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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 612
RAGUSA - 02/01/2012
Attualità - Sebastiano Gurrieri chiede una seria riflessione alla classe politica iblea

Se chiude la Provincia quale sarà l´identità ragusana?

Modica pensa già ad un consorzio tra comuni con Noto e quelli del comprensorio Sud - Est Foto Corrierediragusa.it

Celebrato l’85mo anniversario ma che ne sarà della provincia di Ragusa così come si è consolidata nei decenni della sua storia? La strada è stata tracciata a Roma ed anche a Palermo; nessuno vuole sentire più parlare di questi enti intermedi, cerniera, come sono stati tra comuni e Regione.

Costano troppo, non hanno assolto al loro ruolo, hanno rallentato i meccanismi decisionali e soprattutto sono diventate negli anni il bacino privilegiato di amministratori e consiglieri che poco hanno fatto per assolvere ai loro compiti. Mettiamoci pure un pizzico di antipolitica, una crisi che non si sa come arginare e l’assoluta necessità di tagliare dove possibile: le provincie come sono state conosciute nell’ultimo secolo non esisteranno più. Ragusa sarà la prima a «saltare» ed il vecchio e mai sopito spirito della Contea di Modica ha cominciato già a levarsi.

Per il momento in modo discreto ma c’è già qualcuno che lavora a ricomporre un quadro andato in frantumi 85 anni fa. In Sicilia si vogliono i consorzi tra i comuni ed ecco che Modica ha in cantiere il compattamento del suo comprensorio e di quello netino per una nuova identità che nasce sotto il segno del barocco. (A proposito, Ibla (nella foto) dove la mettiamo, di quà o di là ?)

Sogno, aspirazione, realtà? Le cronache diranno, ma sulla questione provincia, proprio in occasione dell’anniversario, si apre il dibattito. La provincia di Ragusa potrà continuare ad esistere come consorzio di comuni o sarà un’altra cosa ancora?

Sebastiano Gurrieri, già sindaco, parlamentare Pd ed amministratore lancia la sua riflessione: «Il rischio reale di questa provincia, nel paradossale silenzio dei suoi esponenti di maggior peso istituzionale, politico e sociale, è di vedersi privare della propria identità unitaria, faticosamente costruita attorno all’unità territoriale, storico – culturale, paesaggistica ed economica, frantumandola in sub-unità costruite ad uso e consumo di interessi elettoralistici.

Bisogna invece prendere coscienza, una buona volta, che occorre una rivoluzione culturale (che sarebbe, per di più, a costo zero) che ci metta finalmente in condizione di offrire ai mercati ciò che loro chiedono e che noi possediamo, sul volano di tutti quei beni immateriali che non riusciamo a vendere perché non facciamo rete nella valorizzazione della nostra identità e a cui dobbiamo dare nuovo vigore per fare della qualità il valore generale, una sorta di logo per la nostra provincia?
Oltretutto nella seconda metà del 2012 aprirà l’aeroporto di Comiso e inizieranno i lavori del raddoppio della SS 514, due eventi epocali per il nostro territorio che vanno accompagnati da una radicale presa di coscienza di ciò che possediamo e del cui valore non ci rendiamo conto, come affermano periodicamente ospiti incantati di questa terra.

In questo quadro diventa incomprensibile privarsi di una cornice istituzionale come la Provincia per sostituirla con surrogati che hanno per noi il sapore di una vera e propria beffa: Consorzi di Comuni, il cui Presidente sarà eletto dai Sindaci con la doppia funzione di Sindaco e Presidente del Consorzio, nella beata illusione che ciascun Sindaco, e soprattutto il Presidente, sappia far prevalere l’interesse generale su quello municipalistico, elettorale e personale.

Ho sperimentato direttamente e per sei anni consecutivi la carica di Presidente della Conferenza dei Sindaci e le difficoltà incontrate allora, in un contesto meno carico di preoccupazioni e di aspettative di oggi, mi sono bastate per farmi una mia convinzione sulla scarsissima capacità di distinguere i ruoli, perseguendo l’interesse generale su quello localistico. All’obiezione di qualcuno, che la mia è un’esperienza di dieci anni fa che non si può paragonare con l’oggi, ricordo, ad esempio, quanto successo all’ATO Ambiente il 12 aprile 2010, quando il Sindaco di Ragusa, esibendo la fascia tricolore, si portò dietro l’intero Consiglio Comunale per impedire l’uso della discarica di Ragusa ai 4 Comuni che ne avevano bisogno.

La provincia è una cornice istituzionale, una camera di compensazione dei municipalismi, un organismo che, piuttosto, va riempito di altre funzioni e di altri contenuti, come lo IACP, l’ASI, i Consorzi di bonifica, a difesa dell’identità unitaria del territorio come saper fare e come cultura.
Piuttosto che limitarsi a chiedere proroghe, c’è proprio necessità di aprire un dibattito vero sulle funzioni e il ruolo della nostra provincia per prefigurare soluzioni operative e dense di futuro possibile, nella speranza che le forze politiche e sociali iblee si rendano conto della reale posta in gioco».


CONFERENZA DEI SINDACI E BASTA
03/01/2012 | 20.04.50
ARISTARK

Perché la fate tanto lunga? Il cosiddetto ´ente intermedio´ è una snella, semplice ´Conferenza dei Sindaci´, presieduta a turno da uno dei sindaci (o da un consigliere comunale o assessore suo delegato), senza bardature burocratiche, o con organici minimi.
Non c´è bisogno di una struttura faraonica e costosa come la Provincia attuale per distribuire regalie alle sagre del fico secco, per fare il concerto di Ciaciò, per comprare 100 copie del poeta locale analfabeta, per fare sfilare in TV e consegnargli duecento premi ai cittadini meritevoli di nulla ecc. (quanto costano queste buffonesche scemenze estive?)


ma stiamo attenti alle sostituzioni!
03/01/2012 | 19.20.50
giancarlo palazzolo

Sappiamo che quasi a nessuno piacciono le rigide strutture delle Provincie
Sappiamo che dietro lo smantellamento delle Provincie c´è anche altro di politico, oltre che a un solo badare al taglio delle spese.
Sappiamo anche che le provincie sono organismi che potrebbero funzionare meglio e sono intermediari necessari nella gestione del territorio: infatti si pensa già alle alternative, ai consorzi territoriali, ecc... ...Non è possibile gestire bene il territorio direttamente dalla lontanissima Palermo (nel caso della Sicilia), e neanche dalla inconsistenza amministrativa dei vari comuni, che spesso non hanno neanche veri Dirigenti responsabili a compiere scelte.
Quello che invece non "sappiamo" analiticamente, ma presumiamo negli intenti, è come si accorperanno i futuri consorzi? Chi sceglierà questi presumibili accostamenti? Chi designerà il ruolo di capofila? E con quale ratio se non le circoscrizioni ellettorali? La risposta è : La Politica; cioè quello che si sarebbe dovuto superare per "amministrare veramente" il territorio, senza più provincie in mano alle politiche.
Dovremmo stare tutti accorti e responsabili in questo passaggio storico epocale della gestione territoriale.
Speriamo che questo seguitissimo Giornale dia in futuro molta voce a questa tematica.


identita´ ragusana
03/01/2012 | 9.57.03
Giorgio

..ora ci preoccupiamo anche dell´identita´ ragusana?? ..come siete attenti cari politici nostrani!!


......VECCHI POLITICI....A CASA!!!!!
03/01/2012 | 8.57.45
peppino72

...il mondo cambia, i costumi cambiano, le mode cambiano, le società si modificano le persone si adeguano.....i politici non cambiano mai.
Vorrei che mi spiegasse il sig. GURRIERI che c´entra la fine della provincia intesa come Ente politico con la fine di "questa" fantomatica "identità" ragusana?????
Gli unici che dovrebbero stare zitti, ma zitti sul serio sono i POLITICI: perchè se c´è questa identità ragusana è solo perchè c´è una comunità iblea che lavora e investe con fatica e sudore!!!!
Le grandi cose fatte dai nostri politici??
L´autostrada RG-CT, l´apertura immediata dell´aereoporto, la grande viabilità, i grandi parchi verdi, le coste ragusane sgombre della plastica delle serre.....MA STATE ZITTI E NASCONDETEVI DALLA VERGOGNA!!!!


QUALUNQUISMO
02/01/2012 | 21.38.24
Giovanni

AFFIDIAMO LE COMPETENZE ALLA REGIONE E AI COMUNI....AIUTO!!!!
La regione si divorerebbe i finanziamenti senza erogare adeguatamente i servizi e i comuni si farebbero la guerra per gestire le risorse.
Non comprendo questa ossessione di alcuni per l´ente locale più efficente ed efficace, oltre che virtuoso dal punto di vista finanziario, sia a livello amministrativo che tecnico, che sia nel nostro territorio.
Sono d´accordo per la riduzione del costo della politica, ma per fare questo non è necessario smantellare qualcosa che funziona.