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RAGUSA - 18/05/2012
Attualità - La trasformazione dei processi sociali, politici ed economici nell’era della globalizzazione

Con l’avvento del Cyberspazio l’economia domina la politica

La fine del colore e l’affermazione del non-colore: riflessioni sul Cyberspazio e principi relativi alla disciplina giuridico-fiscale dell’e-commerce

di Salvatore Cannizzo *

La storia dell’umanità è ricordata anche nell’affermazione di termini che sintetizzano il carattere dei processi sociali, politici, economici, di cui spesse volte si coglie solo l’aspetto più peculiare. In quest’ottica si colloca, oggi, il termine «globalizzazione», assunto a parola chiave del terzo millennio. Illuminante è stata l’affermazione di Mashall McLuhan nel 1964, allorché usa per la prima volta la locuzione di «villaggio globale»: egli percepisce il passaggio dall’era della meccanica a quella elettrica e della successiva elettronica, i cui possibili effetti-impatto vengono analizzati attraverso la tecnologia che muta il modo di vivere dell’uomo.

L’ossimoro manifesta nella sua retorica pienezza che il globo diviene esplorabile come un villaggio.
Attraverso l’Internet siamo attori di fenomeni di globalizzazione che hanno modificato sia lo spazio che il tempo. La tecnologia informatica ha annullato lo spazio e proceduto all’unificazione dello spazio-tempo: è nato così il bit, dimensione unica e globale, allo scopo di legare luoghi lontanissimi fra loro, omogeneizzandoli. Nel processo di globalizzazione lo spazio immaginario si allarga al punto da assorbire l’intero pianeta, determinando la fine territoriale dello Stato-nazione. La conseguenza è che esso perde il proprio colore di riferimento e la propria territorialità. Si afferma il «non-colore»dello spazio-tempo che, divenuto mercato globale, prende il sopravvento sulla politica, sulla finanza, sui fattori economici, sulla territorialità. Si assiste, cioè, alla cessazione di una logica spaziale locale e territoriale, favorendo il consolidamento dello spazio senza tempo.

L’affermarsi di un’economia senza confini territoriali dematerializza sia la ricchezza reale che lo stesso Stato-nazione, quest’ultimo non più in grado di ripartire le conseguenze politiche e sociali che caratterizzano il mercato transnazionale. Ed è proprio questo spossessamento dell’economia dello Stato-nazione che origina la crisi della sovranità, sempre meno sovrana e sempre più globale. Anche nel vecchio continente assistiamo a una doppia sovranità o, per meglio dire, a un doppio binario federalista: l’Europa, macro regione costituita dai paesi-membri, e le micro regioni, i territori sub-nazionali dei paesi-membri. La creazione di un governo sovranazionale ha sostituito il modello tradizionale dei governi nazionali: lo Stato-nazione è diventato un contenitore di nuove identità e organismi internazionali (si pensi al Wto, alla Banca Mondiale, all’Onu, ecc.), che acquisendo porzioni sempre più grandi di potere conferiscono ad essi un ruolo sempre più crescente di controllo. Lo Stato-nazione che prima conteneva il deposito della norma, diviene contenuto di organismi plurali e istituzioni sovranazionali. La conseguente dilatazione spaziale della sfera economica erode i tradizionali concetti politico e sociali, affermando la sovranità e l’accettazione di un nuovo ordinamento globale dello spazio, che il trionfo dell’economia sulla politica sempre più cronicizza.

Nel passaggio dal luogo al non-luogo, il cyberspazio, si è di fatto manifestata e concretamente attuata la supremazia dell’economia sul diritto e sulla politica. Gli effetti fiscalmente distorsivi sono quelli che danno origine anche alla cosiddetta ricchezza nomade. La ragione è che oggi l’economia del villaggio globale è senza uno specifico luogo e senza territorio: Internet rende semplicemente anonima la formazione di ricchezza e reddito nomade, cioè quella ricchezza comunque originata che, concepita e prodotta nel cyberspazio, sfugge alle regole reddituali di una norma ancorata al territorio. Ciò determina che le imprese e le persone sottoposte alla sovranità territoriale migrano in spazi globalizzati, si distaccano da essi e originano fenomeni evasivi, con grave nocumento all’Erario dello Stato-nazione. Le riflessioni conseguenti alla navigazione sulla Rete hanno permesso agli studiosi di rinvenire in essa la culla del nomadismo fiscale, nella sua duplice accezione:
- la scomparsa involontaria, in quanto legata all’incapacità degli Stati-nazione di esercitare la pienezza della propria potestà impositiva, originata, in parte, dalla difficoltà di inquadrare il sorgere del presupposto tributario negli scambi via etere e, dall’altra, la carenza di esercizio della sovranità, cui la velocissima mobilità delle imprese e delle persone non permette di individuare su quali soggetti essa può essere esercitata;

- la scomparsa volontaria, in quanto legata alla considerazione che l’internazionalizzazione dell’economia accresce una migrazione di imprese e di persone, sia fisiche che professionisti, sia ad alto che a basso reddito, non disgiunta dalla consapevolezza che l’Interne renderebbe più agevole l’evasione fiscale.

In buona sostanza, nel fenomeno dell’evasione transnazionale si rinviene, attraverso la mobilità soggettiva del cittadino-contribuente e nell’oggettiva volatilità della ricchezza nomade prodotta, la sintesi di processi di liberalizzazione che sanciscono ed esaltano, in maniera netta e indistinta, l’affermazione di un commercio senza limiti e l’incapacità di ancorarne i frutti al territorio. Ne discende che la fiscalità applicata ai fenomeni di formazione di ricchezza e reddito nomade emigra, attraverso il Cyberspazio, dagli Stati-nazione verso «altri territori». Ci si riferisce ai cosiddetti paradisi fiscali, cioè a quei paesi-nazione a fiscalità privilegiata ove risulta difficoltoso interloquire per la voluta mancanza di supremazia del diritto, a scapito, quindi, dell´affermazione di una corretta sovranità impositiva. Per frapporre ostacolo all’abuso fiscale che si origina dalla navigazione spaziale, a livello internazionale gli Stati-nazione hanno avvertito l’esigenza di avviare incontri tesi a sviluppare la reciproca assistenza e collaborazione, onde comprendere pienamente la portata innovativa della navigazione su Internet, gli effetti economico-finanziari dell’e-commerce, la sua regolamentazione ai fini impositivi. E’ indubbio che è la natura stessa dell’e-commerce a richiedere una libertà mentale, strumentale a superare i confini territoriali del non-luogo, ricercando in esso il luogo in cui si colloca la pretesa tributaria di ogni Stato-nazione. In tal senso anche l’Italia è costantemente impegnata nell’attività con Organismi comunitari e Istituzioni internazionali (Ocse, Omc), cercando di verificare l’impatto della navigazione in Rete sulla normativa tributaria in generale, nonché gli effetti su quella interna. La consapevolezza che costituisce l’humus del ragionamento degli Stati-nazione muove dalla constatazione che non può essere in alcun modo frenato lo sviluppo dell’e-commerce, specialmente in un momento storico in cui i massimi sforzi devono tendere a stimolare e incentivare tale applicazione per ragioni anche occupazionali, ove si tenga conto che il commercio elettronico è conosciuto, apprezzato e utilizzato dai cittadini, dagli operatoti commerciali, dalle imprese.

Di contro, è altrettanto vero che, nel rispetto di una libera e produttiva commercialità via etere, la ricchezza che si genera da forme di nascente nomadismo fiscale (quindi, soddisfazione del presupposto e conseguente reddito da sottoporre a tassazione) non può godere di assenza di tassazione e di impunità fiscale. In tal senso, si fa espresso richiamo alle decisioni dell’Ocse nell’ottobre del 1998, in occasione della Conferenza di Ottawa. Ma è anche prima di quell’incontro, esattamente nel 1996, che l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), cui fanno parte 30 Stati-nazione, in qualità di paesi-membri in «Rappresentanza Permanente» a Parigi, nonché altri Stati-nazione cosiddetti paesi-non membri, ha cercato di individuare i principi e le regole fiscali dirette a disciplinare in maniera idonea le transazioni commerciali che si realizzano on-line, attraverso 3 importanti conferenze.

La Conferenza di Turku, in Finlandia nel mese di novembre1997
Nel primo incontro a livello internazionale gli obiettivi condivisi dai paesi Ocse sono stati rivolti:
a) alla definizione dei principi di base per un ottimale sviluppo dell’e-commerce,
b) all’individuazione delle aree maggiormente critiche necessitanti di intervento primario;
c) all’identificazione delle organizzazioni preposte alle risoluzione delle criticità individuate.
Le problematiche afferenti il settore fiscale sono state demandate al Comitato per gli Affari Fiscali (CFA), composto dai rappresentanti delle amministrazioni fiscali dei paesi Ocse. La comune posizione di base, da una parte, è stata quella di ritenere applicabile al commercio elettronico la regolamentazione del commercio tradizionale, dall’altra, l’avvio di confronti e studi rivolti alla nascita di problemi del tutto nuovi, nonché alla possibile individuazione di soluzioni specifiche e adeguate rintracciate nella legislazione esistente, perciò ricorrendo a non sempre facili processi interpretativi. Quindi, attraverso la Conferenza di Turku è stato avviato il percorso di incontri e discussioni necessari per gettare le basi di possibili soluzioni, affidando incarico alle Organizzazioni sovranazionali di ricercare il tessuto unitario ad accordi globali, prima di fissare i principi di tassazione del commercio spaziale.

La Conferenza di Ottawa, in Canada nel mese di ottobre 1998
La Conferenza di Ottawa viene ricordata per il raggiungimento di risultati significativi da parte del Comitato per gli affari fiscali. La strategia di base dei paesi membri Ocse è consistita nell’allargare la partecipazione alle imprese, ai sindacati, alle organizzazioni dei consumatori e agli operatori del settore, favorendo in modo trasparente un riscontro diretto tra interessi pubblici e privati e discutendo degli aspetti ed effetti del commercio elettronico e della sua evoluzione. Sostanzialmente si è convenuto in quella sede di non creare alcuna nequizia al fenomeno espansivo dell’e-commerce, ma di creare, anzi, agevolazioni alla crescita favorendo una cooperazione fra le parti interessate e l’adozione di scelte politiche condivise e compatibili su scala mondiale. In tal senso i Governi degli Stati-nazione si sono impegnati a eliminare gli ostacoli ingiustificati agli scambi commerciali, garantendo un clima propositivo e ambiente competitivo. Il settore privatistico è stato invitato a porre in essere condotte in linea con i principi di sviluppo dialogando con le Organizzazioni sopranazionali, con la convinta consapevolezza che l’e-commerce costituisce stimolo allo sviluppo e crescita economica, rilevandosi nel merito il sorgere di due posizioni (e culture), che trovano, comunque, una base condivisa nell’approvazione di un documento intitolato alle politiche fiscali: «Electronic Commerce: Taxation Framework Conditions», che i cinque principi(neutralità, efficienza, certezza e semplicità, efficacia e correttezza ed equità, flessibilità) cui devono essere informati i sistemi fiscali nazionali e le convenzioni internazioni in materia di trattamento tributario.

La Conferenza di Parigi, in Francia nel mese di ottobre 1999
Nonostante non siano state licenziate decisioni o deliberazioni di specifico e vincolante interesse, la Conferenza di Parigi del 1999 ha offerto agli attori presenti la possibilità di individuare nuove politiche relative all’e-commerce, prendendo coscienza di incrementare il dialogo internazionale allo scopo di uniformare il livello della ricerca tra gli Stati-nazione, onde prevenire i possibili effetti distorsivi (ricchezza nomade, reddito nomade, nomadismo fiscale) che il cyberspazio può generare, diventando il paradiso fiscale del nuovo millennio.

Riflessi normativi sulla legislazione italiana
Uniformandosi agli indirizzi di Organi sovranazionali (contenitori della norma), il legislatore italiano è stato avviato dalla direttiva comunitaria 31/2000 a regolare gli scambi commerciali via Internet, procedendo alla definizione dei fondamenti normativi attraverso il decreto legislativo 70/2003, i cui principi assecondano gli studi e le conclusioni espresse in tema di disciplina e risoluzione delle problematiche fiscali.

*Ufficiale della Guardia di Finanza