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RAGUSA - 29/01/2013
Attualità - Dall’antica Roma a oggi, come si è affinata l’arte del taroccamento

La contraffazione, una vera e propria industria criminale

Il fenomeno della contraffazione ha gravi ripercussioni sull’economia del nostro Paese e dell’Unione europea e interessa tutti i settori merceologici

Si sbaglia, oggi, nel ritenere la contraffazione un reato di lieve entità e di modesta rilevanza sociale, superficialità che non tiene conto degli effetti negativi che ricadono sulla tutela degli interessi collettivi. Parimenti, si sbaglia nel ritenere la contraffazione un reato che nasce con l’affermazione dello sviluppo informatico. Per la verità, già nell’antica Roma venivano contraffatti vasi e manufatti mediante la materiale falsificazione dei sigilli, tant’è che la più famosa tra i falsi storici è la Donazione di Costantino, editto attraverso il quale nel 315 d.C. l’Imperatore romano Costantino avrebbe attribuito la sovranità sulle cinque chiese patriarcali al pontefice, suoi successori, e la superiorità del potere papale su quello imperiale.

Il ricorso all’accenno storico ci consegna uno spaccato di riflessione che, seppur datato, offre una sintesi incontrovertibile: la contraffazione appartiene alla storia dell’umanità. Sono cambiati i tempi, ma la contraffazione resiste ed esiste massicciamente anche oggi, con sfaccettature ancor più complesse e articolate. La globalizzazione ha accentuato i limiti della territorialità e la compressione dello spazio/tempo, offrendo alle economie criminali strumenti più raffinati e traffici impensabili fino a qualche anno fa. Così oggi tale pratica ha assunto la dimensione di una vera e propria industria criminale: studia il mercato; si adatta alla domanda; si muove secondo logiche e dinamiche di tipica impresa transnazionale. La contraffazione sfrutta le immense opportunità che il web oggi offre: disarmonia normativa fra le nazioni e formazione di ricchezza nomade. La contraffazione è un fenomeno trasversale a tutte le economie legali e sta diventando una seria minaccia per il cittadino, per l’impresa e per lo sviluppo del Paese, senza dimenticare gli aspetti di sicurezza connessi alla circolazione di un prodotto alterato.

La contraffazione oggi ha assunto dimensioni transnazionali, estendendosi ad ogni settore produttivo. Il fenomeno è assai complesso e trasversale perché produce danni notevoli, e gli effetti distorsivi che ictu oculi immediatamente vengono percepiti afferiscono: a) al danno che le imprese subiscono per effetto delle riduzioni di fatturato e possibili pregiudizi di immagine; b) ai consumatori, che ritengono di acquistare come originali prodotti che non lo sono; c) agli eventuali rischi connessi alla salute; d) ai lavoratori, che subiscono gli effetti di una riduzione occupazionale di lavoro regolare; e) alle mancate entrate erariali. Il termine contraffazione viene usato, nel linguaggio comune, per indicare tutte quelle merci che – in generale – sono considerate «non genuine» o pericolose, o che non rispondono ai requisiti minimi previsti per la tipologia alla quale appartengono, ovvero che recano segni o elementi distintivi falsi o mendaci. Pertanto, una merce è contraffatta quando - ai sensi del Regolamento CE n.1383/2003 – alla stessa «è stato apposto senza autorizzazione un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio…»

Il fenomeno della contraffazione ha gravi ripercussioni sull’economia del nostro Paese e dell’Unione europea e interessa tutti i settori merceologici: farmaci, alimentari, sigarette, giocattoli, abbigliamento e prodotti elettronici sono i beni che maggiormente, e quasi giornalmente, vengono sequestrati in Italia perché importati in violazione di legge. Fra gli organi dello Stato preposti al contrasto dell’illecito fenomeno, la Guardia di Finanza giornalmente sviluppa un’attività operativa volta a frapporre ostacolo mediante impiego di uomini e mezzi, supportati da attività di intelligence strategica, analisi di contesto, e controllo coordinato sul territorio per decifrare le anomalie commerciali circa la libera circolazione dei beni. Attività di contrasto che Guardia di Finanza sviluppa anche unitamente all’Agenzia delle Dogane in ordine agli interventi repressivi all’interno degli spazi doganali, per bloccare tutte quelle spedizioni sospettate di ledere tali diritti.

Si comprende, allora, come il contrasto a tale illegalità costituisce una mission fra le linee di programma operativo del Corpo, dedito al contrasto dei fattori distorsivi dell’economia legale, spaccato ove si insinua la criminalità organizzata, sempre più coinvolta nel mercato del falso, con conseguimento di volumi economico-finanziari che provocano deviazioni del traffico commerciale e fenomeni di concorrenza sleale. Altri pericoli che si rinvengono nella contraffazione attengono anche alla grave incidenza che si riverbera sulla capacità di innovazione e di ricerca, da sempre uno dei punti di forza del nostro Paese, danneggiando i fabbricanti, i commercianti onesti e i consumatori, con possibili gravi rischi per la salute e la sicurezza. La contraffazione, nella sua accezione più ampia, si riferisce a fenomeni essenzialmente riconducibili alla: produzione e commercializzazione di merci che recano - illecitamente - un marchio identico ad un marchio registrato o che non possa essere distinto da tale marchio; produzione di beni che costituiscono o contengono riproduzioni illecite di prodotti coperti da copyright - fenomeno meglio conosciuto con il nome di «pirateria» - modelli o disegni.

I risultati dell’attività di contrasto nel settore della contraffazione sono assai significativi, e le violazioni collegate a questo fenomeno costituiscono la principale causa di sequestro delle merci. Secondo le statistiche più recenti, il numero dei pezzi sequestrati è oltre 16 milioni, portata quantitativa che denota un sempre maggior ricorso ad artifici volti ad eludere la reale natura commerciale delle merci e a veicolare, tra l’altro, attraverso vendite on-line merci contraffatte, farmaci, integratori, alimenti di vietata importazione e merci pericolose. Al riguardo, è bene tenere a mente che la normativa nazionale stabilisce il divieto della vendita on line di farmaci. Per tali complesse ragioni il fenomeno della contraffazione si presenta come un insieme articolato di violazioni a leggi, norme, regolamenti, vincoli contrattuali che regolano i diritti di proprietà intellettuale e di sfruttamento commerciale di prodotti di ogni genere; esso ha più l´aspetto di un intricato "arcipelago" la cui navigazione è ricca di insidie, che non di un territorio omogeneo i cui confini sono immediatamente evidenti. Attorno alla contraffazione si rinvengono altri arcipelaghi di grigio che colorano vari fenomeni illeciti, o al limite del lecito, ma costituenti si un habitat favorevole alla diffusa illegalità, alla pirateria e ogni altra attività criminale ad esse connessa. Fra questi si possono menzionare: sovrapproduzioni illegittime approntate da licenziatari di produzione infedeli e da questi smerciate, con o senza il marchio originale, ma comunque in violazione del contratto di licenza; produzioni destinate contrattualmente a specifiche aree geografiche, ma dirottate da licenziatari commerciali infedeli fuori dalle zone di loro pertinenza; prodotti che, senza violare direttamente marchi o modelli, ne imitano in maniera tendenziosa e confusiva l´aspetto.

Contraffazione e pirateria sono divenuti nel corso degli anni un problema crescente per la società civile per una serie di motivi diversi: sono un´attività criminale in cui alti guadagni corrispondono a bassi rischi; lo sviluppo della tecnologia informatica e digitale ha reso estremamente facile e poco costosa la riproduzione abusiva di marchi, forme e, nel caso di supporti audiovisivi e multimediali, gli stessi contenuti. La tendenza alla globalizzazione del commercio ha spalancato ai contraffattori nuovi mercati e l´avvento del commercio elettronico, separando fisicamente il venditore dall´acquirente, ha moltiplicato le possibilità di abusi. La contraffazione si presenta, quindi, come cancro socio-economico e inganno che si autoalimenta. La contraffazione è l’esatto opposto dei benefici prodotti dalla sana concorrenza, in cui i produttori competono l´uno contro l´altro per il favore del consumatore sulla base del rapporto qualità/prezzo. Lo scopo del contraffattore, e dell’impresa criminale che gira intorno, è quello di realizzare guadagni attraverso l´inganno, assumendo fraudolentemente l´identità di un produttore famoso e affidabile, in modo da evitare gli investimenti necessari per creare prodotti autenticamente di buona qualità. In tal senso, l’economia criminale non ha nessun interesse ad investire nella buona qualità dei materiali impiegati, nei sistemi di controllo qualità degli oggetti prodotti, nella ricerca e sviluppo volta alla continua innovazione, nello sviluppo di tecniche di comunicazione e vendita.

E´ da ingenui pensare che i contraffattori agiscano nell´interesse dei consumatori, quando mettono in commercio prodotti "firmati": la realtà è che benessere, soddisfazione e sicurezza del consumatore sono l´ultima delle preoccupazioni del contraffattore. Il danno per lo Stato e la collettività è innanzitutto un danno economico direttamente imputabile alla collettività. Di fronte a un giro d´affari, che le stime indicano in decine di miliardi di euro , c´è un´evasione fiscale e contributiva totale. A queste perdite economiche dirette si sommano altre voci indirette: costi sociali per la totale assenza di sicurezza sul lavoro, di ordine pubblico, d´immagine per il Sistema Italia. E questi ultimi sono in realtà monetariamente molto concreti: il fatto che l´Italia sia uno dei principali centri produttivi e distributivi della contraffazione non favorisce gli investimenti delle imprese estere nel nostro paese e ci espone a dure sanzioni commerciali da parte dei nostri più importanti partners commerciali, favorendo, infine , l’allungamento dell´ombra del dubbio o del sospetto sul "Made in Italy" legittimamente esportato.

L’economia del falso non può essere considerata un fenomeno marginale dell’economia, né il contrasto essere garantito principalmente dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane. Le misure di rafforzamento dell’azione di contrasto, oltre a riguardare inasprimento della pena, vanno indirizzate, oltre alla collaborazione con le varie Associazioni che tutelano il «made in Italy, alla crescita culturale che deve accompagnare la consapevolezza della profonda illegalità del prodotto contraffatto e del danno economico che esso produce sul fattore impresa e sulla salute del cittadino. L’illegalità si contrasta anche dai banchi di scuola organizzando incontri, tavole rotonde, seminari informativi prevalentemente orientati alla individuazione delle più idonee misure per arginare la fenomenologia illecita.

*Ufficiale nella Guardia di Finanza


e no... non sono d´accordo
30/01/2013 | 12.02.39
gd4

mi permetto di dissentire da quanto scritto dal Sig.Cannizzo.
Mi pare infatti che se un noto marchio vende un paio di jeans alla assurda cifra di 470 euro (prezzo da me visto in un prestigioso negozio di Ragusa) e poi vedo lo stesso paio di jeans in una bancarella al prezzo di 40 euro… chi è il vero ladro?
Anche quando il capo della bancarella sia contraffatto (e sicuramente lo è), cosa mai giustifica un prezzo di 470 euro per un banale paio di jeans che, alla fine, firmato o no, resta sempre un paio di pantaloni fatti di volgare cotone blu?
Chi pretende di vendere a questi prezzi dei capi di abbigliamento è il principale responsabile del fenomeno della contraffazione perché, a questi prezzi, è normale che si lascia grandissimo spazio ai contraffattori: se il grande marchio si accontentasse di vendere a prezzi più onesti, lo spazio per i falsari verrebbe molto ridimensionato… o no?
Le grandi firme, non volendo rinunciare ai loro lauti guadagni, invece di vendere a prezzi onesti, preferiscono lottare contro i contraffattori in un altro modo: facendosi fare cioè dai nostri politici leggi severissime contro i contraffattori, con la scusa della tutela del made in Italy. I politici sono ben contenti di dare loro ascolto e, alla fine, si arriva all’assurdità che è più facile finire in galera per aver venduto capi di abbigliamento contraffatti che per aver rubato, rapinato o aggredito un poliziotto…
E ancora: chi materialmente fabbrica questi capi di abbigliamento… quanto viene pagato? Dimentichiamo che inchieste giornalistiche hanno appurato che questi famosi marchi non hanno nessuna fabbrica e che i prodotti escono da scantinati e capannoni dove non c’è alcun rispetto dei diritti elementari dei lavoratori? Dimentichiamo che questi prodotti, venduti a caro prezzo, vengono pagati quattro soldi a chi materialmente li produce? Senza contare che spesso la produzione del made in Italy avviene fuori dall’Italia…
E allora questa tutela del marchio che cosa tutela? semplicemente, tutela l’ingordigia di una sola persona (il titolare del marchio) e crea sottoccupazione e sfruttamento…
Diversa storia è invece la contraffazione di prodotti meno banali di una borsa o di un capo di abbigliamento, cioè prodotti alimentari o prodotti dove la qualità è importante sotto il profilo della sicurezza e della salute dell’acquirente: in questo caso sono d’accordo con il Sig.Cannizzo, perché tutelare il marchio significa tutelare anche il consumatore. Per quanto detto prima, invece, mi dispiace ma dissento fortemente.