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RAGUSA - 28/06/2012
Attualità - Il 28 giugno 2002 la dichiarazione di inserimento nella lista dei Beni mondiali dell’Umanità

10 anni Unesco: festa per 8 comuni, ma c´è tanto da fare

Fu l’inizio di un percorso ed un segnale di riconoscimento ad un territorio ricco di monumenti e testimonianze dell’età barocca
Foto CorrierediRagusa.it

Dieci anni di Unesco. Era il 28 giugno del 20022 quando otto comuni dell’area del sud est Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa Ibla e Scicli furono dichiarati beni dell’Umanità ed inseriti nella World Heritage list. Un tondo in marmo (nella foto) posto nei centri storici dei vari comuni insigniti ricorda quell´evento.

Fu l’inizio di un percorso ed un segnale di riconoscimento ad un territorio ricco di monumenti e testimonianze dell’età barocca. Ray Bondin allora commissario Unesco, maltese, fu il promotore e l’assertore della validità della candidatura degli Iblei e pur non senza difficoltà promosse e sostenne le buone ragioni del territorio. Il filo conduttore che lega gli otto comuni è la ricostruzione del terremoto del 1693, sopra o accanto ai resti di quelle distrutte nello stesso anno dal terremoto.

Si legge ancora nella motivazione ufficiale «Rappresentano il risultato di un considerevole impegno collettivo, condotto con successo e con risultati architettonici e artistici di alto livello. Vincolate allo stile tardo barocco dell´epoca, esse illustrano anche distintive innovazioni nella pianificazione e nella progettazione urbanistica». Tutti i comuni interessati hanno scelto di festeggiare l’evento con vari appuntamenti. Ragusa per esempio con i suoi 18 monumenti ed un intero centro storico ha scelto di pubblicare il libro: «Ragusa Ibla, viaggio nel barocco» a cura di Sergio Russo. Una pubblicazione corredata di foto significative, scritta con testo a fronte inglese, che sarà distribuita per l’occasione.

La ricorrenza del decennale deve tuttavia essere anche occasione di riflessione da parte delle amministrazioni locali sul senso dell’essere «patrimonio dell’Umanità». Un titolo che non è per sempre ma che deve essere vivificato con opere ed interventi di tutela non solo dei monumenti ma anche del paesaggio e del contesto storico – architettonico – ambientale in cui gli otto centri si collocano.

In questi anni tuttavia la cura e l’attenzione non sono stati sempre all’altezza visto che la distrazione, o peggio la noncuranza degli enti locali, ha avuto il sopravvento rispetto ad incursioni poco felici. Altro elemento di riflessione è la mancanza di risorse con le quali i comuni devono combattere quotidianamente per un minimo di cura dei monumenti e dei centri storici.

Se Ibla ha potuto godere di una legge speciale, con effetti ben visibili sul recupero del suo tessuto urbano e del suo patrimonio immobiliare pubblico e privato così non si può dire degli altri sette comuni. Adagiarsi sul riconoscimento ottenuto sarebbe il peggiore dei mali perché il titolo non è e non sarà per sempre.