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RAGUSA - 17/12/2012
Attualità - Mercoledì mattina lavoratori effettueranno presidi davanti ai palazzi di Governo della Sicilia

Formazione, sit-in per stipendi in Prefettura

La Flc Cgil scuola della Sicilia: «Si corre un grosso rischio sociale e di ordine pubblico»
Foto CorrierediRagusa.it

Il pagamento delle tasse e delle imposte arriva puntualissimo, e se si paga in ritardo di qualche giorno si incappa nella sanzione, ma i lavoratori della Formazione professionale della Sicilia devono ricevere fino a 10 mesi di stipendi! Come avranno fatto a pagare l’Imu e le altre imposte dello Stato?

La Flc Cgil scuola della Sicilia, organizzata dai sindacalisti Angelo Villari e da Antonella Di Stefano, ritiene che la situazione dell´intero settore della Formazione, in tutte le sue filiere, dall´Istruzione e Formazione professionale agli Sportelli multifunzionali ed alla Formazione a partire dall´Avviso 20, da insostenibile si sta trasformando in esplosiva.

Da qui l’appello ad abbandonare ogni indugio e di scendere in campo per rivendicare gli stipendi arretrati e difendere i diritti acquisiti. Da mercoledì mattina parecchi lavoratori della formazione, sostenuti dalla sigla sindacale, si ritroveranno in sit in di protesta davanti alle Prefetture. Anche a Ragusa ci sarà il presidio davanti alla sede del Governo in provincia.

Il presidio dei lavoratori presso le prefettura vuole rappresentare il rischio sociale e di ordine pubblico che si sta correndo, se non si trovano immediate soluzioni per accelerare la spesa e fare arrivare ai lavoratori in servizio le retribuzioni (attese da mesi), e di attivare la rete di ammortizzatori sociali per il sostegno al reddito ai lavoratori sospesi dal lavoro chiamando, inoltre, gli enti ad assumersi in pieno le loro responsabilità giuridiche e sociali di chi riceve finanziamenti pubblici.

LA FORMAZIONE NELL´OCCHIO DEL CICLONE: RUBANO I SOLDI MA NON PAGANO GLI STIPENDI AI DIEPENDENTI
Nella brochure si legge seminario per formare dirigenti Acli a difesa del Welfare; per Rosario Cavallo (nella foto alzato durante il seminario), presidente provinciale dell’Azione cattolica ragusana, il seminario è anche una ghiotta occasione per togliersi parecchi sassolini dalle scarpe. Il tempo della diplomazia nel dire le cose è finito. In presenza di una crisi come questa, e di una classe politica che continua a essere sorda e miope, mentalmente concentrata sulle modalità operative delle primarie per andare a occupare gli scranni di Montecitorio, non è più tempo delle buone maniere.

I siluri di un «inedito» Rosario Cavallo sono per il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero (ancora per poco?), che prima di dimettersi dalla carica ha sposato il progetto di Italia futura costruito da Luca Montezemolo: e per Rosario Crocetta, che continua la «caccia alle streghe» chiedendo a tutti i dipendenti della Formazione professionale un’autodichiarazione per rendere nota l’eventuale parentela con deputati regionali.

Un siluro etico-politico e un altro tecnico-professionale a difesa dell’Enaip e dei dipendenti della formazione in generale. «Sono in disaccordo- dice Cavallo- con il presidente Olivero, che ha deciso di scendere in campo con gli industriali di Montezemolo prima di spogliarsi del titolo di presidente delle Acli. Per me è imbarazzante vedere il presidente accanto a Montezemolo. Poteva almeno dimettersi prima e poi sostenere Montezemolo. Il nostro candidato alla presidenza nazionale è il pugliese Gianluca Budano».

Chiusa la parentesi Acli, ecco aprire quella della Formazione siciliana, per spiegare da tecnico a chi non sa (o non vuole sapere) perché la formazione si trova nella palude e per colpa di chi. E Cavallo lo spiega con la benedizione del vescovo Paolo Urso che arriva a Villa Di Pasquale in ritardo ma giusto in tempo per ascoltare la filippica contro Crocetta e i parlamentari famelici che si sono abbuffati a piene mani nel mare magnum della formazione siciliana.

«Tutto inizia dal libro «La Casta»- dice Cavallo- da lì si è fatto un attacco indiscriminato al mondo della formazione in Sicilia, senza tenere conto che oggi ci sono migliaia di famiglie che non prendono lo stipendio da 10 mesi e stanno vendendo l’oro per mangiare. E Crocetta chiede le autodichiarazioni facendo di tutta l’erba un fascio. E’ bene dire che la Formazione si regge su due leggi, la regionale numero 26 del ‘76 e la nazionale 285 del ’78, che copia pari pari quella nostra nata due anni prima. Sappia Crocetta che fino agli anni ’90 gli enti di formazione in Sicilia erano 64 e che oggi, 2012, sono 250 per 10 mila formatori. Chi ha provocato questo dissesto i lavoratori che non prendono lo stipendio o partiti e politici che prima erano in crisi di astinenza e che appena sono arrivati nelle stanze del potere hanno aperto nuovi enti pescando a mani basse nei finanziamenti? Per quanto sto affermando non possiamo dare la colpa agli enti».

Il ragionamento di Cavallo porta alla conclusione che ai tempi della Prima Repubblica quando comandavano Dc, Psi e Pci (per la parte di competenza), i deputati chiedevano agli enti il favore di dare lavoro a qualche raccomandato nel mondo della formazione; dal «cuffarismo» in poi i politici non hanno più chiesto favori agli enti, ma hanno aperto altri enti a gestione personale fino a raggiungere il record di 250 sigle e 10 mila formatori».

Il vescovo Urso ha capito, eccome, ma in separata sede ha voluto sapere di più. «Sì- ha detto il capo della Diocesi ragusana- voglio capire meglio certi avvenimenti. Avverto l’esigenza di vedere una formazione seria e non esposta alle speculazioni. Ci stanca vedere l’irresponsabilità di alcuni fatta norma».

Santino Scirè, vice presidente nazionale delle Acli, ha completato l’opera colpendo di fioretto. «La gente non capisce più dove sta il bene e il male. Non è vero che la Formazione in Sicilia è tutta brutta. Ci sono lavoratori che si recano al lavoro senza percepire lo stipendio, facendosi prestare i soldi per il carburante dai familiari. Le Acli si sostituiscono al Welfare che manca, che non c’è più, assistendo malati, portatori di handicap e poveri».

Riguardo al suo presidente nazionale schierato con Italia futura, Scirè ha ammesso di essere corteggiato e lusingato continuamente dalla classe politica con promesse di assessorati e altri posti, ma di restare indifferente al canto delle sirene ammalianti. «Abbiamo detto di no- confessa- perché preferiamo servire la gente che ha bisogno. La base delle Acli non capirebbe mai cosa ci facciamo noi con gli industriali di Montezemolo».

I lavori per formare dirigenti Acli, dopo il momento di preghiera di don Roberto Asta, sono stati aperti da Simona Licitra, vice presidente provinciale dell’Associazione, e si sono arricchiti con la magistrale relazione del professore Francesco Raniolo, docente di Scienza Politica all’Università degli Studi della Calabria, sul tema «Modello sociale europeo e qualità della democrazia: sfide e prospettive»; e con la relazione di Gianluca Budano, il presidente delle Acli Puglia che Ragusa ha già candidato alla sostituzione di Andrea Olivero.