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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 755
RAGUSA - 23/01/2013
Attualità - A.F. nigeriana, 30 anni, gode oggi della protezione internazionale e status di rifugiata

Fuggì per evitare infibulazione, oggi è una donna libera

Un ricorso presso la Corte di Appello di Catania ha ridato dignità e diritti alla giovane madre Foto Corrierediragusa.it

Una storia di violenza e di persecuzione che si è conclusa nel migliore dei modi. La vicenda di A.F., nigeriana, 30 anni, non deve tuttavia far dimenticare le tragedie che si consumano nei confronti delle donne in molte parti del mondo; ed in particolare in molti paesi africani, Mali, Congo, Somalia, Sudan Etiopia, Kenya. Secondo l’organizzazione mondiale della Sanità, infatti, sarebbero infatti tre milioni circa le ragazze e le bambine che subito mutilazioni genitali. L’infibulazione è pratica estesa e rientra in un malinteso senso della tradizione e molte donne la subiscono per non patire lo stigma dell’emarginazione sociale che colpisce chi non si adegua.

A. F. si è lasciata dietro questo mondo grazie al riconoscimento della protezione internazionale ed allo status di rifugiata di cui gode oggi. Grazie alla coscienza umanitaria, prima che professionale, di Elena Frasca, avvocato del Foro di Modica, A.F. ha evitato il pericolo di essere rimpatriata e soprattutto di rischiare di essere sottoposta ad una mutilazione certa. Oggi A.F. vive invece la sua vita di donna libera ed integrata nel tessuto sociale di una città in provincia di Siracusa insieme al suo compagno ed ha dato nel frattempo alla luce un bambino. E’ la violenza a segnare la storia di A.F. che nel 2008 viene portata dalla sua famiglia in un villaggio del delta del Niger per subire l’infibulazione. La ragazza si ribella e trova la forza di fuggire nottetempo e dopo un lungo viaggio arriva in Italia attraversando la Libia prima ed il canale di Sicilia poi.

A.F. segue poi la trafila di ogni persona che arriva in Italia clandestinamente; chiede lo status di protezione internazionale nel 2010 alla Commissione Territoriale di Siracusa ma il tribunale di Catania rigetta la sua istanza. A.F vede crollare il mondo attorno a sé ma in suo aiuto c’è il presidente dell’Arci territoriale di Siracusa, Simona Cascio che decide di rivolgersi ad un avvocato donna, Elena Frasca, foro di Modica.

Viene presentato il ricorso alla Corte di Appello di Catania e lo scorso 17 dicembre arriva la sentenza che garantisce lo status di rifugiata. Si legge nel dispositivo :» Ella adduce ragionevole timore, fondato su fatti già avvenuto nel suo paese, di subire violenza per la appartenenza al genere femminile e specificamente di avere corso e correre il rischio di essere sottoposta nel suo paese di origine ad un trattamento inumano e degradante quale è la pratica della infibulazione. Ella ha infatti raccontato di essere stata picchiata nel corso del tentativo di sottoporla a mutilazione ed invero i segni di queste percosse sono ancora visibili all’esame medico«. Per l’avvocato Frasca la sentenza oltre a dare ragione alla dignità ed alla libertà di una donna è rivoluzionaria.

Dice l’avvocato Frasca: «E’ una sentenza di fondamentale importanza, nella quale viene fatta una dettagliata e approfondita analisi del contesto culturale e sociale africano. In altri casi del genere, la protezione è stata riconosciuta solo temporaneamente. Per me e per il collega Giovanni Favaccio, che mi haa collaborato, è una grande vittoria. Dopo la sentenza, la fatica dovuta ad anni di attesa, carte e aule giudiziarie è passata in secondo piano. Non dimenticherò mai le lacrime di questa giovane mamma e l’abbraccio liberatorio con il quale mi ha ringraziata. Un’esperienza umana e professionale che porterò nel cuore per sempre».

A. F. è ora una donna che può guardare con fiducia al suo futuro, a crescere il proprio figlio, a creare una rete di relazioni sociali che l’hanno allontanata dalla violenza e dalla cultura della sopraffazione nei confronti delle donne.