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RAGUSA - 26/01/2012
Attualità - Il prete avolese, ispiratore e leader del movimento, raccolta la sua storia

Don Di Rosa: "Al cinema Odeon nacquero i Forconi"

"È una rivolta popolare per la sopravvivenza"
Foto CorrierediRagusa.it

Da dove vengono i Forconi? Dove e quando sono nati? Il movimento che è assurto in queste settimana alla ribalta delle cronache nazionali ed è entrato nel bene e nel male nelle case di tutti i siciliani fu un´intuizione. Lo ricorda Giuseppe Di Rosa (nella foto), prete ad Avola,, ritenuto ispiratore, leader spirituale ed anima del movimento.

Ricorda oggi Don Di Rosa: «Nacque all´uscita dal cinema Odeon dove c´era stata una grande assemblea, alla presenza dell´allora ministro Saverio Romano. Era il maggio del 2011 ed a quell´incontro invitammo una delegazione di pastori sardi per capire come erano riusciti a dare voce al loro disagio. Un pecoraio della provincia di Messina, Peppe Scandurra che con Mariano Ferro è l´asse del movimento, esclamò: «Forconi, chiamiamoci così. Quella dei Forconi è solo una sigla perché in realtà il movimento ha radici lontane. Nasce a metà degli anni Novanta, col problema delle quote latte. Io, assieme ad altri sacerdoti come don Giuseppe Amore di Modica e don Stefano Trombatore a Rosolini, cominciammo a raccogliere il disagio degli allevatori. La prima riunione si tenne in aperta campagna, non eravamo più di cento. I contadini non avevano nemmeno i soldi per una pizza, spesso stavamo ore e ore a discutere, senza mangiare".

Col passare del tempo, il fronte divenne sempre più ampio. «Venimmo a sapere che nelle province di Agrigento e di Caltanissetta c´erano gruppi di contadini che raccoglievano il grano e coltivavano le pesche in grande sofferenza. Stabilimmo dei contatti con Gino Scibetta a Riesi e con Ciccio Aiello, ex sindaco di Vittoria». Ma poi la politica, le gelosie, la voglia di leadership, tolsero mordente al movimento mentre il malessere aumentava.

Trovammo un interlocutore in Titti Bufardeci che divenne assessore regionale all´Agricoltura. I gruppi spontanei andarono avanti tra alti e bassi, si costituirono "gruppi in rete". Avevamo molte pressioni: le organizzazioni tradizionali, i sindacati, la politica. Ricordo un episodio emblematico. Dopo una grande assemblea a Caltanissetta con mille persone, ci spostammo ad Agrigento, dove ci fu messo a disposizione un enorme salone, solo più tardi scoprimmo che lo aveva messo a disposizione la Regione".

Padre Di Rosa è sicuro che il movimento non sarà un fuoco di paglia. La gente è disperata – conclude – ci sono agricoltori che hanno dovuto vendere ettari di terra per dare da mangiare alle famiglie, persone che hanno migliaia di euro di debiti con le banche, i trattori pignorati. È una rivolta popolare per la sopravvivenza».