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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:19 - Lettori online 1569
RAGUSA - 15/03/2008
Attualità - Ragusa - 260 dipendenti a favore per non essere licenziati

Aperture festive: c´è chi dice sì
e c´è chi dice no

Ma il Comitato li tutela. A Modica c’è maggiore equilibrio Foto Corrierediragusa.it

Con la pasqua arriva la seconda fase delle aperture festive. Le associazioni di categoria hanno raggiunto l’accordo con amministrazione, sindacati e rappresentanti dei dipendenti perché le aperture festive siano omogenee e soprattutto equilibrate.

Da pasqua a tutta l’estate i negozi resteranno infatti aperti solo nelle ore pomeridiane di domenica e nei giorni festivi. « E’ un equilibrio che abbiamo cercato ? dice Girolamo Carpentieri, presidente della associazione polo commerciale- E’ una esclusiva dei negozi della città, unico nel suo genere in provincia, che ci consente di coniugare la sacralità della domenica e lo shopping festivo.

Cominciamo con una domenica particolare come quella delle Palme quando le famiglie dei dipendenti potranno partecipare ai riti religiosi della tradizione e nel pomeriggio torneranno al lavoro ». Per favorire lo shopping pasquale intanto l’associazione ha chiesto all’amministrazione comunale di sospendere i lavori della posa della nuova condotta idrica che creano intasamenti e lunghe file proprio nella zona del polo commerciale.

Più incerta la situazione a Ragusa, dove 260 dipendenti hanno firmato una petizione per chiedere al sindaco Nello Dipasquale di riaprire le trattative con i datori di lavoro al fine di rivedere il calendario delle aperture domenicali. Nell´aumento del numero di giornate lavorative festive, difatti, i dipendenti vedono una via di scampo al possibile licenziamento.

Non dello stesso avviso il coordinatore regionale del Comitato per i dipendenti Giorgio Iabichella, che invita i 260 dipendenti a tornare sui propri passi, spiegando le motivazioni in una lettera aperta che pubblichiamo di seguito in versione integrale:

In qualita’ di coordinatore del Comitato dei Dipendenti, visto le presunte firme raccolte nei centri commerciali di Ragusa, tra i dipendenti che chiedono al Sindaco di Ragusa di rivisitare il numero delle 30 aperture domenicali, decise a livello provinciale, avendo percepito minacce di licenziamento, credendo che il motivo derivi dal basso numero di aperture domenicali dei centri commerciali,

mi faccio garante delle reali esigenze dei dipendenti del settore rappresentato,

poiche’ credo che siamo davvero al limite massimo della decenza e del rispetto dell’intelligenza di tutti noi.

Io credo, anzi ne ho la certezza, che aumentare il numero delle aperture domenicali non sia prerogativa indispensabile per riavviare l’economia locale.

L’aumento di dette aperture provocherebbe un elemento di forte disagio tra i lavoratori e le lavoratrici del settore e merita, quindi, una riflessione sulle nostre scelte e la definizione di una nuova iniziativa di contrasto al fenomeno.

Il paradosso è che tutto ciò avviene contestualmente alla riduzione dei consumi dovuta alla minore capacità di spesa di buona parte dei consumatori, di cui le stesse imprese si lamentano, salvo dimenticarsi che queste aperture sono ulteriori costi da scaricare sui prezzi e quindi sui clienti.

Il problema delle aperture domenicali e festive è una delle cause significative del proliferare del lavoro precario nel settore ed al contempo causa di forte disagio tra i lavoratori che pur di sperare in un «futuro» contratto dignitoso, accettano di lavorare nei centri commerciali per pochi spiccioli, senza poter usufruire di quella dignita’ che la costituzione italiana cita,oltre che nel primo articolo, anche nel quarto "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto?"

Il diritto al lavoro non e’ quello di poter semplicemente dire che si e’ stati assunti per 3 mesi (4 ore al giorno, magari 5 o 6)in un «grosso» centro commerciale e poi non potersi permettere nemmeno di accollarsi un mutuo per metter su casa e famiglia.

Esistono molti settori in cui il lavoro domenicale è vissuto dagli stessi lavoratori come necessario, seppur pesante, dai dipendenti degli alberghi, degli ospedali, dei trasporti e cosi via. I lavoratori delle strutture commerciali ritengono che queste non siano un servizio talmente essenziale da dover scontare l’apertura domenicale e festiva, e’ che, vista anche la petizione controfirmata da piu’ di 4000 persone a dicembre scorso, prima di dover chiedere al Sindaco, o chi per lui, l’aumento delle aperture domenicali, dovrebbero preoccuparsi di chiedere garanzie per adeguate turnazioni e contratti dignitosi, cosi’ come fa il nostro Comitato da quasi un anno, riuscendo a concretizzare le richieste della stragrande maggioranza dei dipendenti del terziario, mediando in modo egregio un accordo con la parte datoriale, manifestatosi tangibilmente nella ratifica dell’ultimo calendario provinciale per le 30 aperture domenicali.

E’ palese il tentativo di strumentalizzazione di alcuni dipendenti piu’ deboli, attuato da coloro che sono infastiditi dalla compattezza e unione di noi dipendenti, che, avendo costituito un Comitato molto forte e coeso, «interferisce»,dal maggio scorso, nelle decisioni inerenti le aperture domenicali.

Sfido chiunque a dimostrarmi che siano false le mie seguenti affermazioni riguardo un possibile ampliamento delle attuali 30 aperture domenicali:

? Non producono un solo posto di lavoro in più, anzi producono l’effetto contrario, poiche’ , cosi’ come gia’ denunciato dal sottoscritto nei mesi scorsi, un elevato numero di piccoli negozi sono costretti a licenziare o perfino a chiudere i battenti;

? Non sono da ritenersi un servizio essenziale e di prima necessità, poiche’ le scarpe o i jeans li posso andare a comprare anche il sabato pomeriggio;

? Sono un maggior costo che si scarica sul consumatore in maniera contraddittoria, creando una fittizia esigenza di ampliare le sue capacità di spesa.

Il problema riguarda tutto il territorio provinciale e sono certo che sia le associazioni datoriali che l’amministrazione ragusana non daranno adito a nuove polemiche visto il raggiungimento di un equilibrio straordinario tra le varie categorie, mai raggiunto prima.

Esamineremo, coadiuvati da tecnici (nostri consulenti e avvocati), l’eventualita’ di perdite di posti di lavoro con criteri razionali e analitici, considerando tutti i lavoratori dipendenti e non solo quelle dei grossi centri commerciali.

AVVISO TUTTI I DIPENDENTI DI CONTINUARE A LAVORARE SERENI E DI NON ALLARMARSI PER LE MINACCE DI LICENZIAMENTI PERCEPITE , POICHE’ IL NOSTRO COMITATO ESERCITera’ IL RUOLO DI GARANTE PER I POSTi DI LAVORO DI TUTTI GLI ISCRITTI, coadiuvati dalle associazioni datoriali e dall’aministrazione che , CERTi DELLA NOSTRA ETICA E STIMA NEI LORO CONFRONTI, AGIRAnno PER CONFERMARE IL NUMERO DI 30 APERTURE DOMENICALI, SENZA VOLER sconvolgere QUEL CALENDARIO disposto A LIVELLO PROVINCIALE.

CHIUNQUE VOGLIA AVERE INFORMAZIONI PUO’ RIVOLGERSI AI NOSTRI TECNICI, CONSULENTI DEL LAVORO E AVVOCATI, TELEFONANDO AL 346 6133863 O INVIANDO UNA E-MAIL ALL’INDIRIZZO

segreteria@comitatodeidipendenti.it