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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1203
RAGUSA - 03/05/2012
Attualità - Oggetto del contendere le aperture festive per il Primo maggio

Quando i sindacati si sentono ignorati dai sindaci

Contestato il silenzio dei primi cittadini di Ragusa e Modica

Lesa maestà. I sindacati non hanno gradito l’acquiescenza e l’insensibilità dei sindaci di Ragusa e Modica sulle aperture di alcuni centri commerciali in occasione del 1° maggio. La giornata del lavoro è passata sotto silenzio e le indicazioni date dal Cgil, Cisl ed Uil sono passate sotto silenzio. I sindacati non ci stanno e contestano l’atteggiamento di Nello Dipasquale e Antonello Buscema. I segretari provinciali di categoria si dicono rammaricati perché il documento diffuso dai sindacati non è stato tenuto in alcuna considerazione. Nel testo si manifestava il dissenso sulle aperture nelle feste più significative costringendo così i collaboratori, ad ogni livello, a stare lontano dalle proprie famiglie in occasioni che devono essere dedicate agli affetti, alle tradizioni e consuetudini locali. I sindacati hanno avuto solo il silenzio da parte dei due sindaci anche se evidenziano come la richiesta a suo tempo avanzata è stata molto pacata.

Si legge nella nota sindacale: « Il silenzio dei due sindaci, rispetto ad una questione che incide sulla qualità della vita di centinaia di ragusani e modicani, ci appare non solo incomprensibile ma alquanto pericoloso atteso che in mancanza di una interlocuzione di merito su questa vicenda siamo posti nella condizione di pensare a scenari inquietanti che non gratificano l’azione politica e amministrativa dei primi cittadini che in questo caso si sono imposti uno stop inedito rispetto alla riconosciuta capacità di parlare, legittimamente, su tutto ciò che riguarda l’azione politica rispetto a quello che accade nei territori amministrati.

Continuiamo, ciò malgrado, a contestare quanto avvenuto ovvero l’apertura degli ipermercati il 1° Maggio, festa del Lavoro, che assume in questo contesto non solo il sapore di una sfida e di un’offesa per quanti si sono battuti e si battono per rendere l’Italia una nazione fondata sul Lavoro, ma il senso di una pessima sensibilità civile che non aiuta il Paese a crescere e a renderlo migliore atteso che si vogliono cancellare memoria e identità nazionale».