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RAGUSA - 03/03/2012
Attualità - Hanno parlato tecnici e docenti universitari

Positivo il primo Convegno sui rischi sismici negli Iblei

Incontro aperto dal presidente di Ageo Pietro Spadaro, che non ha mancato di rimarcare le caratteristiche della sismicità dell’area iblea Foto Corrierediragusa.it

Si è chiuso il primo convegno sul riconoscimento, la definizione e la valutazione del rischio relativo alle faglie e alle discontinuità tettoniche promosso dall’Associazione geologi liberi professionisti della provincia di Ragusa. La giornata è stata caratterizzata da una verifica sul posto di alcuni aspetti trattati dalle relazioni degli esperti, tra cui anche Raffaele Azzaro, responsabile Unità funzionale Sismologia Ingv sezione di Catania («Negli ultimi dieci anni – ha detto tra l’altro – attraverso la rete sismica, abbiamo registrato e localizzato circa 800 terremoti nell´area iblea, a cui si aggiunge un numero analogo di eventi di portata molto inferiore») ed in particolare allo studio della cinematica delle faglie iblee.

I migliori esempi si hanno lungo il sistema Scicli-Ragusa-Irminio. Oltre sessanta i geologi che hanno partecipato alla giornata di studio sul campo. «Rilevare ogni dettaglio degli affioramenti a piccola scala – afferma il presidente di Ageo Ragusa, Pietro Spadaro – è la metodologia cui il geologo ricorre per dare una valutazione preliminare dei processi di fagliazione sul territorio. Di conseguenza si può stabilire una sorta di gerarchia delle strutture ed in base a successivi accertamenti di ordine strumentale e diagnostico, capire quali di queste possono produrre amplificazioni in caso di sisma».

Uno dei primi passi verso la prevenzione è, in sintesi, la classificazione del territorio in base all’amplificazione che un dato sisma di progetto assume nelle varie aree studiate (microzonazione sismica). A tale proposito, assieme a molti altri fattori, una componente essenziale negli studi di microzonazione sismica è il rilievo sistematico delle faglie presenti su un dato territorio. Non è un caso che la comunità scientifica sia concorde sul fatto che in corrispondenza di gran parte di tali lineamenti si possa avere un’amplificazione del sisma con effetti che variano da sito a sito. «Molti centri abitati iblei – aggiunge Spadaro – sono attraversati da faglie anche importanti.

La corretta pianificazione del territorio parte dall’attenzione rivolta a tali problematiche, che in una parola si traduce in prevenzione. E’ risaputo che la macchina della Protezione civile italiana ha affrontato le fasi di emergenza e post emergenza con un’organizzazione ed efficienza che la pone ai vertici nell’ambito della realtà mondiale. Tuttavia, molto lavoro deve essere ancora fatto dalle istituzioni, a vari livelli, dalle realtà locali fino a quelle regionali e nazionali, in materia di prevenzione di base. Non ci possiamo più sottrarre alla sensibilità verso tali problematiche. Un compito che è affidato a ognuno di noi e in questo senso la figura del geologo riveste un ruolo fondamentale e insostituibile». Nella foto un momento dell´escursione nelle zone sismiche degli iblei

IL CONTENUTO DELLA PRIMA GIORNATA
Laddove nel tempo la sismicità fa registrare degli effetti e si ripete con una certa regolarità, fondamentale risultano la prevenzione e la pianificazione. A maggior ragione in un territorio ad alto rischio come l’area iblea. E’ stato questo il messaggio più forte lanciato dai tecnici e dai docenti universitari che hanno partecipato al primo convegno sul riconoscimento, la definizione e la valutazione del rischio relativo alle faglie e alle discontinuità tettoniche promosso dall’Associazione geologi liberi professionisti della provincia di Ragusa e che, nell’aula magna della facoltà di Agraria di Ibla, ha ospitato oltre 120 iscritti provenienti da ogni parte della Sicilia.

Aperti dal presidente di Ageo, Pietro Spadaro, che non ha mancato di rimarcare le caratteristiche della sismicità dell’area iblea, tutto ciò strettamente correlato ai motivi che hanno spinto l’associazione a promuovere questa iniziativa, i lavori hanno subito concentrato la propria attenzione sulla crescita, lo sviluppo, l’evoluzione delle faglie e dei sistemi di faglie. E’ stato Enrico Tavarnelli, professore ordinario di Geologia strutturale, Dipartimento di Geologia dell’Università di Siena, ad illustrare cosa sta alla base del processo di fratturazione.

«Tutto il plateau degli Iblei – ha detto Tavarnelli – è interessato da fratturazioni associate ad attività sismica. Comprendendo la natura di questi processi, dovremmo potere comprendere le migliori strategie per mitigare il fenomeno dei terremoti in generale con cui, nell’area iblea, e siciliana in generale, si convive».