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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 1095
RAGUSA - 04/02/2013
Attualità - I lavori costeranno 5mila euro

Crisi idrica: allaccio conduttura Asi

Intanto i due pozzi restano chiusi Foto Corrierediragusa.it

I due pozzi restano chiusi ma si «apre» quello del Consorzio Asi. I disagi sono destinati a continuare per migliaia di famiglie ma almeno saranno alleviati in attesa di dati più confortanti sulla potabilità dell’acqua nel pozzo B. I lavori di allacciamento alla rete idrica comunale all’acquedotto dell’Asi sono cominciati ieri pomeriggio e saranno completati in un paio di giorni: costeranno 5mila euro circa. La conduttura costerà cinque mila euro e consentirà di immettere nella rete l’acqua del serbatoio. Questa servirà soprattutto per i residenti nella parta bassa della città, via Paestum, piazza Croce, viale Di Vittorio e dintorni, mentre in zona Selvaggio e quelle a nord i nove camion messi a disposizione dall’amministrazione continueranno a fare la spoletta. A questi si aggiungono quelli privati al costo di 90-100 euro a carico per circa otto mila litri di acqua. Non ci sono altre soluzioni al momento e l’emergenza acqua pesa perché i rifornimenti pubblici impiegano anche una settimana dalla richiesta ad arrivare.

I tecnici ed i funzionari dell’Asp sono impegnati a verificare le risultanze degli esami sulla potabilità. Negli ultimi giorni i valori si sono abbassati soprattutto nel pozzo B ma prima che venga presa una decisione sull’immissione in rete gli esami dovranno essere stabili per qualche giorno. E’ tramontata l’ipotesi, invero troppo rischiosa, di utilizzare comunque l’acqua limitandola solo per fini alimentari. Anziani e bambini sarebbero veramente a rischio e nessuno vuole incorrere in un caso del genere per tutti i risvolti che potrebbe avere anche dal punto di vista penale.

RACCOLTE 200 FIRME IN 2 ORE PER ACQUA POTABILE
I ragusani fanno la fila per firmare contro l’ente comunale coinvolto in una delle vicende più brutte della sua storia per via dei pozzi inquinati e per la carenza di acqua che buona parte della città sta patendo.
In meno di due ore oltre duecento cittadini, per la maggior parte residenti nelle zone interessate dall’attuale emergenza idrica, hanno sottoscritto la raccolta di firme promossa dall’associazione «Partecipiamo Ragusa» per la diffida e messa in mora del Comune di Ragusa relativamente alla vicenda dei pozzi inquinati e la conseguente mancanza di acqua in tante zone della città.

Una risposta straordinaria da parte dei cittadini, molti dei quali esasperati dal protrarsi di questa situazione, che hanno affollato la zona occupata dai banchetti dell’associazione situati all’incrocio tra via Paestum e Via Colajanni, nelle vicinanze del campo di calcio. Contestualmente sono state firmate dai cittadini 76 richieste di accesso agli atti indirizzati al Comune e volte a conoscere la reale entità del problema.

Molti residenti hanno anche usufruito dell’erogazione di acqua di un’autobotte messa a disposizione gratuitamente dall’associazione promotrice per aiutare i cittadini in questo momento di disagio.
Nei prossimi giorni le firme raccolte costituiranno parte integrante di una lettera di diffida e messa in mora indirizzata al Comune di Ragusa nella persona del commissario straordinario. Saranno depositate altresì presso gli uffici competenti le richieste di accesso agli atti firmate dai cittadini.

La portavoce Concetta Camillieri e il presidente dell’associazione «Partecipiamo» Marcella Scrofani esprimono la loro soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, ringraziano tutti che coloro che l’hanno resa possibile, e ribadiscono l’impegno dell’associazione a fare chiarezza nelle sedi opportune circa le responsabilità di quanto accaduto al fine di dare ai cittadini risposte rapide e concrete.

L´INCHIESTA DELLA PROCURA DI RAGUSA SULLE CAUSE DELL´INQUINAMENTO
Violazione della normativa in materia ambientale. Per questa ipotesi di reato numerosi imprenditori agricoli sono finiti nel registro degli indagati dell’inchiesta avviata dal procuratore di Ragusa Carmelo Petralia sull’inquinamento di natura fecale del pozzo B1 e delle altre infiltrazioni inquinanti nel pozzo B2, entrambi chiusi.

Un’azienda è stata sequestrata e i sigilli potrebbero nelle prossime ore essere apposti anche ad altre sei aziende agricole dell’altopiano ibleo, i cui impianti di smaltimento di reflui e materiali organici di animali non risulterebbero a norma, avendo quindi determinato l’inquinamento dei due pozzi e la conseguente crisi idrica per quasi due terzi della città, i cui residenti si riforniscono come possono, tramite autobotti private e con l’ausilio di vigili del fuoco e protezione civile per far fronte alle migliaia di richieste di approvvigionamento idrico.