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RAGUSA - 03/01/2013
Attualità - Uno strumento previsto dalla legge per alleviare la pressine fiscale

Contratto di rete e i vantaggi fiscali per le piccole imprese

Il contratto di rete è un’aggregazione di imprese a prescindere dalla loro attività specifica. Previste agevolazioni fiscale per le imprese che si aggregano

«La pressione fiscale sui profitti delle imprese italiane supera il 68%. Un peso insopportabile al quale si sommano i costi dell’oppressione burocratica degli adempimenti tributari in continuo cambiamento a causa dei rapidi mutamenti della legislazione fiscale. Siamo al paradosso: crescono le tasse mentre calano gli indicatori economici del nostro sistema produttivo» E’ questo l’esito dell’incontro in Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria durante l’Audizione dei rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia, acronimo di organismo associativo (Rappresentanza E Territorio) cui fanno parte Casartigiani, Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confesercenti.

Alla luce del particolare momento storico ed economico che imperversa, riprendere il contenuto della testuale dichiarazione ritengo sia utile per avviare una riflessione non già sul come ci siamo arrivati, bensì sul «come uscirne». In quest’ottica credo si debba interpretare il contenuto della disciplina normativa contenuta nella legge n. 33/2009, di conversione del DL n. 5/2009, modificata e integrata dalla legge n. 99/2009 e dal DL n. 78/2010, nel testo risultante dalle modificazioni apportate con la legge di conversione n. 122/2010. L’assetto normativo, in estrema sintesi, promuove una risposta di respiro imprenditoriale da utilizzarsi per contrastare in prospettiva gli effetti di una permanente difficoltà, che sempre più soffoca, in particolare, il mondo della piccola imprenditoria.

La filosofia di base poggia sulla natura da riconoscersi al concetto di «rete»: intreccio di una serie di componenti, di sistema, di entità interconnessi tra loro. In questa visione d’insieme si inserisce il citato assetto normativo, che ha nel «contratto di rete» una predisposizione, e un salto anche culturale, per contrastare e meglio aggredire il futuro.

Il «contratto di rete» è una nuova tipologia di contratto a disposizione delle imprese per aggregarsi e collaborare alla realizzazione di progetti e obiettivi comuni, attraverso il quale le imprese perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato nazionale e/o estero. E’ un contratto di «aggregazione tra imprese con comunione di scopo», che non crea un nuovo soggetto di diritto né una nuova e distinta attività d’impresa rispetto a quella dei soggetti aderenti al contratto, e si applica a numerose figure di tipo organizzativo (Consorzi, ATI, Associazioni, ecc.). La duttilità normativa permette di riconoscere al contratto una forma moderna e flessibile, che il legislatore offre alle imprese per associarsi intorno ad uno scopo mantenendo la propria storia e la propria autonomia. Da non confondersi con il consorzio, questo sì organismo di imprese che collaborano per dare origine a una nuova attività imprenditoriale (diversa da quella che le imprese esercitano individualmente), il contratto di rete finalizza l’aggregazione all’esercizio di attività o alla realizzazione di progetti funzionali ad accrescere la capacità innovativa e competitiva della stesse. In buona sostanza, entrambe le tipologie di contratti in questione consentono alle imprese di aggregarsi per crescere, ma con modalità e intensità differenti.

Il contratto di rete può essere stipulato solo tra imprese, qualunque sia la loro tipologia (società di capitale, di persone, imprenditori individuali, ecc.), la loro dimensione o attività, l’importante è che siano imprese nel senso più stretto del termine, quindi non liberi professionisti. A tal fine, il contratto deve essere stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, forme previste per legge e funzionali agli adempimenti pubblicitari cui è obbligatoriamente sottoposto il contratto di rete, che è soggetto ad iscrizione nel registro delle imprese presso cui è iscritto ciascun partecipante.

L’efficacia del contratto inizia a decorrere da quando è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni prescritte a carico di tutti coloro che ne sono stati sottoscrittori originari, e per gli aderenti in fase successiva, dal momento della loro iscrizione. Il programma di rete deve contenere a norma di legge «l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune». La norma non fa elenchi di contenuti da inserire nel programma, ma lascia che le parti regolino i loro rapporti secondo la più ampia autonomia negoziale. Per sua funzione, il contratto di rete è un’aggregazione di imprese a prescindere dalla loro attività specifica, che trova fondamento nel costituirsi al fine di raggiungere lo scopo comune: aggregarsi per esercitare attività differenti (l’esempio tipico è fornito da una rete che ha come scopo l’ottimizzazione e il completamento di un ciclo di prodotto all’interno di una stessa filiera per cui si aggregano un produttore di beni, un gestore di piattaforma logistica, un trasportatore e un erogatore di servizi all’esportazione).

La norma prevede, seppur non obbligatoria, la disciplina di graduare i vincoli e la gestione dell’aggregazione, sia sotto il profilo patrimoniale che della governance della rete. Per quanto interessa i riflessi fiscali del contratto di rete, l’art. 42 comma 2 quater, della legge n. 122/2010, di conversione del DL n. 78/2010, ha stabilito che non concorre alla formazione del reddito imponibile dell’impresa aderente a un contratto di rete la quota degli utili dell’esercizio destinata al fondo patrimoniale comune e per tale via alla realizzazione degli investimenti previsti dal contratto di rete.

In Italia nei primi due anni di esercizio delle reti contrattuali risultano registrati 197 contratti che hanno interessato diversi settori dell’imprenditoria, la cui collaborazione è risultata assai promettente sia nel mettere in comune e favorire la «circolazione dei saperi», sia per costituire argine agli effetti della crisi. E’ da tener presente, che anche un’azienda non nazionale può aderire alla rete, purché sia possibile iscriverla nel Registro delle Imprese, e documentare di avere stabilimento o sede in Italia. Al pari della costituzione è disciplinata l’ipotesi di recesso regolato nell’apposito contratto, tenendo conto del progetto di rete e degli interessi delle imprese che vi prendono parte. Infine, è stata prevista una specifica agevolazione fiscale per le imprese che stipulano un contratto di rete: agevolazione consistente in una sospensione d´imposta della quota degli utili dell’esercizio destinata al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all´affare.

La quota degli utili deve essere, quindi, accantonata in un’apposita riserva e concorre a formare il reddito se utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite di esercizio ovvero viene meno l´adesione al contratto di rete. L´importo che non concorre alla formazione del reddito d’impresa non può, comunque, superare il limite di 1.000 euro. Ove i contraenti vogliano avvalersi delle agevolazioni fiscali, il programma di rete dovrà essere preventivamente asseverato da organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con decreto 25 febbraio 2011, ha definito i requisiti necessari per l’abilitazione degli organismi che dovranno asseverare il programma di rete, e l’elenco degli organismi è pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

* Ufficiale nella Guardia di Finanza


mah...
04/01/2013 | 17.20.53
gd4

è la solita buffonata, il solito modo per dare ad alcuni furbetti la possibilità di pagare meno tasse... nella realtà è un´accozzaglia di 5 leggi tutte da studiare e da capire che spaventa e fa venire il voltastomaco a qualsiasi imprenditore normale che vi si avvicina...
abbiamo già un ordinamento fiscale elefantiaco e farraginoso e ogni giorno aggiungiamo una marea di nuove leggi, invece si eliminarne qualche migliaio....
se davvero volete ridurre la pressione fiscale... ABBASSATELA e basta!