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RAGUSA - 27/05/2012
Attualità - Viaggio nel fenomeno malavitoso a 20 anni dalla scomparsa di Falcone e Borsellino

La nuova impresa criminale nel Terzo millennio

Mafia, Camorra, ’Ndrangheta, Sacra Corona unita: come operano le holding mafiose nell’era della globalizzazione

di Salvatore Cannizzo*

Erroneamente si ritiene che l’espressione impresa criminale non necessiti di particolare e ulteriore significato: invece non è affatto semplice arrivare a una definizione precisa e concordante del fenomeno. La difficoltà di fornire un’univoca caratterizzazione di tale tipo di impresa risiede nella considerazione che non esiste un unico modello organizzativo di impresa criminale, la quale si struttura e si modella sul territorio secondo il tipo di cultura e di storia in cui affonda le sue radici.

In questi ultimi decenni l’impresa criminale si mostra maggiormente alla luce non solo per l’esercizio di forme di violenza (racket, usura, traffico di stupefacenti, traffico di armi, traffico di sostanze nocive e danni all’ambiente), ma perché penetrante risulta essere la sua capacità mimetica di operare sui mercati finanziari globalizzati. Ed è con l’affermazione dell’economia internazionale che le imprese criminali modificano il loro «modus operandi»: realizzare una serie di attività con finalità commerciali e finanziarie allo scopo di integrare i profili d’interesse delle imprese legali che operano nei mercati del terzo millennio, costituendo ciò il volto nuovo che si è affermato in questi anni. La mafiosità che si rileva nelle imprese criminali, rinvenibile nel nostro ordinamento penale all’art. 416 bis, è sposa delle competenze e delle capacità di mobilitare «saperi» intrisi di spiccata professionalità, creatività, duttilità, cui si associa «la forza dell’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà».

Esse sono delle vere e proprie holding per capacità di interessi da perseguire e snelle nell’assetto decisionale, come un’impresa a ristretta base azionaria: mutano velocemente a seconda delle esigenze di mercato, elaborano geniali strategie, stipulano patti di collaborazione o di non aggressione fra di loro, sfruttano la pesantezza normativa degli Stati-nazione col vantaggio di non avere scrupoli nell’uso della violenza e della corruzione. Siamo di fronte a imprese illegali a vocazione transnazionale, che sfruttano le enormi possibilità che lo sviluppo delle telecomunicazioni, dell’informatica, del villaggio globale e della liberalizzazione dei mercati. Per comprendere le radici storiche e socio-culturali dei modelli organizzativi delle imprese criminali italiane, si accennerà agli schemi e lineamenti generali di «Cosa Nostra» siciliana, della «’Ndrangheta» calabrese, della «Camorra» napoletana e della «Sacra Corona Unita» in terra di Puglia; al pari, verranno tratteggiati i caratteri che maggiormente tipicizzano talune imprese criminali transnazionali, quelle cui la letteratura del crimine e la cinematografia ha maggiormente reso più noti: «La Cosa Nostra» americana, le «Triadi» cinesi, la «Yakuza» giapponese, i «Cartelli» colombiani.

«Cosa Nostra»
Tommaso Buscetta, il più illustre dei pentiti; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, le vittime più illustri. E’ grazie a queste figure centrali nella lotta alla mafia che l’organizzazione criminale siciliana viene conosciuta senza segreti nel suo modo di esistere, di pensare, di agire. In via generale possiamo dire che essa presenta una base gerarchico-piramidale stratificata, in grado di disegnare e governare le attività economiche e finanziarie che predilige. Il territorio d’origine costituisce l’humus della centralità dell’azione di comando. Il modello organizzativo prevede all’apice la Commissione (regionale) e, alla base, la Famiglia, elementare unità organizzativa. Pieno di significati e rispetto è il termine famiglia: essa è costituita da persone non necessariamente consanguinee e governata da un capo, detto Rappresentante. Più che la ricchezza è la ricerca del potere la sua ragion d’essere. Il mafioso è uomo di rispetto: tanto più quotato quanto più riesce a far valere la sua «influenza». Fa del controllo del territorio la sua specificità strumentale e lo persegue attraverso la capillarità a vari livelli, gestendo la microcriminalità e la pletora di fiancheggiatori, onde disporre di informazioni utili per affermare una sovranità territoriale più esclusiva di quella dello Stato. Il fattore di penetrazione sul mercato dei beni e dei servizi è garantito da imprese con un alto livello di mimetizzazione e gli appalti pubblici costituiscono l’occasione di ingenti profitti e modalità necessarie per esercitare controllo, dedizione, prestigio.

Per tali ragioni i boss ricercati non abbandonano il luogo d’origine e la disgrazia dell’arresto va letta in termini di distacco e di allontanamento dalla famiglia, dall’assetto organizzativo. La dimensione eco-finanziaria di Cosa Nostra è finalizzata a espandere attività e influenze, anche transnazionali, comunque non sdradicate dal territorio di appartenenza, stringendo accordi e joint- ventures con altre consorterie criminali, a volte in una visione coloniale. La condizione di subalternità spesse volte ascritta con sufficiente sicurezza agli «Stiddari» (e non sempre coerente), non inficia comunque il fatto che Cosa Nostra crea sempre una rete di referenti, anche se con un mandato di rappresentanza per il singolo affare, in tutte quelle zone in cui si prospettano occasioni di lucro o per implementare o arricchire il potere di condizionamento politico-elettorale. Altra modalità di inquinamento sociale si manifesta attraverso la corruzione dell’apparato pubblico e l’acquiescenza politica, adesso rivolta anche ai piccoli comuni, ove il tutto viene utilizzato per disapplicare o limitare l’esercizio dell’Autorità legittima dello Stato in tema di appalti, gestendo in termini di accaparramento e monopolio di fatto nel settore degli interventi di natura pubblica.

La «Camorra»
Costituita da nuclei che si compongono, si scompongono e si ricompongono senza un preciso ordine e disciplina, la Camorra è’ caratterizzata da una struttura «pulviscolare». La Nuova camorra organizzata cutoliana e la Nuova Famiglia del triunvirato Bardellino-Nuvoletta-Alfieri costituiscono l’eccezione ai processi di veloce disgregazione che colora il fondamento camorrista, poiché tentarono di imitare la mafia siciliana in termini di modello organizzativo da attuare per le rispettive imprese criminali. In via generale la Camorra si evidenzia per il sua assetto di tipo confederativo, nel senso che stringe alleanze in base a convergenze momentanee di interessi, ragion per cui mutevole risulta essere la geografia dei Clan. Di origine «cittadine», e perciò permeabile, nei processi di affiliazione la Camorra (al contrario della mafia siciliana) non utilizza particolari modalità o richiesta di specifici requisiti. La sua essenza è «il governo del disordine»: la Camorra è contraria e si contrappone al progresso e alle politiche dello sviluppo del territorio, che invero costituiscono per essa motivo di scomparsa nella misura in cui lo Stato riesce ad esercitare la presenza dei suoi poteri e le finalità socio-politiche. In simili casi essa sembra essere relegata a comune criminalità, per apparire forte e agguerrita nelle fasi di debolezza statuale o di crisi economica. La radice socio-culturale della Camorra è l’apparenza, cioè il rendersi visibile con manifestazioni di prepotenza assai vistose, «la guapperia», cui abbina un senso assolutamente totalitario nel modo di dominare il territorio (in ciò è molto diversa dal modello siciliano, più incline, quest’ultimo, ad una camaleontica mimetizzazione sociale). Gli interessi eco-finanziari camorristici di significativa portata hanno sempre privilegiato l’usura, il lotto clandestino, il traffico di t.l.e., il controllo dei mercati agricoli. Nell’attualità costituisce primaria fonte di finanziamento il traffico degli stupefacenti e della contraffazione, l’accaparramento delle commesse pubbliche e la gestione malavitosa dell’ambiente.

La «’Ndrangheta» calabrese
Da oltre vent’anni è la prima donna fra le consorterie criminali nostrane per l’alto grado di mimetizzazione imprenditoriale. La ‘ndrangheta è l’impresa criminale che più d’ogni altra s’è adeguata ai mercati commerciali globalizzati, facendo del riciclaggio il valore aggiunto delle sue finalità delinquenziali. La sua struttura è «orizzontale», coerente con le condizioni morfologiche della regione calabra. Infatti, la conformazione dei rilievi montuosi non agevola la comunicazione e lo sviluppo, determinando un lento progresso e forte isolamento, condizioni ideali che hanno favorito il sorgere di piccoli insediamenti urbani. Siffatta condizione ha determinato il formarsi di gruppi criminali con caratteristiche di accentuata mafiosità, le cossiddette «’ndrine», generalmente non assoggettate (ad eccezione della criminalità reggina) a un vertice provinciale od organismi superiori, proprio perchè la frantumazione del territorio né ha accentuato i caratteri principali: il controllo totalitario della zona in cui opera una ‘ndrina. Quest’ultima è costituita principalmente da affiliati consanguinei , che combinano anche matrimoni fra di loro per affermare con più forza il vincolo di coesione del gruppo criminale; questo spiega perché le guerre di mafia calabrese assumono i connotati tipici delle faide familiari. Il legame parenterale rinforza la ‘ndrina, rende difficile il tradimento fra parenti e non a caso «il numero dei pentiti ‘ndranghetisti è assai basso». Gli interessi eco-finanziari della mafia calabrese spaziano sia in Calabria, che nella prosperosa Lombardia e nel Piemonte, Regioni che hanno accolto numerosi affiliati in regime di soggiorno obbligato. Ma i suoi insediamenti, oltreché in Italia, trovano luogo in Germania, nella Spagna, in taluni paesi dell’America latina e nei paesi dell’Est europeo, con forti interessi che si tipicizzano nel commercio della droga e nel traffico di armi. Ma è il tema del riciclaggio la forza moderna della ‘ndrangheta, capace di procedere con ripetuti tentativi all’acquisto di banche anche in Svizzera e investimenti nell’ex Unione Sovietica, nella vicina Polonia e in Ungheria (assenso maturato dalle condizioni di contingenza storico ideale e joint- ventures con la criminalità della C.s.i.). Contrariamente alla cultura sostanzialmente primitiva che potrebbe caratterizzarla, la ‘ndrangheta si muove oggi con modelli organizzativi tipici di una moderna e agile società finanziaria e d’investimento, poiché meglio delle altre consorterie ha letto il mutare dei tempi e affidato alla specificità del riciclaggio la «pulizia e il reimpiego» delle risorse finanziarie, in una visione di comportamento globalizzato d’impresa criminale.

La «Sacra Corona Unita» pugliese
Insediatasi nel Salento, la S.c.u. non è l’unica forma di mafia in Puglia, ma certamente è la più numerosa e la più importante. E’ un tipo di mafia c.d. «indotta», nel senso che la regione pugliese è stata sempre utilizzata dalle tradizionali famiglie mafiose come colonia, impedendo alle native organizzazioni criminali di raggiungere la piena autonomia. L’interesse per la Puglia da parte delle consorterie mafiose è giustificato da una visione strategica, originata dalla posizione geografica che l’ideale ponte costituisce per il contrabbando con i paesi balcanici e col Medio Oriente (specialmente Tle, armi e droga). La S.c.u. nasce in una cella del carcere di Bari nel Natale del 1981 e adotta il modello organizzativo di tipo gerarchico-piramidale di Cosa Nostra, che non trova grande applicazione e rispetto causa i numerosi casi di conflittualità interna degli adepti. Successivamente si formano altre sigle, ma il problema risiede sempre all’interno dei Clan, poco inclini all’ubbidienza. Poiché considerata «colonia» dalle altre famiglie storiche tradizionali, la S.c.u. è un coacervo di tratti tipici di ognuna di esse: ha il carattere carsico della Camorra, la ferocia della ‘Ndrangheta, la capacità di calcolo politico-economico di Cosa Nostra. I suoi limiti, come detto, risiedono nella interna conflittualità. Seppur non in possesso in un proprio originale modello organizzativo, l’impresa criminale pugliese è importante studiarla perché presenta i lineamenti dei fenomeni di colonizzazione mafiosa, basata sulla variante della «mafiosizzazione della criminalità comune», utilizzata dalle mafie tradizionali in altre parti del mondo.

*Ufficiale della Guardia di Finanza