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RAGUSA - 09/12/2012
Attualità - Oggi giornata decisiva per l’ente camerale di piazza Libertà

Camera di Commercio, il giorno della resa dei conti. L’ente è a rischio commissariamento

Il Consiglio generale dovrà affrontare la delicata questione. Giuseppe Massari (Cna) invita alla riflessione: «Il commissariamento sarebbe una jattura». Le strategie sindacali per ricucire lo strappo
Foto CorrierediRagusa.it

La Camera di Commercio di Ragusa rischia di essere commissariata. Lo sapremo nelle prossime ore, quando è prevista la riunione del Consiglio camerale con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia alla giunta presentata da 9 consiglieri su 22 in carica, sebbene Titta Cascone, in rappresentanza delle banche, si dimise lo scorso 31 ottobre. Dei 12 consiglieri "dissidenti", la mozione non è stata firmata da Brancati e Grassia (in quanto componenti della stessa giunta) e da Ventura, che si trovava fuori sede al momento della sottoscrizione.

Se ciò avverrà, la provincia di Ragusa avrà un altro ente commissariato, il quinto. Dopo la Provincia, il Comune, l’Asi e l’Asp, anche la Camera di Commercio rischia di fare la stessa fine. Giuseppe Massari (foto), presidente provinciale della Cna, ritiene tale ipotesi una jattura per il mondo produttivo. «Le minacciate dimissioni di alcuni - afferma Massari- sarebbero un segnale gravissimo per le nostre già agonizzanti imprese, ci faremmo commissariare l´ultima istituzione, democraticamente eletta. Questi si prenderebbero una grossissima responsabilità, non si potrebbe più ritornare a governare il sistema delle imprese, come è stato per lunghi anni, in piena condivisione».

Dall’elezione di Sandro Gambuzza, avvenuta l’estate di un anno fa, con 13 voti su 22, nell’ente di piazza Libertà non c’è stato un attimo di tregua. Maggioranza e minoranza non si sono risparmiate in polemiche e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’elezione alla presidenza Sac di Giuseppe Giannone; elezione annullata dalla decisione della magistratura per varie incongruenze.

Nel corso della precedente riunione di Consiglio, svoltasi lo scorso 23 novembre, il rappresentante dei sindacati Giovanni Avola, segretario provinciale della CGIL, aveva chiesto ed ottenuto, dopo un lungo ed aspro dibattito, il rinvio della discussione e della votazione, intestandosi un difficilissimo ruolo di mediazione. Durante le ultime due settimane, Avola (assieme ai segretari provinciali di CISL e UIL, Enzo Romeo e Giorgio Bandiera) ha sondato tutti i protagonisti della vicenda ed ha convocato anche due riunioni plenarie, nel corso delle quali ha lanciato alcune proposte che per ora non hanno sortito effetti positivi. A questo proposito c’è da dire che sembra per il momento accantonata la richiesta di dimissioni immediate del presidente Sandro Gambuzza. E pure la vicenda SAC, che ha rappresentato il punto cruciale su cui sono saltati tutti gli equilibri, in questa fase è rimasta ai margini.

Il problema impellente, al momento, è evitare il commissariamento della Camera di Commercio. Come? Pervenendo a un riequilibrio nella composizione della giunta camerale, in particolare differenziando la presenza dell´Agricoltura. Infatti, finora, entrambi i seggi in giunta sono stati appannaggio di una sola associazione, la Confagricoltura, con Gambuzza e Drago. Vi è invece la pressante richiesta che anche la Coldiretti possa esprimere un componente di giunta, con Cunsolo che dovrebbe entrare al posto di Drago. Verso questa direzione sono orientati i lavori di mediazione di Giovanni Avola.

Sul pericolo commissariamento, Giuseppe Massari torna a ribadire: «Sarebbe una iattura se anche la Camera di Commercio dovesse seguire il destino di tanti altri enti della nostra realtà (Provincia, ASI, ASP, Comune di Ragusa). Purtroppo, i due consiglieri di Confagricoltura (Gambuzza e Drago) e cinque consiglieri di Confcommercio (Chessari, Dibennardo, Digiacomo, Fidelio e Giannone) neanche molto velatamente minacciano continuamente di dimettersi determinando lo scioglimento del Consiglio camerale e l´arrivo di un Commissario regionale. In tal modo, si assumerebbero una responsabilità gravissima di cui dovrebbero rendere conto a tutto il sistema delle Imprese. In democrazia si accettano le regole della maggioranza e della minoranza».