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RAGUSA - 27/04/2012
Attualità - Sviluppo, tasse, crescita ed evasione fiscale, c’è dibattito per tutti

Economia criminale e fenomeni dell’evasione fiscale

L’economia criminale, sia italiana che straniera, investe in beni e prodotti legali, «cerca» coperture attraverso il riciclaggio, affida le ingenti quantità di risorse a operatori economici e finanziari in grado di rilevare o finanziare l’imprenditoria legale, al chiaro fine di affermare quelle illegali

di Salvatore Cannizzo*

La stampa italiana sovente pubblica notizie e articoli sull’economia, corredati da cifre desunte dall’esito di ricerche e interpretazioni dei fenomeni che ne permettono lo studio, nonché l’oggettiva connessione e influenza sociale che l’approccio di analisi riverbera sul lato delle entrate tributarie.

In termini di imposte risulta stimato in 333 miliardi Euro l’imponibile evaso in Italia. La stima è stata calcolata da KRLS – Network of Bussiness Ethichs per conto di «contribuente.it», che ha elaborato i dati disponibili provenienti da fonti Istat, elaborazioni della Banca d’Italia e dallo Sportello del contribuente. Nella sua relazione annuale, il Presidente della Corte dei Conti rende noto che l’ammontare dell’evasione fiscale in Italia si attesta a oltre 100 miliardi di Euro.

Al di là dell’enormità delle cifre che annualmente si ascrivono all’evasione, importi che ragionevolmente suscitano nel cittadino stupore e preoccupazione per l’ampiezza numerica che tale «ricchezza nomade» riverbera sullo stato di salute della Finanza Pubblica, i concetti e le riflessioni di seguito proposti originano dall’esito delle ricerche condotte dagli studiosi. L’intento muove, da una parte, dalla necessità di osservarne le ragioni e le motivazioni socio-economici, dall’altra, di contribuire alla «circolazione del sapere», la cui finalità è nel rendere percepibile l’esigenza di una educazione alla legalità da parte del cittadino, principale canale attraverso il quale sviluppare e veicolare spinte di sinergia e di compliance nel nostro paese.

In via generale, gli elementi descrittivi sono alimentati dall’esito delle ricerche che gli Istituti Statistici forniscono in ordine alla duplice classificazione dell’economia, distinta in E.N.O. (Economia Non Osservata) ed E.O. (Economia Osservata).

Mentre la prima include le principali aree dell’economia illegale, il sommerso e l’economia informale, la seconda tipologia di studio trae origine dalla misurazione statistica di quanto assunto attraverso i canali dei flussi comunicativi che traghettano i dati, cioè l’economia legale e quant’altro si include nel concetto dell’emerso.

Per la verità, una netta distinzione fra le due aree non va letta in termini di valori assoluti, se si tiene conto che le componenti dell’E.O. sono / possono essere influenzati da comportamenti fiscali connessi a un sovradimensionamento di costi aziendali ovvero da un sottodimensionamento di ricavi dichiarati, i cui effetti producono ricadute per concorso sulle cifre dell’evasione stimata.

Le aree di irregolarità di quest’ultima si presentano piuttosto gravi in talune regioni, a tal punto che in esse si rilevano forme di intreccio tra i bassi livelli occupazionali e forme espressive di fattori riconducibili all’evasione criminale (primato, questo, tipico della globalizzazione).

Le tre economie
Gli analisti suddividono in 3 principali aree il fenomeno del sommerso: l’economia criminale, l’economia informale, l’economia sotterranea.


Nel dettaglio, la caratteristica fondamentale dell’economia criminale è rinvenibile nell’esercizio di attività illegali, in quanto privati di legittimazione normativa. Essa è l’unica forma di sommerso di cui non si ha una stima esaustiva, poiché la sua misurazione economica-finanziaria, la sua entità numerica, è effettuata ex-post in misura parziale, anche per ragioni dell’internazionalizzazione dei mercati di origine e di sbocco.

Non esiste dubbio che le politiche governative e le azioni di polizia a contenuto economico-finanziario sono rivolte all’individuazione dei criminali e alla caccia dei latitanti, col chiaro impegno che l’affermazione dello stato di diritto è l’unica forma per restituire fiducia nelle Istituzioni, specialmente in quelle Regioni in cui i fondamentali principi di libertà civile ed economica vengono quotidianamente messe a dura prova. L’economia criminale, sia italiana che straniera, investe in beni e prodotti legali, «cerca» coperture attraverso il riciclaggio, affida le ingenti quantità di risorse a operatori economici e finanziari in grado di rilevare o finanziare l’imprenditoria legale, al chiaro fine di affermare quelle illegali. Essa produce ricchezza per soddisfare sé stessa, lontana e in alcun modo interessata alla distribuzione del «benessere diffuso sul territorio».

La sua finalità non è il pluralismo economico, bensì il monopolio criminale, che non si limita solo a lucrare profitti ma a reinvestirli, reimmeterli e riciclarli nei circuiti della legalità, generando effetti fortemente distorsivi in ambito politico e socio-economico (turbativa del mercato e concorrenza sleale i suoi principali aspetti).

L’economia informale, invece, si caratterizza per il suo fondamento di fenomenologia sociale, per il fatto, cioè, che l’organizzazione delle attività economiche si basa su rapporti personali e su norme di comportamento non scritte, estranee alle leggi vigenti.

Essa trova genericamente terreno di sviluppo nelle zone del Terzo Mondo, ma la sua presenza è rinvenibile anche nelle economie dei paesi più progrediti o ad economia avanzata, laddove risulta collocata nelle latitudini dell’autosufficienza produttiva, per rimanere tendenzialmente inscritta nell’alveo dell’economia sommersa. La causa è da ricercarsi nella mancata rilevazione statistica (cioè sfugge o ignora i questionari statistici), oppure perché le attività economiche che procurano sostentamento sono di scarso o marginale livello organizzativo.

L’economia sotterranea, nota anche «Undergraund economy», opera in contesti produttivi ordinari, cioè legali, ma la sua ricchezza viene originata dalla produzione e dall’impiego di lavoro irregolare. Essa esiste in quanto gode di legittimazione giuridica e normativa: l’imprenditore è persona esistente alle lente del fisco, è titolare di partita iva, è presente agli adempimenti dichiarativi, la sua posizione contributiva è accesa, adempie e si comporta come una qualunque impresa correttamente strutturata. L’impresa non strutturata che opera in regime di Undergraund economy differisce da quest’ultima per il suo fondamentale carattere di sommerso: la sua ragion d’essere e la sua produzione di beni e servizi è essenzialmente rivolta alla «illegalità per finalità».

Tali sono le imprese che si ascrivono ai concetti di evasore totale o evasore paratotale. Il primo procede a produrre ricchezza, ma non alla sua dichiarazione o si mimetizza mediante discontinuità dichiarativa, scegliendo l’annualità da dichiarare e quella da evitare alla conoscenza fiscale. Il secondo concetto rileva una fondamentale evasione pari almeno al 50% inferiore al reale conseguito, cui l’attento monitoraggio informatico e del territorio fa emergere l’esistenza di contraddittorietà e criticità rispetto alla realtà fattuale.

Per un’insieme di ragioni, l’economia sotterranea si colora di oggettiva pericolosità perché utilizza modelli di organizzazione e metodi di lavoro fortemente snelli e svincolati dalle forme e dagli schemi cui si attiene l’impresa legale. Taluni studiosi dei fenomeni socio-economici legati alle ragioni dell’evasione fiscale intravedono nell’esistenza dell’ Undergraund economy una sorta di fuga, di opposizione civile (?) riconnessa all’eccessivo carico fiscale e previdenziale, nonchè manifestazione del dissenso al degrado ambientale, originato dalla mancanza di infrastrutture nel territorio.

Certamente non collocato al margine degli effetti distorsivi della Finanza Pubblica si presenta il mondo del lavoro e le sue problematiche, anch’esso caratterizzato dalla moltitudine di aspetti evasivi, sia fiscali che previdenziali, strumentali al fine che ciascun attore intende raggiungere: l’impresa gode di minore carico tributario, il lavoratore la non tassabilità del percepito. La parti si dichiarano soddisfatti e i loro comportamenti economici e le ricadute finanziarie, si badi, contribuiscono a influenzare anche alla lettura dei dati sia dell’E.N.O., che di quella Osservata.

Nella dimensione lavorativa il sommerso viene distinto in sommerso d’azienda e sommerso da lavoro e la colorita sfaccettatura è molto varia.

Il sommerso d’azienda include le imprese che sul territorio (sia fisico che spaziale) operano irregolarmente sul mercato della produzione di beni e servizi, generando profili abbastanza perniciosi che incidono sulla libera concorrenza a pari condizioni.

Lo studio delle caratteristiche del fenomeno ha consentito di procedere a una dettagliata analisi del grado di penetrazione sul mercato, basato sull’osservazione dei comportamenti in concreto attuati e rilevati, che demoltiplicando l’ampiezza numerica dei soggetti e loro visibilità né dipinge in chiare tinte i comportamenti. L’esito ha determinato diverse e specifiche identità, riassumibili in:

- imprese trasgressive: tali sono quelle caratterizzate dalla «parziale» evasione, perpetrata mediante
pagamento «fuori busta» o adozione di metodi e tecniche contabili dal contenuto fiscale evasivo;

- imprese minimaliste: si confezionano il vestito della legalità apparente mediante richiesta di identificativo fiscale (partita iva), iscrizione alla camera del commercio, accensione delle posizioni contributive e assistenziali, ma le dichiarazioni con ammontari minimali ne celano l’effettivo intento, che risulta essere indirizzato alla produzione dei beni e dei servizi essenzialmente «in nero» ;

- imprese mimetiche: cioè quelle unità produttive che si occultano integralmente allo scopo di rendere difficoltosa l’individuabilità, eludendo del tutto i canali dei flussi conoscitivi;

- micro/imprese o formicaio: ci si riferisce a quelle minuscole attività produttive che, titolari di partita iva, sono presenti in settori caratterizzati da elevata volatilità e possibilità di nascondimento, quali i lavori a domicilio, quelli domestici, ecc.

Per quanto attiene la caratteristica del fenomeno del sommerso da lavoro, lo studio dei dati e dei fatti generatori constatati ha permesso agli studiosi della materia di elaborare una precisa classificazione, che ancor di più aiuta a comprendere il grado di fertile complicità che nutre gli attori delle prestazioni rese dalla forza produttiva.

La sua lettura si presenta abbastanza variegata:
- lavoro grigio da retribuzione: si ascrive ai casi in cui il dipendente accetta dal datore di lavoro la retribuzioni con ammontare inferiore a quello che l’impresa documenta e dichiara di aver corrisposto. In tale tipologia si riscontra anche l’esistenza di condizioni minime di regolarità contributiva e previdenziale, difformi di gran lunga dalla realtà lavorativa posta in essere;

- lavoro nero: afferisce non solo ed esclusivamente all’esistenza di un rapporto non regolare, ma risulta interessato anche prestazioni lavorative non dichiarate;

- lavoro atipico: intendendosi l’esistenza di rapporti di «comodo» che eludono e aggirano l’effettiva
condizione giuridica dell’occupante;

- lavoro da immigrati irregolari: esso è caratterizzato da prestazioni lavorative sottopagate per orari di lavoro inaccettabili e spesse volte prive di sicurezza. E’ il prodotto lavorativo che producono i c.d. «senza diritto»: gli immigrati irregolari totalmente subordinati per ragioni di sopravvivenza sia all’imprenditoria legale che illegale, il cui contributo produttivo della ricchezza in circolazione riflette valenza ed effetti sia nello studio e lettura dell’economia osservata, che in quella non osservata.

Le classificazioni descritte e gli effetti che da essi si riverberano rendono difficile operare una traccia ben netta di demarcazione fra economia regolare ed economia irregolare, soprattutto in quei sistemi economici che, superata l’iniziale complessità dello sviluppo, si aprono alle tensioni della competizione globale. E’ da qui che muove l’esigenza di individuare ulteriori e più tagliati modelli della realtà che ci circonda, per contrastare le tendenze discorsive del mercato e contenere quanto più possibile le mancate entrate tributarie.

In conclusione, il caso del «primato italiano» consente di insistere nel sezionare le ragioni del sommerso, in quanto non produttivo di una matrice, ma costitutivo anche di aspetti politico-sociali che pronunciano una nuova frontiera nella sfida all’emersione.

Essa passa non soltanto nell’azione di contrasto alle irregolarità condotte con interventi repressivi dagli organi ispettivi all’uopo preposti, ma richiede anche un reale intervento in tema di politica fiscale che privilegi il contenimento degli oneri tributari diversi, attenzionando sia le persone fisiche che il mondo imprenditoriale, nella consapevolezza che la ricchezza nomade del sommerso genera aumento degli oneri e pesi fiscali di quanti operano nel rispetto delle norme, riduce la competitività, non accresce la partecipazione etico-sociale della responsabile condivisione del cittadino al pagamento delle imposte.

* Ufficiale della Guardia di Finanza