare di comprendere, valutare.

Qualcuno, forse, mi darà dell’ingenuo e sorriderà con un pizzico di benevolo (almeno lo spero) compatimento. Ma è necessario ritornare a chiedere con determinazione che i candidati abbiano competenza, onestà, correttezza, amore alla Città e al Paese, disinteresse, libertà interiore, volontà di «ripartire dagli ultimi», capacità di vedere con gli occhi dei poveri, dei deboli, dei diversamente abili e degli esclusi. Infatti, come disse già S. Agostino, «uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 28).

? ovvio che bisogna credere a chi questi valori li pratica con coerenza, sia nella vita privata che in quella pubblica, e non solo li enuncia nelle piazze.

Giovanni Paolo II disse che «la Chiesa non può mai abbandonare l’uomo» (4.7.1998). Vedo tanta sofferenza, tanta delusione, tanta paura, tanta amarezza! Per non abbandonare l’uomo, la Chiesa anche oggi si fa portavoce di alcune essenziali esigenze: il pane, il lavoro in condizioni di sicurezza, i salari e le pensioni; un serio percorso formativo ed educativo; il riconoscimento della dignità umana, la solidarietà sociale, la difesa e la promozione della vita e della famiglia; la lotta alla discriminazione; il rispetto dell’ambiente e della legalità; un deciso impegno per la pace.

San Paolo ci esorta a fare «domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità» (Prima lettera a Timoteo 2,1-2). Infatti, «se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode» (Salmo 127, 1).

Con tanto affetto.