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RAGUSA - 27/10/2012
Attualità - Ogni strategia è buona per evadere il fisco

Istigazione all’occultamento delle scritture contabili

Quando il consulente consiglia al cliente di nascondere libri, registri e scritture contabili e fiscali: si possono avere conseguenze di carattere penale

A livello generale è stato osservato il verificarsi di casi (seppur contenuti) in cui il contribuente si rifiuta di esibire (cioè mettere a disposizione della Guardia di Finanza oppure di altri organi ispettivi dell’Amministrazione finanziaria) libri, registri, scritture e documenti contabili e fiscali di cui è prescritto l’obbligo di istituzione, tenuta e conservazione, previsti per l’esercizio di attività. Addirittura, tale condotta (fortunatamente non generalizzabile nel suo verificarsi) ha costituito «strategia», suggerita dal consulente, con l’intendimento di limitare gli effetti fiscali al contribuente da egli assistito. Quello cui si fa cenno in questo articolo costituisce un comportamento e strategia pericolosi per le gravi conseguenze, sia amministrative e sia penali, che da tale condotta si generano proprio a danno del contribuente e della sua impresa. Infatti, chiamata a pronunciarsi su un caso di concretezza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondati i motivi addotti dal proponente, il quale lamentava cha la Guardia di Finanza era giunta alla ricostruzione del reale volume d’affari attraverso fatture, registrate e dichiarate, in possesso di imprese terze, documenti fiscali acquisiti a seguito di utilizzo di banche dati in uso al Corpo e successivamente confortati da successivi controlli incrociati avviati nulla contabilità del cliente e/o fornitore.

In buona sostanza, il contribuente lamentava cha la Guardia di Finanza aveva proceduto a determinare il volume d’affari con utilizzo di fatture conservate da altre imprese (clienti e/o fornitori), nei cui confronti di questi erano stati avviati autonomi controlli incrociati. Lamentava il contribuente, ancora, la legittimità all’acquisizione e all’uso. La Sentenza della Corte dimostra quanto sia stata povera di argomentazioni la strategia dell’imprenditore e suo consulente, oltremodo imprudenti e autolesionisti, avendo fatto ricorso alla commissione di un reato penal-tributario per sviare il reale volume d’affari del contribuente affatto propenso al versamento delle dovute imposte, ponendo in essere comportamenti svelatisi assai pericolosi e non mutuabili nell’esperienza.

Infatti, l’art. 10 del D.Lgs 74/2000, titolato «Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto», punisce con la «»…reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari…»

L’art. 10 in argomento prevede, quindi, il verificarsi di due possibili condotte penalmente rilevanti:
l’una, l’occultamento, cioè il tenere nascosta la contabilità; l’altra, la distruzione, cioè la eliminazione o la materiale soppressione di fatture, documenti e registri.

E’ da tener ben presente che integra il reato penale anche l’occultamento «parziale» della contabilità, volendosi punire la difficoltà frapposta alla reale ricostruzione dei redditi e volume d’affari, e le siffatte condotte rilevano anche quando ricorrano gli estremi del reato di bancarotta fraudolenta documentale (art. 216, primo comma, n.2, Regio Decreto 267/1942), circostanza quest’ultima che prevarrà (clausola di salvaguardia dell’art. 10: Salvo che il fatto costituisca più grave reato…) sull’altro reato, cioè su quello tipicamente fiscale connesso all’evasione.

In definitiva, la Corte di merito ha affermato che per la configurazione del reato di occultamento di scritture contabili è sufficiente la constatazione della «difficoltà relativa» di ricostruire il reale volume d’affari, e non già «l’impossibilità assoluta».

Per chiarezza va detto: la difficoltà relativa afferisce a qualsiasi impedimento (nel caso in esame, la mancata esibizione) che obblighi (l’Amministrazione Finanziaria) uno sforzo per essere superato (cioè l’effettuazione di ulteriori riscontri o controlli incrociati);
l’impossibilità assoluta si colora dell’impedimento (documentazione stracciata o bruciata) che non può essere rimosso con nessuna intensità di sforzo.

In conclusione, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente il reato di occultamento di scritture contabili anche quando la Guardia di Finanza utilizza «altri mezzi» di ricerca investigativa, consistenti nell’utilizzo di elementi acquisibili con l’uso di banche dati in uso al Corpo, successivamente suffragati dai riscontri e controlli incrociati al cliente e/o fornitore.

* Ufficiale della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Ragusa