Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 415
RAGUSA - 29/12/2011
Attualità - Il sindacato ha fatto il bilancio di un anno di attività

La Cgil fa il pieno di iscrizioni in provincia, 38mila tessere

Il segretario generale Giovanni Avola conta molto alla manifestazione provinciale del 14 gennaio

La Cgil fa il suo bilancio del 2011 e guarda avanti. Innanzitutto alla manifestazione che si terrà il prossimo 14 gennaio per rilanciare l’attenzione su infrastrutture, lavoro, crescita, lavoro, welfare. Una grande iniziativa che vedrà coinvolte tutte le forze politiche, sindacali e di categoria della provincia e nella quale la Cgil vuole giocare un ruolo preminente.

Nel 2011 la Cgil si è mossa lungo questa scia con tre scioperi generali e due iniziative sul lavoro e sui giovani con la presenza di Susanna Camusso, sui tempi di lavoro delle donne con Rosanna Rosi, responsabile nazionale della CGIL per le Pari Opportunità. Il segretario generale Giovanni Avola ha rimarcato in sede come la presenza del sindacato si diffusa in provincia: 38.023 iscritti con un rapporto rispetto alla popolazione residente pari al 12 per cento , il più alto in Sicilia nonostante la cassa integrazione ed i disoccupati crescenti.

Giovanni Avola così ha commentato in sede di conferenza stampa: «Credo che l’anno che si chiude malgrado tante difficoltà mi trova soddisfatto per il lavoro svolto da tutta l’organizzazione e soprattutto dal fatto che abbiamo posto centrale la questione dello sviluppo che ci vede impegnati in prima linea con le forze attive di questa provincia per una vertenza che si prevede lunga e difficile e che avrà il 14 di gennaio il suo primo momento di sintesi. Rimaniamo vigili sulla evoluzione della manovra Monti che cercheremo, in tutti i modi, di cambiare perché ribadiamo è iniqua e pone sacrifici ai soliti noti cioè alle categorie più deboli».