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RAGUSA - 13/09/2012
Attualità - Crisi dell’Ente camerale, ormai è resa dei conti fra le varie categorie

Gambuzza ha le ore contate, Cna chiede le sue dimissioni dalla Camcom

In pochi lo difendono, fra questi Enzo Magro della Confcommercio, ma Giuseppe Massari, presidente Cna gli grida in faccia «Sandro dimettiti». E da Enzo Taverniti (Confindustria) arriva la conferma: «Patto para-sociale illegittimo, firmato da un commissario già decaduto. Non ha più il nostro appoggio»
Foto CorrierediRagusa.it

Tra falchi e colombe, Sandro Gambuzza o corre o rischia di essere schiacciato. Nella Camera dei falchi e delle colombe c’è lui: immobile, glaciale, imperturbabile. Scruta il vuoto e ascolta chi lo vuole dimissionario e chi lo difende. E non fa una piega. Consapevole che il Consiglio camerale gli ha mostrato il pollice verso sabato scorso, con una mozione votata 12-10, resiste. Ma per quanto tempo? C’è chi giura che le dimissioni del presidente siano ormai questione di ore.

Durante la presentazione del Protocollo di legalità in Prefettura, Ivan Lo Bello, che pure ha avuto un ruolo importante in questa querelle tutta iblea che si è manifestata interamente nell’elezione di Peppino Giannone (ricevuto l’altro ieri dal prefetto Giovanna Cagliostro), ha dribblato abilmente le domande tendenziose di qualche giornalista. Come vede la spaccatura nella Camera di Commercio di Ragusa dopo l’elezione di Giannone alla Sac? «Sono qui per il protocollo- ha chiosato il carismatico Ivanhoe- di altro non parlo». Muto come un pesce anche il presidente Gambuzza, umore pesante, occhi socchiusi verso l’infinito: «Non so come finirà, spero si ricomponga tutto». Altro non si riesce a spiccicargli dalla bocca, nemmeno quando il colonnello Francesco Fallica s’allontana dalla conversazione di proposito per rendere libero il nostro interlocutore.

Dopo l’elezione del modicano Giannone i commenti sono arrivati da ogni parte. Anche al vetriolo. La Cna è l’associazione che guida la fronda anti Gambuzza. «Nulla contro la persona- dichiara il presidente Giuseppe Massari (nella foto a sinistra con Enzo Magro)- E neanche contro Giannone, la cui elezione viene ritenuta positiva anche per una questione mediatica. Era auspicabile, però, che la governance della Sac fosse condivisa da tutti i soci. Credo che l’elezione a maggioranza non possa dare stabilità a una struttura che dovrà gestire 140 milioni di euro. Sono convinto che Gambuzza debba prendere atto che non ha più la maggioranza e che debba rassegnare le dimissioni prima possibile. Su 7 categorie che compongono la Camera di Commercio solo due sono con lui».

Se la Cna e le altre categorie contestano Gambuzza e il metodo a maggioranza, grazie al patto para-sociale, dell’elezione di Giannone, la Confcommercio, altra organizzazione di forte peso politico e numerico dentro l’ente di piazza Libertà, fa scudo attorno a Gambuzza. E lo fa con il suo presidente provinciale Sergio Magro.

«La Confcommercio non ha firmato alcuna mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Camera di Commercio Sandro Gambuzza- scrive Sergio Magro- cogliamo, piuttosto, l’occasione per stigmatizzare con forza l’azione dei cosiddetti dissidenti e facciamo quadrato attorno al vertice dell’ente camerale che, nel corso degli ultimi dodici mesi, si è adoperato al massimo per cercare di dare risposte di un certo peso al territorio, pur a fronte di un quadro e di un panorama economico che tutti sappiamo qual è, raggiungendo, in ultimo, il traguardo dell’elezione di un rappresentante ibleo alla presidenza della Sac».

E’ duro e chiaro l’intervento di Magro: «Nel ribadire che noi, così come gli altri che ne hanno approvato l’operato, faremo quadrato attorno a Gambuzza ci sentiamo di prendere assolutamente le distanze da tutte le associazioni di categoria, in testa la Cna, ma anche Confindustria, Ance, Coldiretti e Confcooperative, che si stanno rendendo artefici di una spaccatura senza precedenti per l’ente camerale e che, soprattutto, circostanza più importante, così agendo non stanno affatto facendo gli interessi del territorio e delle imprese operanti nell’area iblea. Allo stesso modo diciamo no con forza a tutta una serie di ingerenze esterne, con l’invio di diverse missive a tutti i componenti del Consiglio camerale e a tutte le associazioni di categoria (leggasi intervento del presidente della Camera di Commercio di Siracusa, Lo Bello), che hanno cercato di interferire con il dibattito interno alla nostra realtà locale».

In serata, come preannunciato, il documento di Enzo Taverniti, presidente Confindustria: «Il motivo del dissenso della nostra Associazione è da legarsi, anzitutto, al rischio cui il rresidente della CCIAA di Ragusa espone l´Ente, avendo firmato un Patto para-sociale probabilmente illegittimo per il fatto che il firmatario della CCIAA di Catania è un commissario già decaduto al momento della firma dell´accordo, e che è stato riconfermato solo in un momento ad essa successivo. La scelta del pesidente della CCIAA di Ragusa di decidere senza consultare gli organi competenti, ed esponendo l´Ente camerale a rischi di natura economica e politica, fa decadere le condizioni essenziali della fiducia da parte della nostra Associazione, e ci preclude la possibilità di confermargli l´appoggio per l´ulteriore sviluppo delle attività dell´Ente camerale».