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RAGUSA - 23/01/2012
Attualità - I 12 sindaci del ragusano si incontrano a Comiso per parlare della protesta

I Forconi fanno scuola in Italia. Allarme Confesercenti

Il direttore provinciale Massimo Giudice parla di infiltrazioni nel movimento
Foto CorrierediRagusa.it

I forconi siciliani fanno scuola in Italia. Mentre nelle nove provincie siciliane la situazione si avvia alla normalità ripercussioni si potrebbero avere per la diffusione della protesta nelle altre regioni italiane.

Le autostrade sono bloccate in punti nevralgici, la Calabria è praticamente invasa dai Tir a cominciare da Villa S. Giovanni (nella foto). Appare decisivo a questo punto l’esito dell’incontro che si terrà mercoledì tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo ed il Primo ministro Mario Monti. Le risposte del governo potrebbero infatti indurre i manifestanti a più miti consigli oppure rinfocolare la protesta.

In Sicilia dunque hanno ripreso a circolare regolarmente camion ed autocisterne. Le code ai distributori diminuiscono ora dopo ora, il latte è arrivato sugli scaffali e la carne nelle macellerie. I Forconi tuttavia sono rimasti nei loro presidi e ci resteranno fino a giovedì ma Martino Morsello, che ha soppiantato Mariano Ferro annuncia: "La protesta sarà in forma pacifica ma sarà tenuta alta la tensione per far conoscere al mondo intero lo stato di crisi socio economica in cui versa la Sicilia per le scelte sbagliate della sua classe politica. I siciliani, qualora Lombardo non darà risposte precise alla richiesta del movimento dei Forconi, sono pronti dopo il 25 gennaio a scendere ancora più massicciamente nelle piazze".

In provincia di Ragusa la denuncia sulle difficoltà perduranti è stata lanciata da Massimo Giudice, direttore provinciale della Confesercenti di Ragusa: «Nonostante la sospensione delle manifestazione dei Forconi, individui non meglio identificati continuano a bloccare le merci. E´ accaduto in giornata al mercato ortofrutticolo di Vittoria con gente che non si capisce a quale sigla fa parte o aderisce ma allo stesso modo ha causato grossi problemi nel trasferimento delle merci deperibili che hanno già atteso parecchi giorni prima a causa della protesta di Forza d´urto.

Abbiamo avuto notizie anche di blocchi in alcuni caselli autostradali della Sicilia sempre da parte di persone che minacciano e non si capisce a che titolo sono li. Grossi problemi anche per il settore commerciale con gravissime perdite. Ancora oggi molti magazzini sono vuoti perché non sono arrivati i tir e al contrario ci sono aziende che hanno la propria produzione ferma perché i camion non possono partire e a raggiungere i mercati di riferimento.

Siamo dinnanzi a perdite economiche davvero enormi mentre ovviamente vanno avanti le scadenze delle banche e non c´è liquidità. C´è qualcosa di poco chiaro che sinceramente a noi come organizzazione di categoria ci sfugge. Non si può andare avanti così. Chiediamo l´intervento delle autorità e annunciamo che citeremo ai danni chi continuerà ad impedire alla Sicilia di essere produttiva».

I sindaci iblei a Comiso


I dodici sindaci della provincia di Ragusa si riuniranno a Comiso per analizzare la difficile situazione venutasi a creare nel territorio in seguito alla protesta indetta da autotrasportatori e cosidetto «movimento dei forconi». L´incontro è stato fissato per venerdì prossimo alle ore 12 in Municipio.

«Dopo una rapida consultazione – spiega il sindaco Giuseppe Alfano -, abbiamo deciso di incontrarci per verificare la possibilità di condurre una comune forma di protesta e indirizzare la stessa verso gli interlocutori istituzioanli naturali nei modi più civili e incisivi possibili, evitando estemporaneità ed improvvisazioni che spesso recano più danni a un comparto già duramente provato dalla crisi economica».

Intanto è assalto ai distributori di carburante. Dopo la sospensione dei blocchi le autocisterne hanno potuto lasciare le raffinerie e distribuire il carburante in tutta la Sicilia. I primi rifornimenti sono arrivati in mattinata ma sono state subito lunghe code (nella foto). La situazione comunque andrà normalizzandosi man mano che le autocisterne raggiungono i distributori e già per lunedì pomeriggio gli automobilisti non dovrebbero avere problemi.

Sul fronte della protesta tiene banco la spaccatura nel movimento tra Aias, ovvero gli autotrasportatori, e Forconi, dall’altro. Mariano Ferro ha spostato l’attenzione su Roma ed in principal modo sull‘incontro già fissato per mercoledì tra Mario Monti ed i rappresentanti del movimento Forza d’urto.

In questi giorni i presidi resteranno ma non ostacoleranno il libero movimento delle merci ma Forconi, Aias ed altre sigle vogliono mantenere alta l’attenzione sulle loro richieste. I manifestanti resteranno dunque sulle strade per non buttare al vento quanto la protesta, almeno nella loro valutazione, ha prodotto. Intanto si contano i danni in Sicilia per il blocco di una settimana di tutte le attività. Si parla di 500 milioni di euro con danni diffusi in tutte le provincie. Alcune aziende avvieranno le procedure di cassa integrazione ed i lavoratori interessati sono circa 2 mila, solo a Catania 800.

Coldiretti ha fatto velocemente i conti e la somma tocca 50 milioni oltre alla perdita delle occasioni per piazzare i prodotti agricoli siciliane su piazze sensibili che ora si rivolgono a prodotti provenienti dalla Spagna e dal Nord Africa. Proprio uno dei motivi per i quali Forza d’Urto è scesa sulle strade!

LA SPACCATURA DEL FRONTE DELLA PROTESTA
E´ spaccatura insanabile in "Forza d´urto". Subito dopo che Mariano Ferro (nella foto insieme a Pippo Richichi), leader dei Forconi, aveva annunciato lo stop alla protesta ed il ritorno alla normalità, è arrivata la rivolta, prevedibile della base. Pippo Richichi, leader degli autotrasportatori ha sconfessato Ferro: "Non ci rappresenta più, è fuori dal movimento, la protesta degli autotrasportatori continua. Ha scelto di seguire Raffaele Lombardo schierandosi con lui magari per candidarsi a sindaco di Avola, dove è stato già trombato la prima volta.Con noi ha chiuso".

E´ insomma rivolta nel movimento che appare sempre più in preda al caos. In mezzo i siciliani che aspettano benzina e derrate alimentari ma c´è il rischio ordine pubblico soprattutto nei punti più caldi come gli imbarcaderi di Messina ed i caselli autostradali di Catania dove sono schierati centinaia di poliziotti.

I manifestanti in provincia di Ragusa sembrano essersi schierati con Mariano Ferro ed hanno allentato i presidi soprattutto a Modica ma la situazione è tutta in evoluzione e bisognerà vedere come gli altri presidi in provincia reagiranno.


incontro tra i sindaci?
23/01/2012 | 15.00.07
franco

e perchè dovrebbero incontrarsi?
l´unico motivo di un incontro potrebbe essere lo scioglimento di società ed enti inutili che sprecano denaro pubblico....e nella nostra provincia denaro se ne spreca molto.....ma sicuramente il motivo non è questo!
allora rimanete a casa vostra.....è inutile incontrarsi mentre la gente muore di fame.....questa protesta non vi appartiene.....!


Forconi di Sicilia
23/01/2012 | 10.38.46
sergio arezzo

Il movimento dei Forconi non è nè di destra nè di sinistra,non è separatismo nè ribalderia;è la stanchezza ed il disgusto latenti per una classe politica che non ha saputo o voluto farsi interprete dei veri bisogni di un territorio negletto,oggi esplosi in modo tutto sommato contenuto.Speriamo che tutti i nostri rappresentanti, alla Regione ed al Parlamento nazionale, sappiano finalmente convogliare queste energie positive per fare l´utile dei lavoratori


23/01/2012 | 10.25.26
Franco


Unione Produttiva Rg-sr
A causa del disagio provocato dai movimenti dei forconi e Aias,visto il prolungarsi dei disagi e il propagarsi della protesta nelle altre regioni le aziende agricole stanno procedendo al totale licenziamento di tutti gli operai.


legge gente leggete.
22/01/2012 | 20.34.22
siculamente

di Giuseppe Casarrubea
Forconi ci sta bene. Li usano in campagna quelli che agganciano le balle di fieno o la paglia per servirla al bestiame. Vecchi tridenti. Prima di ferro, poi di legno. Ma l’oggetto non è il simbolo, neanche lontanamente, del mondo del lavoro. O meglio. Ci saranno certamente anche gli onesti lavoratori e magari quelli che vendono frutta e verdura agli angoli delle strade. Ma scopri che le simpatie che suscitano i manovratori di questi attrezzi hanno nel retroscena qualcosa di oscuro, un non so che di funerario.

E anche questo ci sta bene. Perché quando le cose vanno male e non hai altra via di uscita ai tuoi problemi, la testa ricorre a strani pensieri, e a qualcuno può anche andar di volta il cervello. Come è successo in alcuni casi in Sicilia, come a San Giuseppe Jato dove un disoccupato con famiglia a carico s’è tolta la vita. Ma da quando i bisogni, oltre cento anni fa, hanno cominciato ad avere strutture organizzate e organizzazioni di lotta per liberarsene, alla jacquerie secolare e senza sbocco si è sostituita la lotta organizzata e poi qualcuno ha spiegato che chi lotta deve avere un capo, e qualcuno che indichi la strada.

Purtroppo da un pò di tempo le cose non vanno più così e l’istinto ha cominciato a prevalere sulla »calma» e il «gesso», come sentivo dire al mio maestro, Natale Tedesco, a cui Marx, in letteratura italiana, ha insegnato che se vuole applicare, ad esempio, il marxismo alla sua disciplina – cosa che a qualcuno appare ingiustamente fuori dall’ordinario – deve usare strumenti tecnici adeguati. E non altri inidonei. Perciò dovremmo leggere quello che accade alla luce di un fenomeno di classe, e non di un semplice spontaneismo. Volendo stare a sinistra.

Guardando i forconi e le loro incazzature, ci pare utile, prima di tutto, usare l’accorgimento di non farci trascinare dalle vulgate, anche se comunemente si dice che chi grida di più ha ragione. Qualcuno dà troppo fiato alle trombe, e soffia sempre di più sui tizzoni accesi. Forse aspetta che la piazza trascenda. Franco Padrut, ex sindacalista della Cgil di Palermo, di cui il 24 gennaio ricorre l’anniversario della precoce scomparsa, ci ricorderebbe ancora le manganellate che ricevette per difendere la libertà e la democrazia a Palermo, in una piazza che si batteva solo per lo sviluppo. Altri ci possono ricordare i moti di Reggio Calabria del 1970, quando i fascisti di Ciccio Franco presero in mano la città. Manifestazioni diverse, ma entrambe con un nemico comune al popolo italiano: i fascisti.

Nel movimento dei forconi mi impressiona l’eccesso di anarchismo apparente, il senso del disordine, l’attacco indiscriminato alla collettività, l’assenza di un’autorità contro cui prendersela. Anzi, talvolta sembra che si voglia la salvaguardia dei responsabili dello sfascio che stiamo constatando. Scuole e ospedali sono al freddo, i negozi costretti a chiudere i battenti, le ambulanze non possono soccorrere gli ammalati, i poveri cristi, pur pagandola a peso d’oro non riescono ad avere una bombola di gas da stufa. E via di seguito.

Mi impressiona anche il richiamo ai Vespri siciliani, a una sorta di fosco separatismo, di malandrineria del più forte, di quelli che esibiscono muscoli ed autocisterne, grandi trattori e denaro. Innalzano i forconi, ma hanno in testa le forche. Per impiccarci chi? Dio solo lo sa. Vi ricordate quando rimanemmo tutti a secco, alcuni anni fa, per una settimana? Ci dissero che da siciliani dovevamo pagare la benzina metà prezzo. L’effetto fu che rimanemmo a secco anche di generi alimentari, che dovettimo metterci in fila con i bidoni ai rifornimenti, che subimmo il razionamento dei generi di prima necessità. Come al tempo del «pane di tessera» della buonanima.

Prendere d’assedio un’isola è cosa da bambini. Un’isola indifesa, dove basta bloccare il traffico delle merci sullo stretto di Messina, e i rifornimenti di carburante per avere vinto una battaglia. Anche Lombardo alcuni anni fa cavalcò la tigre che i giacimenti petroliferi della Sicilia dovevano obbligare a dimezzare i prezzi al consumo. Ma noi allora come ora restiamo molto perplessi. Per alcuni motivi.

Primo. Autotrasportatori (Forza d’Urto) e forconi (proprietari terrieri) sono spinti in questa fase dai fascisti e, in particolare, da Forza Nuova. Secondo. I simboli che compaiono in questo movimento delle «cinque giornate» del caos non sono quelli dell’Italia, bensì della Trinacria. E già quella testa a tre gambe mi fa paura. Terzo. E’ impensabile che innumerevoli categorie sociali e produttive, e persino – come si dice – artigiani e pescatori, abbiamo scoperto che c’è la crisi solo ora. La Sicilia non è estranea a simili improvvisi risvegli di consapevolezza. Dai Vespri in poi. Dietro ci sono state sempre scelte di potere. Quando a lor signori i conti non quadrano si mettono tutti assieme a soffiare. Sul fuoco. Dagli svevi alla «mala Signoria» degli angioni, ai tempi di Dante. Dai tumulti palermitani del 1511 che si portarono dietro lo strascico dell’introduzione dell’Inquizione – ai tumulti del 1647 per l’abolizione delle gabelle. Dai moti del 1820-’21 alla rivolta del Sette e mezzo. Dai tumulti dei fasci siciliani del 1893 dovuti all’introduzione della tassa del focatico (una specie di tassa di famiglia) ai tempi più recenti: lo sciopero del pane con le decine di morti di via Maqueda a Palermo (1944), i moti del «Non si parte», per non parlare di leggi truffa e di battaglie per la democrazia condotte in Sicilia e in Italia durante il Novecento.

Questa storia ciclica è attraversata in Sicilia da una unica filigrana: il vittimismo. Come se i calabresi o i napoletani campassero meglio e la crisi più generale che stiamo vivendo non persista già da anni e non sia il frutto anche di chi nell’ultimo ventennio ha mandato l’Italia a carte quarantotto. Abbiamo un Paese in ginocchio pronto a pietire, dove le questioni del Nord o del Sud sono questioni nazionali e dove troppi soffiano sul fuoco della disgregazione nazionale, come se i problemi dei siciliani o dei pugliesi li potessero risolvere solo loro, e come se quelli del Nord potessero stare meglio senza la zavorra meridionale. Fandonie che mettono gli uni contro gli altri.

La disperazione che c’è in giro appartiene al popolo italiano. Perciò non mi persuade proprio il ribellismo localistico, la rabbia violenta, le vetrine rotte, i Tir bloccati, la penuria dei generi alimentari, il blocco dei traghetti, della benzina e delle merci. Non mi piace proprio che ad avere disagi e sofferenze debbano essere i più deboli, quelli che non hanno nè forche nè forconi. Qualcuno dice di essere pronto alle armi e di essere alla ricerca di un leader. Credo che non sarà difficile trovarlo tra i tanti che il nostro Paese ciclicamente produce.

Leggi anche:
Perché non sto con i forconi siciliani
Testimoni di giustizia: un fallimento dello Stato

Postato da Sonia Alfano in Notizie, Politica il 20 gennaio 2012 alle 10:26

http://www.soniaalfano.it/blog/2012/01/20/forconi-dal-blog-di-giuseppe-casarrubea/