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RAGUSA - 03/03/2012
Attualità - Interrogazione parlamentare per fare chiarezza sull’ufficio stampa dell’Asp 7

Da giornalista a «radiologo», il caso Oddo finisce all’Ars

I deputati Roberto Ammatuna e Innocenzo Leontini presentano un’interrogazione. Oddo attacca: «Tolgono il giornalista interno per affidare incarichi esterni a 20 mila euro l’anno»
Foto CorrierediRagusa.it

Finisce all’Ars il caso Oddo, il giornalista ragusano che dopo avere svolto per 10 anni il ruolo di addetto stampa dell’Azienda sanitaria iblea è stato trasferito dai vertici dell’amministrazione al Servizio di Radiologia dal quale proveniva. I parlamentari ragusani Roberto Ammatuna (Pd) e Innocenzo Leontini (Pdl) hanno inviato un’interrogazione parlamentare all’Ars riguardante la vicenda dell’addetto stampa. La legge 150/2000, purtroppo, in Italia è rimasta l’eterna incompiuta. Dopo 12 anni viene sistematicamente calpestata dagli stessi soggetti che l’hanno approvata in Parlamento. La legge prevede che tutte le pubbliche amministrazioni, oltre che di un Urp e di un portavoce, si sarebbero dotati anche di un addetto stampa, ricorrendo a figure professionali esterne solo nel caso non ci fossero giornalisti pubblicisti nei ruoli dell’amministrazione, a prescindere dal livello d’inquadramento. Adesso dall’Asp partono comunicati stampa redatti da medici o altre figure che nulla hanno a che fare con la comunicazione.

Dopo un lungo silenzio Paolo Oddo (foto) ha deciso di dire la sua a seguito del trasferimento. «Tralasciando i palesi vizi di legalità insiti in questa brutta storia che mi riguarda- scrive Oddo- e che i miei legali illustreranno al magistrato del Lavoro, vorrei porre l’attenzione su alcuni aspetti della vicenda dalla quale la categoria dei giornalisti potrà trarne salutari spunti di riflessione. Il primo riguarda la Legge 150 del 2000 che nacque per portare una ventata di civiltà nei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione. Non è bello dovere constatare che, a oltre dieci anni dalla sua promulgazione, essa sia largamente disattesa in questa regione. Nelle aziende sanitarie gli addetti stampa diventano, così, degli «allegri fantasmi» della cui esistenza tutti sanno e tutti fingono di non sapere. E poiché l’addetto stampa «non esiste», questi continua a svolgere il proprio lavoro subendo una pressione psicologica spiccatamente ricattatoria».

Eppure è diffusa nell’opinione pubblica che la stampa costituisca il «Quarto potere» nella società! Paolo Oddo non è d’accordo: «Ma quale Quarto Potere! Ma se non riesce a sistemare in maniera conforme alla legge non dico tutti gli uffici stampa della pubblica amministrazione siciliana, ma almeno quelli di 16 aziende sanitarie e a modificare 16 piante organiche per non più di una ventina di giornalisti, in una regione afflitta da una scandalosa pletora di dipendenti?»

L’ex addetto stampa, infine, mette in evidenza un altro caso. «Gli incarichi affidati a giornalisti esterni alle aziende sanitarie, scelti in maniera discrezionale, senza obbligo di orario di servizio, senza obbligo di esclusività professionale, inseriti in redazioni di giornali «di peso». L’invito a servirsi di tali figure, senza considerare le professionalità esistenti all’interno delle aziende - così come previsto dalla legge – non può avere altro scopo se non quello di «ammansire» le redazioni di importanti quotidiani o di avere un impatto mediatico positivo riguardante la sanità siciliana, detto in termini più forbiti. Da un lato, quindi, non si trovano i soldi per sistemare in maniera dignitosa chi svolge questo lavoro da anni, mentre, poi, si trovano ventimila euro l’anno per ogni collaborazione esterna, saltuaria e non esclusiva!»

Insomma, quello di Oddo è proprio un caso che investe direttamente l’Ordine dei giornalisti e l’Assostampa. «Rivolgo un appello a chi (Ordine dei Giornalisti, Associazione della Stampa, Gruppo Uffici Stampa) –conclude Oddo- si è assunto l’onere di difendere anche questi loro colleghi «fantasmi», a porre in essere ogni iniziativa tendente a risolvere questa patologia di legalità che affligge la nostra regione e che dopo undici anni dalla Legge 150 ha assunto i connotati di un insopportabile scandalo».

IL DURO INTERVENTO DELL´ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA DI RAGUSA
Il segretario Gianni Molè: "Vigileremo sulla comunicazione dell’Ente"


La segreteria provinciale di Ragusa dell’Associazione Siciliana della Stampa, con una nota a firma del segretario Gianni Molè, stigmatizza la decisione del direttore generale dell’Asp 7 di Ragusa di trasferire con ordine di servizio al reparto di radiologia dell’ospedale di Modica, il giornalista pubblicista Paolo Oddo che con delibera (mai revocata) del 25 Ottobre 2001 n. 1747, ha svolto le funzioni di addetto stampa, oltre a dirigere la testata giornalistica dell’azienda ‘Nuova Sanità Iblea’ e denuncia la ‘vacatio’ di un ufficio fondamentale nell’assicurare la corretta comunicazione dell’azienda nei confronti dei cittadini-utenti, in ossequio alle legge n. 150/2000.

L’Associazione siciliana della Stampa nell’esprimere solidarietà al collega Paolo Oddo per l’atto di dequalificazione professionale avviato dai vertici dell’Asp 7 fa presente che vigilerà sull’attività di informazione dell’Azienda non consentendo a consulenti o fantomatici operatori della comunicazione di assicurare l’informazione dell’Asp 7 che è di esclusiva competenza dei giornalisti iscritti all’Ordine, così come sancito dalla legge n.69 del 1963 sull’ordinamento della professione giornalistica e dalla legge n. 150 del 2000 sulla comunicazione pubblica.

Invita, pertanto, il direttore generale dell’Asp 7 a provvedere all’istituzione dell’ufficio stampa aziendale e ad affidarlo a giornalisti regolarmente iscritti all’Albo, nelle more fa appello ai direttori delle testate giornalistiche e ai responsabili delle redazioni decentrate dei quotidiani di venire incontro a questa legittima richiesta della categoria non prendendo in considerazione comunicati emessi dall’Asp 7 di Ragusa, se non elaborati da giornalisti.

La segreteria provinciale vigilerà attentamente sull’attività non giornalistica di alcuni operatori della comunicazione riservandosi di denunciare agli organi competenti gli autori delle violazioni deontologiche e di legge.


tanto rumore per nulla
05/03/2012 | 12.20.27
peio

Se uno viene assunto e pagato da tecnico di radiologia non capisco perchè debba fare tanto scalpore il fatto gli venga chiesto di ritornare a fare il lavoro per il quale è stato assunto. Non si può parlare di dequalificazione professionale.

Alle associazioni di categoria, dovrebbero fare più scandalo le lunghe liste di attesa necessarie per ottenere
le prestazioni radiologiche, ma così non è.

Se poi la necessità di avere un addetto stampa è reale, si faccia un regolare concorso


Giornalisti?
04/03/2012 | 17.10.15
giovannino

Non ho mai saputo che si chiamasse "giornalista" uno che è stipendiato per scrivere quello che vuole chi lo paga, come tutti quelli che dipendono da un ente, pubblico o privato.