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RAGUSA - 19/12/2012
Attualità - Il convegno si è tenuto al Teatro Don Bosco presso i Salesiani con l’arcivescovo di Agrigento

Una sanità che non curi soltanto, ma "coccoli" il paziente

Lo ha sostenuto Mons. Francesco Montenegro che ha criticato i "freddi standard produttivi" della sanità Foto Corrierediragusa.it

«Il mondo sanitario rischia di mutare la propria scala di valori, ingabbiandosi nelle strategie manageriali e nella ricerca di freddi standard produttivi. Purtroppo, oggi, una efficiente amministrazione finanziaria determina modelli inconciliabili con le finalità di carità e solidarietà del settore sanitario. Si presta più attenzione alla malattia che al malato finendo con il privare quest’ultimo della vita stessa». L’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro ha lanciato questa riflessione nel corso del convegno «Dalla cura al prendersi cura», tenutosi presso il teatro Don Bosco dei Salesiani.

L’arcivescovo è intervenuto nella qualità di delegato regionale per la Pastorale della salute nell’ambito delle iniziative legate al «Natale di solidarietà 2012» volute dalla diocesi ragusana. Tra i presenti anche Gianni Digiacomo presidente della Società italiana di medicina generale, Maria Concetta Noto, vice direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, e don Antonino Aprile, parroco della chiesa Santa Maria Ausiliatrice di Ragusa. Ad intervenire, proprio a sottolineare l’importanza del confronto, il vescovo di Ragusa, mons. Paolo Urso («Rispondere ai desideri non di superficie, ma profondi nel cuore degli uomini, è importante – ha detto – Il limite più grosso della società contemporanea è proprio la carenza di desideri»), il prefetto, Annunziato Vardè («La mia presenza oggi rappresenta la vicinanza a questa iniziativa ed un pieno apprezzamento per le iniziative della Diocesi, un impegno sociale meritorio»), e il questore, Giuseppe Gammino.
Ad introdurre i lavori don Giorgio Occhipinti, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute. Mons. Montenegro ha poi puntato l’accento su una questione in particolare.

«Il mondo sanitario – ha chiarito – necessita di medici e di personale che non rappresentino solo dei bravi professionisti ma che riescano ad essere il più possibile per i loro pazienti compagni di viaggio di una fase della vita difficile. Professionisti che, raccogliendo l’invito di Madre Teresa, si sentano matita nelle mani di Dio. Una responsabilità grande che richiede misericordia, capacità di accoglienza e di relazione fra uomini. Non bisogna dimenticare – ha concluso monsignor Montenegro – che la cura del malato richiede amorevole dedizione perché ognuno è una storia, ognuno è un volto. La centralità dell’uomo rappresenta la sfida più radicale che la Sanità contemporanea deve affrontare, affidandosi sia alla scienza che alla coscienza. Affrontando quindi la quotidianità tra sapere e sapore, aspirando non solo ad una qualità della vita, ma ad una vita di qualità. Contemplando nel malato la presenza sia di bisogni che di desideri».

All’iniziativa hanno partecipato i ragazzi volontari dell’Ufficio diocesano della Pastorale per la Salute. Subito dopo, l’arcivescovo ha presieduto una celebrazione eucaristica tenutasi nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice alla presenza di medici, operatori sanitari, associazioni di volontariato sanitario e parrocchiale.